Isabella Borghese - Intervista di Alessio Brugnoli: Il digitale è il nostro secondo mondo o la nostra seconda vita. Bisogna esser presenti

Intervista ad Isabella Borghese

La Parola e l’Immagine hanno il potere di descrivere e cambiare il Mondo? Probabilmente è la domanda più antica che si pongono artisti e scrittori, sin da quando i nostri antenati danzano alle luci dei falò e rappresentavano bisonti nelle pareti delle caverne.

 

Negli ultimi anni, la risposta è negativa: artisti e scrittori han perduto la speranza nell’Utopia. Si considerano artigiani, con la massima ambizione di far quadrare i conti a fine mese, oppure scrutare con impegno il proprio ombelico, convinti che questo sia il centro dell’Universo.

 

Isabella Borghese, al contrario, è una delle poche scrittrici italiane convinte che la Parola sia Testimonianza e che abbia ancora il potere di scavare le coscienze, incitandole all’azione.

 

E questo non con la retorica, ma semplicemente raccontando storie e cose per quello che sono.
Perché la Verità rende liberi.

 

Ciao Isabella, comincio dalle domande più banali in assoluto. Chi sei? Cosa ti spinge a creare? Cos’è la scrittura per te?

Creare permette ogni volta di entrare in relazione con una parte di sé che si rinnova di lavoro in lavoro. Permette di sentirsi liberi e quindi di sentirsi vivi ogni volta in modo differente. E la scrittura segue lo stesso principio. Aggiungerei che la considero la mia espressione per comunicare.

 

Come definiresti la Bellezza? Quale è il suo ruolo nella vita umana?

La Bellezza? L’altro giorno ero in un’occupazione, chiacchieravo con una bambina piccola, di cinque anni, con un taglio al piede e che camminava scalza. Cammina sempre scalza. L’ho portata a una fontanella, le ho lavato il piede.
Le ho detto che le porterò un paio di ciabattine ma doveva promettermi di indossarla sempre. Me l’ha promesso.

 

Ecco la bellezza: capirsi con un gesto, una parola, una promessa… e chissà anche con una bugia, detta bene però. Oggi la bellezza, se si parla di estetica, è una merce. Ma non è una dimensione della bellezza a cui mi sento vicina. Riesco anche a disprezzarla molto perché in personalità deboli può creare problemi psico-fisici gravi. In questo caso la bellezza distrugge e diventa il suo opposto.

 

Mettere a nudo il proprio io, nella Scrittura e nell'Arte, è una forma di esibizionismo? Oppure è farsi carico del peso di vivere che rende fratello ogni individuo?

E’ decisamente personale. Io penso alla condivisione come primo elemento. Non ci trovo nessuna forma di esibizionismo in questo, forse solo la presunzione – seppur con ingenuità – che “mettersi a nudo” possa avvicinarci alle persone in una relazione a distanza di vera e sentita partecipazione.

 

Sovvertire il Diluvio, con il racconto delle vicende dei precari dell’’Istituto ISPRA (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è uno dei rari esempi di letteratura impegnata nel civile. Perché gli intellettuali italiani hanno questa difficoltà nell’essere testimoni del proprio Tempo, al di là della retorica di maniera ? La parola ha ancora il potere di cambiare il Mondo?

Io sono di quelle persone che credono molto nella forza della parola. La parola sa colpire e ferire profondamente. E resta. Quel lavoro è nato per sostenere i precari dell’ISPRA nella loro battaglia. Utilizzare la mia scrittura per dare voce alla loro lotta, l’ho pensato come un gesto di solidarietà e in quel momento necessario. La parola, se fosse ascoltata con attenzione, sì, dovrebbe cambiare il mondo… spesso però è il vento a portarla via. E’ un mondo che si lascia distrarre da tante futilità.

 

Wu Ming 1 farebbe entrare Sovvertire il diluvio nel canone di New Italian Epic? Secondo te quanto è fondata la sua analisi letteraria?

Non saprei. Si tratta di un reportage narrativo, molto breve peraltro, ma non mi sembra sia un lavoro che rispetti le caratteristiche del NIE.

 

La contaminazione tra Narrativa e Cronaca arricchisce la creazione letteraria, oppure è un’ammissione dei limiti dello scrittore nel rappresentare il mondo?

E’ un valore aggiunto. E’ un tipo di scrittura che deve interessare chiaramente, ma non ho dubbi che arricchisca l’opera. Diventa un modo per confrontarsi col nostro mondo, da qui la sua importanza.

 

Cosa sono per te i non luoghi che costellano il nostro quotidiano? Prigioni costruite dal sistema? Specchi della nostra solitudine? O possono costituire potenziali spazi di fuga, da riempire con l’immaginazione?

Io amo i non luoghi. Ho letto un libro di Marc Augè sui non luoghi e li trovo ambienti – tutti- in cui si può “rubare” molto dell’uomo. Sono luoghi curiosi in cui l’uomo più che viverli li attraversa, perdendo quasi il suo “essere uomo”. Si è soli nei non luoghi come si può essere soli ovunque. La dimensione della solitudine viaggia con l’uomo stesso, ovunque vada.

 

Quali sono i tuoi gusti personali nell'ambito dell'Arte Contemporanea? Concettuale o Neofigurativo?

Un’opera d’arte deve emozionare, rapire. Se riesce a farlo un Botero o piuttosto un’opera di Kosuth significa che l’arte ha raggiunto “il suo obiettivo”. L’impegno e lo sguardo su un’opera concettuale è di certo superiore.

 

Che ne pensi dell’Arte digitale Italiana? Può esprimere meglio della pittura tradizionale le ansie dell’Uomo Contemporaneo?

Ammiro molto gli artisti contemporanei ma non riesco ancora a fare “questo passo”.

 

Sei una blogger di antica data… Come il mezzo digitale ha modificato e cambiato la tua scrittura? Secondo te, quali sono le analogie e le convergenze tra il processo creativo artistico e quello letterario? La civiltà digitale potrà colmare il gap tra questi due modi di raccontare il mondo?

Il digitale è il nostro secondo mondo o la nostra seconda vita. Bisogna esser presenti nella rete perché è una vetrina utile per confrontarsi e farsi conoscere. Diventa un impegno e quasi un lavoro, di contro, scoprire giorno dopo giorno quanto questi mezzi riescano a togliere tempo effettivo alla creazione, nella scrittura, mi stupisce sempre molto.

 

Col digitale ho un vero rapporto di odio/amore. Sempre molto curioso, ma a volte stanca. Forse la realtà digitale riesce davvero a unire questi due mondi artistici, eppure pensare di restituire a ogni arte il proprio, mi sembra sempre altrettanto affascinante. L’importate è che il digitale sia di supporto all’arte, non che diventi l’unica via dell’arte.


Progetti per il futuro? Ci potranno essere tra Immagine e Parola, Letteratura ed Arte?

Lavorerò alle nuove creazioni di LIVRES & BIJOUX con una collezione di collane handmade dedicate agli aforismi. A Novembre, per restare sul sociale e sull’attuale, uscirà un mio libro per Zona editrice sull’emergenza abitativa in Italia e centrato principalmente su Milano, Firenze, Roma, Napoli, Acerra e Palermo e sulle storie personali delle persone che ho incontrato e intervistato nelle occupazioni.

 

Il potere della contaminazione dell’arte è sempre molto forte, purtroppo mi vien da dire che viviamo in un mondo in cui si “deve spendere” perché c’è sempre qualcuno che ci “deve guadagnare”. Allora queste contaminazioni seppur possano esistere anche da sole, devono necessariamente trovare il supporto di un “mezzo” che attiri pubblico… i famosi aperitivi di oggi, per dirla breve, ma già servirebbe altro.

10/08/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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