L’Avanguardia che in qualche modo ha successo, essendo accettata come nuova visione del mondo dal senso comune, si trasforma nel nuovo Parad

Ad ogni inizio secolo

Qualche giorno fa, in articolo Vittorio Sgarbi ha affermato la tesi che i fenomeni d’avanguardia siano determinazioni di una nuova sensibilità che si ripetono ciclicamente entro i primi dieci o quindi anni di un secolo.

Come supporto a tale argomentazione, ha portato una serie di esempi che vanno dalla Cappella degli Scrovegni, dipinta da Giotto nel 1305, alle Les demoiselles d’Avi­gnon di Picasso datata 1909, passando per Raffaello, Caravaggio, Constable.

 

Tesi tutt’altro che originale: il primo a parlarne fu, ormai parecchi anni fa, Hillel Schwartz nel saggio Ad Ogni Fine Secolo.

 

Libro in cui si affermava come nella cultura europea si fossero sovrapposte due diverse concezioni del Tempo: una assiale, figlia della visione cristiana, che prevede una sua direzione univoca, dalla Creazione all’Apocalisse, ed una ciclica, probabilmente derivata dalle radici indoeuropee, in cui tutto sempre si ripete, alternando vita e morte, progresso e decadenza, fortuna e disgrazia.

 

Ciò implica che si percepisce la conclusione di un’unità astratta e simbolica di misura del Tempo, il secolo, come età di inquietudine, in cui il sistema di valori delle generazioni precedenti scompare e ne sorge uno nuovo.

Tutto tramite un processo, analogo a quello di slittamento di paradigma descritto da Thomas Kuhn ne La struttura delle rivoluzioni scientifiche.

 

Il Paradigma, la concezione del Mondo che ha caratterizzato il Secolo che muore non risponde più alle inquietudini dell’Uomo.

 

Nuovi possibili paradigmi, le Avanguardie, nati dall'abbandono dei precedenti schemi culturali, si scontrano. L’Avanguardia che in qualche modo ha successo, essendo accettata come nuova visione del mondo dal senso comune, si trasforma nel nuovo Paradigma dominante.

 

Idee affascinanti che però pongono un problema: perché tutto questo fenomeno non si è verificato all’inizio del Ventunesimo secolo? Perché non si vedono in giro avanguardie analoghe al cubismo, al futurismo e al surrealismo del Novecento?

 

La stessa immagine proposta da Sgarbi, per fungere da epitome del nostro secolo, I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, per quanto possa essere suggestiva, per i suoi richiami alla Kabbalah ed all’ascensione dell’Uomo verso la Spiritualità, non descrive pienamente la complessità della realtà contemporanea.

Ora, partendo dall’assioma che Hillel Schwartz abbia ragione, è necessario interrogarsi sul perché il fenomeno dell’Avanguardia non si sia verificato ai giorni nostri.

 

La mia modesta opinione è che l’Avanguardia, per esistere, deve presupporre tre elementi: un nemico da combattere, il precedente paradigma, un progetto da proporre, degli attori che agiscono con azioni ed idee affinché il nuovo progetto risulti credibile ed affabulante.

 

Il Post Moderno, con il rifiuto di qualsiasi sistema di pensiero forte, ha dissolto e reso impossibile qualsiasi paradigma: un’avanguardia non avrebbe nessuna visione del mondo da combattere, ma un coacervo di opinioni senza capo, né coda, spesso in contraddizione tra loro. Senza nemico, non può quindi definire la propria identità in opposizione a questo, né trarre dallo scontro la vis polemica che ne alimenta la volontà di ridefinire il mondo.

 

Mancando inoltre l’Idea del Futuro, del fatto che la realtà possa cambiare, implica che qualsiasi nuovo progetto del Reale rimanga lettera morta, non potendo passare dalla potenza all’atto.

 

E la mancanza di materiale umano. Come ha ben affermato il critico Alfonso Belardinelli in una sua recente intervista, l’intellettuale può essere classificato in tre categorie: il Metafisico, il Critico ed il Tecnico.

 

Il Metafisico riflette sull’Essere dimenticato, opponendosi all’alienazione moderna e tecnologica, come ad esempio, per citare sempre Belardinelli, Heidegger, Guénon ed Eliade. Il Critico seziona il disagio e l’inquietudine della società in cui si ritrova a vivere. Il Tecnico si limita a riparare e far funzionare sistemi ed apparati, siano questi concreti, sociali o intellettuali.

 

Mentre il Metafisico ed il Critico, benché in maniera differente, si oppongono allo status quo, il Tecnico è intrinsecamente conservatore: ebbene, per come è strutturato il sistema culturale ed educativo odierno, si preferisce dar spazio al Tecnico piuttosto che al Metafisico ed al Critico. Così, senza soldati, non si possono combattere le battaglie.

 

Quindi l’Avanguardia è ormai impossibile? No, se riesce a ridefinire il suo perimetro ed il suo modus operandi.

 

Al Pensiero debole del Post Moderno, deve contrapporre un Pensiero Forte, che non deve nascere dall’alto, da manifesti o elucubrazioni teoriche, ma dal fare concreto, dal confronto e della contaminazione tra esperienze concrete e dal recupero della sperimentazione.

 

Ai soldati deve sostituire guerriglieri, dalla formazione non ortodossa che si pone al di fuori del sistema, figlia delle esperienze marginali, le terre di confine tra mondi e tradizioni, sia nella vita, sia nel web.

Per questo, l’Arte Digitale, con il suo bagagli di fusioni e ricerche, può essere fucina di nuovi linguaggi e nuovi paradigmi

10/09/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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