Contro lo Strutturalismo: recuperare la Modernità - è possibile identificarne il suo nucleo portante nella sfiducia nell’Individuo. Articolo

Contro lo Strutturalismo

Recuperare la Modernità

Parlare dello Strutturalismo, ai giorni nostri, può sembrare un vezzo. Oppure maramaldeggiare su un cadavere intellettuale ormai in decomposizione.

 

Insomma, Derrida e Foucault sono passati di moda da parecchio. Eppure in maniera sottile le loro idee continuano ad essere la base del rapporto che scrittori, artisti ed intellettuali hanno con il Mondo circostante.

 

Idee che una volta fungevano da stimolo e che adesso, invece, si sono ridotte ad una camicia di forza e a letto di Procuste, limitando la ricerca di nuove strade ed il coraggio di guardare oltre.

 

Cos’è lo Strutturalismo? Bel quesito, anche perché vi era tra i suoi principali esponenti una scarsissima concordia tra i principi e le prospettive della dottrina.

 

Tuttavia, a mio avviso, è possibile identificarne il suo nucleo portante nella sfiducia nell’Individuo, dovendo la riflessione filosofica trasferire l’attenzione dall’Io ai sistemi di pensiero che ne trascendono la volontà e l’azione.

 

Di conseguenza, lo Strutturalismo nega il fatto che l'Universo Umano possa essere rappresentato dalle categorie dell'evento e del mutamento e ritiene invece che questo sia molto più vicino ad un sistema formale suscettibile solo di nuove combinazioni, in senso matematico, che non ne modificano e tanto meno ne perfezionano le caratteristiche di partenza. Di fatto la Storia non è che Epifania della Struttura.

 

Contemporaneamente, l'Uomo non è più soggetto creatore, ma oggetto di forze e forme di cui non è più padrone né addirittura cosciente, con lo Spirito completamente asservito a leggi endogeno-formali. L'Individuo appare quindi un epifenomeno di una misteriosa ed inconoscibile realtà che possiede altrove i suoi fondamenti e la sua legalità.

 

I principi da cui nasce il Post-Moderno, ribellione alla concezione ebraico cristiana di un tempo lineare che ha ben presente la differenza radicale tra presente e passato e che tende alla proiezione verso il futuro.

 

La secolarizzazione di tale idea di tempo, avvenuta in particolare a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, è alla base della modernità e si concretizza nell'idea di progresso che la crisi intellettuale del Novecento ha reso niente altro che innovazione senza fine, infiniti cambiamenti di stile, incessante successione di mode.

 

E’ ciò ha provocato, a livello istintivo, alla perdita della consapevolezza del Divenire, perdita che lo Strutturalismo ha giustificato e fondato teoricamente.

 

La rinuncia alla prospettiva storica implica anche, per l'individuo, uno spostamento di senso dal piano temporale al piano spaziale e la sua trasformazione in un'entità discontinua costantemente plasmata e riplasmata in un tempo neutro, in cui tutto si fonde e si perde ogni prospettiva interpretativa.

 

Se poi il pensiero soggettivo non è più in grado di dare senso il Mondo, le vecchie categorie interpretative diventano quindi sempre meno efficaci nel descrivere la realtà e contemporaneamente è impossibile crearne di nuove.

 

Per citare Kumar

 

“Nel Post Moderno non vi sono strutture profonde né cause segrete o finali; ciò che c'è (o non c'è) appare in superficie”

 

Ciò provoca la scomparsa di quelle che Lyotard definisce "grandi narrazioni"ossia alle teorie di filosofia della storia che pretendono di spiegare quest'ultima attraverso meccanismi interpretativi scientifici e in termini progressivi e di liberazione. Tali narrazioni, secondo i teorici dello Strutturalismo e del post-moderno, non sono plausibili. La mancanza di un metalinguaggio universale obbliga quindi ad abbandonare il sogno di cambiare il Mondo.

 

E l’effetto sull’Arte di queste idee è stato dirompente. Il rifiuto di interrogarsi sull’Uomo e sul suo ruolo nel Mondo l’ ha ridotta all’afasia. Non sapendo più cosa dire e quale sia il suo fine, l’Arte o ha deciso di castrarsi, accendo il ruolo di pura decorazione e di artigianato di bassa lega, inferiore a quello proposto dal design, oppure si è limitata a blaterare sul Contingente, proponendo pseudo provocazioni che lasciano il tempo che trovano, invecchiando in fretta e non scavano in profondità l’anima di chi le osserva.

 

Faccio un esempio concreta: alla quarta o quinta volta che si vede un’opera di McCarthy, si sbadiglia, mentre le crocifissioni di Grunewald, dopo secoli, ancora sconvolgono.

 

Il citazionismo estremo: l’Arte è sempre vissuta nel confronto dialettico tra il Passato e gli stimoli che il Presente gli proponeva. Ciò la portava a reinterpretare e snaturare la Tradizione, ricreandola ogni volta.

 

Il citazionismo, figlio del pensiero combinatorio dello strutturalismo, si limita a riappropriarsi dell’Immagine. Se all’inizio, tale processo era associato ad una componente ironica o nostalgica, attualmente è divenuto un puro meccanismo formale.

 

Sherrie Levine che in "After Walker Evans" ha rifotografato delle immagini di Walker Evans firmandole con il suo nome, crea o copia? Chi spaccia per opera sua una foto di Cartier Bresson colorata malamente con photo shop è un artista o un imbroglione?

 

Perché le statue romane che riproducevano in marmo i bronzi greci sono considerate copie, mentre i dipinti che riproducono bovinamente fotografie e loghi altrui sono attualmente classificati come opere autonome?

 

Sono domande su cui conviene riflettere, per capire i limiti di un’Arte che non capacità o volontà di proporre idee nuove, ma che replica, ormai per abitudine e pigrizia, il Vecchio.

 

E qui si arriva alla conseguenza peggiore: la perdita del concetto di Avanguardia, della speranza che le cose possano cambiare e che si possa proporre un progetto nuovo dell’Uomo e del Mondo.

 

Come uscire da questo impasse? Rovesciando il sistema di valori su cui è basato lo Strutturalismo. Recuperare la fiducia nell’Uomo misura di tutte le cose, capace di riproporre idee ed interpretazioni sul Vivere e sul Morire. Interpretazioni perfezionabili, forse fallibili, ma che devono fungere da ispirazione e linee guida per la creazione artistica.

 

Il recupero di quel che Heidegger chiamava Essere nel Tempo, con la consapevolezza del Mutamento e della drammatica transitorietà delle cose. Avere il coraggio non di citare, ma di contaminare e snaturare le icone. Ciò che sta realizzando l’Arte Digitale.

15/08/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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