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Contaminazioni tra Arte e Scienza

Chiacchierando con Armando Pelliccioni

Negli ultimi anni, dinanzi alla crisi della Filosofia e dell’Arte, incapaci di creare rappresentazioni significative del Mondo che possano fungere da guida all’Uomo Contemporaneo, sempre più disorientato dinanzi a ciò che lo circonda, vi è stata la tentazione di considerare la Scienza come unica base gnoseologica per la comprensione dell’Essere.

 

Tesi affascinante, ma infondata: il problema è che la visione ontologico/cognitiva attribuita superficialmente alla Scienza, basata su un "realismo ingenuo" è decisamente inadeguata ed antiquata rispetto alla riflessione filosofica per sostenere tale pretesa.

 

Per dirla con Cassirer, il passaggio “dal concetto di sostanza al concetto di funzione” ha aperto il campo ad un ripensamento critico di ciò che possiamo effettivamente conoscere ed il ruolo che la nostra soggettività ricopre nel processo della conoscenza.

 

Ciò che è conosciuto dal soggetto non è la realtà in sé, il famigerato noumeno, – realtà che verrà essa stessa messa in dubbio dal successivo sviluppo idealistico di Fichte, Schelling ed Hegel – bensì, tutto ciò che è percepibile dalle nostre funzioni sensoriali.

 

In più, affinché il giudizio formato sia eminentemente scientifico e non metafisico, il materiale così percepito, il fenomeno andrà attivamente ordinato e categorizzato dalla funzione intellettiva, dipendente dalla soggettività.

Il processo conoscitivo scientifico è un processo complesso e biunivoco, in esso convergono il portato esperibile e la funzione ordinatrice della nostra soggettività.

E proprio il ruolo dell'Io, individuale e mutevole, impedisce quindi di renderlo, come d'altra parte la Filosofia e l'Arte, fondamento oggettivo di una conoscenza globale del Reale.

 

La Scienza non è che uno dei tanti strumenti di conoscenza e riflessioni dell'Essere che approfondisce uno dei modi con cui questo si manifesta.

Questo ne limita ovviamente l’ambito: pretendere di eseguere un’arte “scientifica” è come voler correre una maratona nuotando.

 

Scienza ad Arte, pur avendo in comune il soggetto e l'oggetto della propria ricerca, sono riflessioni dell'Essere su se stesso, son di fatto mutuamente irriducibili l'una all'altra come linguaggio e paradigmi.

Tuttavia, ciò non implica che siano due compartimenti stagni: ciò che l'accomuna, l'Io, permette la loro contaminazione negli ambiti della Teknè, gli strumenti che l'Uomo utilizza per dar forma e senso al mondo, sia la Prassi, l'azione.

 

Le idee e le suggestioni dell’una dovrebbero contaminarsi ed arricchirsi, come avvenuto parecchie volte in Passato.

Nel panorama intellettuale italiano, questo dialogo è ben raro: un esempio in letteratura Massimiliano Parente.

Nell’Arte, la sta compiendo Armando Pelliccioni, fisico e pittore, protagonista della seguente intervista

 

Cominciamo con la solita e ritrita domanda … Chi sei ? Come ti definiresti in tre aggettivi ?

Sono un ricercatore, curioso, impetuoso, razionale.

 

Come hai scoperto di essere pittore? Quando hai realizzato che l'arte fosse parte della tua vita?

Ho sempre avuto la passione per l’arte, ereditata da mio padre. La scoperta di dedicarmi alla pittura è stata casuale, in un momento di crisi di identità ho cominciato a fare arte. Poi è stato un vortice impetuoso: la scoperta dell’arte astratta mi ha subito colpito, mentre la figura la trovavo poco attraente. Un amore a prima vista.


Quali sono le basi della tua ricerca artistica ? Quale è il senso profondo dei tuoi lavori ? Cos’è per te la Bellezza ?

Io sono un fisico-matematico ed indubbiamente questo è scritto nel mio DNA: applico questo linguaggio dove posso, alla fisica, all’arte, alla politica. Cerco sempre l’equivalente matematico per tradurre quello che vedo e sento. Non è un caso che sono rimasto folgorato dall’arte di Mondrian.

Da subito il suo linguaggio mi è apparso facile e naturale.

 

Da Mondrian, dalla geometria euclidea, ho ripreso questo percorso ed ho aggiunto tutte le mie conoscenze scientifiche, per rappresentare nell’arte soggetti-non oggetti. Nei miei lavori non voglio “rappresentare” nulla, ma “presentare” la realtà (scientifica) per quella che è.

 

Ho così affrontato il tema della matematica euclidea, del caos e della geometria frattale.

Attualmente sto sperimentando la fisica, l’effetto reale della fisica sulla materia. Esplosioni, diffusione di sostanze viscoelastiche, campi gravitazionali, forze centrifughe, onde di calore, leggi di conservazioni della energia e quantità di moto: sono questi gli aspetti che sto usando per fare arte. Il risultato si osserva nelle opere. Mondi microscopici, strutture caotiche, oggetti frattali, onde di materia. La bellezza, il fascino che provo è osservare l’agire continuo della natura dentro l’opera, lo spiegarsi delle leggi della fisica e la “soluzione matematica” ultima, finale.

 

Nelle mie opere il tempo è il fattore determinante. Più tempo passa tra la fine del mio agire e l’opera finale, più la natura agisce dentro l’opera. In un certo senso, ogni opera costituisce una particolare soluzione al complesso “sistema di equazioni differenziale e condizioni al contorno” che imposto all’inizio (alla fine, più esattamente!) del mio intervento. La fisica e la matematica non sono più rappresentate nell’opera che produco, ma agiscono direttamente. La scienza crea arte.


In Italia vi è un profondo e storico steccato tra la cultura umanistica e quella scientifica, come se l’una non potesse imparare dall’altra. Nelle tue opere stai dimostrando il contrario. La contaminazione ed il dialogo tra i due mondi sono il futuro dell’Arte?

La cultura scientifica si basa sul linguaggio matematico e sulla riproducibilità del dato. Quella umanistica parte da basi opposte. Credo che ciò sia oggettivo ed inconfutabile.

Lo scontro tra le due culture è profondo: in una, la realtà esiste solo se riproducibile, mentre nell’altra salta questo vincolo. Con ciò intendo dire che i paradigmi sono diversi, non che la scienza è superiore alla cultura umanistica o viceversa. Però ognuna di queste cultura possiede delle caratteristiche assolutamente positive. Non si possono elencarne tutte. La scienza ha fornito alla umanità il rigore del ragionamento, ha liberato il mondo dalle interpretazioni arbitrarie di verità dogmatiche (che ahimè stanno pericolosamente ritornando di moda, nonostante 500 anni di progresso scientifico). Però forse il senso più profondo e nascosto della scienza, è che pone un limite alla conoscenza: per uno scienziato lo stimolo più interessante è quello che si “dovrà scoprire”, non quello che si sa.


Per la cultura umanistica salta il vincolo scientifico della interpretazione univoca della realtà, ed è per questo che questa cultura è molto più vasta ed attraente: la “realtà” può ammettere molteplici interpretazioni e le “soluzioni” ad ogni questione non sono mai le stesse ed univoche.

Sotto questo punto di vista, la cultura umanistica è molto più ampia e variegata di quella scientifica. Per quanto riguarda il dialogo credo che possa esistere, ad un patto però: che questo non debba servire per distruggere l’essenza di ogni cultura. Umanizzare la Scienza non deve comportare la rinuncia alla rigorosità, introdurre la scienza nella cultura umanistica non deve imporre il vincolo del rigore della logica. Se la scienza ammettesse l’esistenza di “più mondi”, di più soluzioni allo stesso problema iniziale, si arricchirebbe, così come se la cultura umanistica assorbisse parte di quel rigore scientifico, potrebbe fare molta più ricerca vera.

 

Per formazione non sono un umanista, e non mi sento in grado di entrare in profondità. Posso però immaginare che se il linguaggio matematico entrasse nelle elaborazioni del linguaggio umanistico potrebbero scaturire delle cose molto interessanti. In realtà la ricerca umanista già tenta di usare il linguaggio matematico per la categorizzazione della informazione, ma questa matematica è quella dell’’800, ossia non una matematica avanzata ed evoluta. Sul piano scientifico, invece la cosa è molto più intrigante. Il caos ha fatto apparizione nella scienza in maniera decisa e forte. Questo fattore distrugge gran parte del rigore e delle convinzioni di tutta la scienza classica e pone un limite oggettivo alla conoscenza, alla capacità di prevedere.

 

Questa è la vera novità. Il caos sta suggerendo alla scienza che il “mondo non è univoco” e, caso mai, è più caotico che deterministico. Qui forse si potrebbe aprire un varco di confronto con la cultura umanistica. Per rispondere se esiste un dialogo nell’arte, si può osservare che l’arte è più umanista che scientifica. Io quello che cerco di portare è di rendere l’arte più scientifica che umanista, o meglio, di elevare la scienza ad arte.


La Storia è maestra di vita oppure è ci mostra l’incapacità dell’Uomo di imparare dai propri errori?

La storia è maestra di vita, ma poco studiata e divulgata. Però quello che credo sia più deprimente, è che la storia stia diventando terreno di scontro ideologico per banali (e tragiche) strumentalizzazioni. Sotto questo punto di vista, sembra che l’uomo non sappia imparare dai propri errori. Basta vedere, solo per fare un esempio drammatico, come il revisionismo oggi ponga sullo stesso piano torturatori e torturati.

Che futuro ci dobbiamo aspettare se “tutto diventa relativo”? In questo senso la cultura scientifica è un antidoto efficace contro le “bugie storiche”. Per uno scienziato quello che è stato rimane e non si può e non lo si deve cancellare. Ben altra cosa è superare il passato ed andare avanti. Non credo che però cancellare il passato equivalga alla rimozione delle responsabilità. Questo sì che sarebbe un errore drammatico della storia.


L’Arte senza un Pensiero Forte che la sostiene si riduce a pura decorazione. Che ne pensi? Quale potrebbe essere l’oggetto del filosofare contemporaneo che potrebbe darle senso e supporto? Chi pensatore ti influenza, nella tua ricerca ? In un mondo avvelenato dal Brutto, anche la decorazione può aver un’utilità?

Studiando Mondrian questa diatriba tra l’arte decorativa e contenuto è stato un dibattito appassionato e, in alcuni punti, velenoso. L’arte ha bisogno indubbiamente di un pensiero forte, sempre. Altrimenti non si fa arte. Però, pensando all’Art Noveu, arte puramente decorativa, non mi appare che essa sia senza pensiero. Ma occorrerebbe forse andare più in avanti: il pensiero è solo quello che è “utile” o che trasmette sempre “un messaggio”? Può il “non messaggio” puro costituire esso stesso “pensiero”? E’ come dire: dobbiamo tutti conoscere la matematica alla perfezione e rappresentare il mondo secondo rigore.

Sai che noia solo questa cultura! Il “non pensiero” fa parte dell’uomo come il “pensiero”. La questione interessante per me è la rappresentazione artistica del “non pensiero”.


Per quanto riguarda i pensatori che più mi hanno influenzato, sono stati Kandysky, Mondrian, Malevic, Pollock e Rothko. Ognuno è stato un grande dell’arte concettuale, non oggettiva, ed hanno percorso ognuno la propria strada per affrontare questa arte. Per me l’indagine sull’informale non si è esaurita con le loro opere, ma altro si può dire. Fra tutti, Mondrian comunque è stato quello più importante, dal quale ho potuto prendere di più e attingere dalla sua ricerca l’importanza della concezione neoplastica nell’arte e, soprattutto, l’abbandono deciso nell’arte ad ogni riferimento alla mimesi della realtà.


Che libri leggi? E che musica ascolti? Ti piacciono i fumetti? E la poesia?

Mi piacciono i libri di arte e di scienza. Mi interessa molto scoprire le opere dei grandi del passato e soprattutto scoprire i segreti dei loro ragionamenti e le tecniche usate. La musica che ascolto più volentieri è quella rock, anni ’70-‘80…ovviamente. Fumetti e poesia: i fumetti li ho smessi di leggere a 16 anni e per la poesia credo che debba esistere, ma non sono un gran cultore.


Viviamo in un mondo che all’Uomo appare sempre più privo di senso: la Ragione può essere uno strumento per interpretare e dare ordine a ciò che percepiamo?

Sicuramente sì. Oggi la ragione sembra completamente essersi persa, stiamo in mano a personaggi che nulla hanno a che fare con la ragione. La questione più profonda è che nella massa sembra che stia passando il messaggio che la ragione, la razionalità sia un suppellettile sociale, un rimasuglio vetusto. E i risultati si vedono. Il mondo sembra vivere un incubo infinto, dove chi governa sembra completamente aver perso ogni senso della ragione e della ragionevolezza.

 

A quale pittore nella Storia dell’Arte ti senti più vicino? Perché?

Sicuramente a Mondrian per la sue concezione dell’arte. Non mi interessa la descrizione oggettiva della natura e sono più portato per una interpretazione artistica della stessa natura. Mondrian non aveva una formazione robusta nella matematica, se non nei rudimenti. Però aveva capito che la sintesi nell’arte doveva avvenire. Se si può rappresentare in estrema sintesi la sua opera, egli ha applicato il concetto algebrico di “decomposizione” e “ricomposizione” nell’arte usando quali elementi tipici il colore, lo spazio, forme semplici e la mutua collocazione di questi elementi nello spazio pittorico.

 

L’Arte può anche svolgere il ruolo di Epifania del Sacro, inteso nel senso più ampio e generale di ciò che sconcerta la Ragione e genere inquietudine e fascino nella Coscienza ?

Non sono affascinato per nulla al tema del Sacro, almeno nella sua accezione convenzionale. Trovo che si può avere coscienza anche senza ricorrere ad una concezione sovrannaturale della vita. La scienza si sta ponendo seriamente il problema dello sviluppo delle coscienza, a partire dall’agglomerato delle cellule e atomi di cui siamo costituiti. E’ un tema affascinante di non facile soluzione, e che potrebbe mettere a dura prova la visione scientifica del mondo. L’arte, dai tempi di Freud, ha agito come medium degli stati interiori dell’uomo. Contaminazione tra arte e scienza: credo che sia questa la vera ricetta da applicare.


Arte nella Vita o Vita nell’Arte ?

La prima sicuramente.


Canone, dal greco kanon, che significa in senso proprio "squadra", "riga" e in senso traslato "regola", "norma", designava nel mondo greco antico la misura base con cui realizzare un'opera. E questo basato sulla geometria euclidea, generava forme chiuse e limitate. E’ possibile pensare un canone contemporaneo, aperto e vivo, attratto dall’infinito e basato sulla geometria frattale?

Non solo è possibile, ma assolutamente necessario. Il caos e la geometria frattale pongono un problema fondamentale, differente dal mondo euclideo. Mentre quello euclideo permette di gestire l’informazione su tutte le scale, dalla grande alla piccola, quella caotica-frattale impedisce lo sviluppo della conoscenza sulle piccole scale. Questo ha delle implicazione, ancora da capire in profondità, su tutti gli ambiti della conoscenza.


Puoi descriverci il tuo processo creativo?

Non è facile farlo. Il processo creativo è fatto da studio, tanto, da pianificazione dell’opera, dall’esecuzione e quello più importante, dall’evoluzione dell’opera d’arte degli elementi assemblati sulla tela. Forte pianificazione e forte liberà caratterizzano la mia arte.


Come spiegheresti ad un bambino il significato dell'Arte?

L’arte è la voglia di fare qualcosa di bello senza avere vincoli, per donarlo a qualcuno.


Dove ti piace lavorare? Come è il tuo studio? Quanto l’ambiente di lavoro influenza la tua creatività?

Lavoro in uno studio e i quadri li faccio a terra. Ho bisogno di spazio, di musica, di sporcarmi, di controllare ogni minimo particolare e di disordine contemporaneamente. Mi sarebbe difficile creare le mie opere in un ambiente asettico, pulito ed in mezzo ad un condominio.


Quale quadro di altri artisti avresti voluto dipingere?

Se mi fosse piaciuto il figurativo, la “Vocazione di San Matteo” di Caravaggio. Per l’informale il lavoro “N10” di Rotko del 1958. L’uso che Rotko fa del colore e delle velature ha dell’incredibile e sembra che si possa entrare in profondità nell’opera, nella materia “colore”.


Aspettative per il Futuro? Nuovi Progetti?

Mi piacerebbe esporre miei lavori caotici dentro una struttura architettonico euclidea. Sicuramente devo spingere ancora molto sulla possibilità di sviluppo della fisica e della matematica nell’arte. C’è molto da dire e mi aspetto delle sorprese.

 

La Bellezza salverà il mondo?

La bellezza pura non serve. Se ci si riuscirà a salvare il mondo, sarà la ragione che dovrà prevalere. Se essa è accompagnata pure dalla bellezza..perché no!

02/08/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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