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Undici settembre

Lo ricordo bene, l'undici settembre. Ero nella vecchia sede dell'Alitalia, quell'edificio ingombrante che si vede dal Raccordo Anulare e che adesso è stato trasformato in albergo. Avevo un colloquio di lavoro.

 

Mentre descrivevo il mio curriculum vitae ad una ragazzotta dell'ufficio del Personale, ci chiamarono. Andammo in una stanza ampia, con di quei scassoni della Tandberg, normalmente usati per la video conferenza.

 

Le persone ascoltavano Emilio Fede raccontare del primo aereo caduto sulla Torre Nord del World Trade Center, discutendo se fosse stato un incidente o un attentato. Vedemmo il secondo aereo.

 

La ragazzotta che mi stava facendo il colloquio accese una sigaretta.

Mi guardò

"Dubito che lavorerai mai con noi"

 

Il giorno dopo, in metro, mentre tornavo da una riunione con un fornitore, una società che produceva software per il VoIP, fallita con somma infamia, incontrai in metro un'americana, parecchio oversize.

Vide la prima pagine del giornale che tentavo di leggere nella calca, mi disse

"Bin Laden"

 

Risposi yes e annui con il capo. Lei scoppiò a piangere. Ricordi. Immagino che tutti li abbiano, associati a quei momenti. Chi trascorreva gli ultimi giorni a mare. Chi era in ufficio. Ognuno ha la sua storia da raccontare.

Perché l'Undici Settembre ha segnato la storia e la memoria, per ripetere il tanto citato Baudrillard, è stato

"L'avvenimento puro che concentra in sé tutti gli avvenimenti mai accaduti"

 

Immagini di sangue e rovine, simboli del finire violento di un'epoca.

Gli anni Novanta sono stati l'acme del Post Moderno. Si ipotizzava di vivere in un Tempo sospeso, dove i Francis Fukuyama del 1992 teorizzava la fine della Storia Universale e dove la fantascienza cyberpunk negava il concetto di Futuro, creando infiniti presenti distopici.

Si voleva ignorare l'idea della morte e del dolore: le riflessioni di Carl Schmitt sullo svuotamento del concetto di guerra, con la negazione all'hostis, al nemico pubblico, dello statuto di avversario, raggiungevano l'eccesso, riducendo la battaglia da tragedia a spettacolo mediatico.

 

In cui la Ragione si frammentava in una serie di paralogismi contraddittori, in cui la scissione tra segno e referente decretava l'impossibilità del Reale, e più profondamente della possibilità di farne esperienza.

In cui il Mondo concreto sembrava essersi suicidato a favore del virtuale e in cui sembrava dominare una cultura omologata, non più basata su idee, ma su brand. Un finto eden, in cui ci illudevamo di vivere in un'eterna adolescenza.


Come nella Genesi, avvenne la caduta: l'irruzione dell'anarchia e della ribellione, pronta a distruggere l'armonia della Creazione, così ben rappresentata nella nuvola nera che domina il quadro September di Gerhard Richter

 

Improvvisamente ci trovammo fragili e deboli, dinanzi al risorgere dell'Idea del Male e fummo costretti, dopo tanto grigiore etico, a prendere posizioni. Sostituimmo Parmenide con Eraclito.

 

Così riscoprimmo il sentimento tragico della vita: la sua accettazione, con tutti i suoi limiti e contraddizioni, poiché tutto fa parte dell'immensa marea dell'esistenza, detestando il vittimismo ed il piangersi addosso.

 

Ciò che Nietzsche cantò nella Gaia Scienza

 

Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse:

 

"Questa vita, come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai riviverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni cosa indicibilmente piccola e grande della tua vita dovrà far ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione

 

- e così pure questo ragno e questo lume di luna tra gli alberi e così pure questo attimo e io stesso.
L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta- e tu con essa granello di polvere!"

 

Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato?

Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immane, in cui questa sarebbe stata la tua risposta:

"Tu sei un dio, e mai intesi cosa più divina!"?

 

Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe;

la domanda che ti porresti ogni volta e in ogni caso:

"Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?"

graverebbe sul tuo agire come il peso più grande!

Oppure, quanto tu dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che quest'ultima eterna sanzione, questo suggello?

 

Così ci svegliammo tutti dal sonno e ricominciammo a riflettere su cosa siamo

18/09/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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