la Digital Art fa proprio questo, un’analisi dell’Io, negando il realismo dozzinale e mostrando cosa potrebbe esserci oltre l’apparente

New Italian Epic

Nel 2008 o giù di lì, con l’età la mia memoria comincia a peggiorare, Wu Ming 1 scrisse un saggio New Italian Epic. Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro per fare il punto sul romanzo italiano di quegli anni.

 

Saggio che fu accolto più con pernacchie che con applausi: molti furono perplessi sia dall’introduzione del concetto di epica in un ambito che poco le competeva, sia dal canone di scrittori proposti, tutt’altro che innovativi, le cui opere, per un verso o per un altro erano inquadrabili nel postmodernismo.

 

Da una parte, l'epica è figlia di una cultura basata sull'oralità e non sulla scrittura. Genere letterario nato per esser ricordato e cantato, non per esser prigioniero di carta ed inchiostro. Ciò gli impone date caratteristiche stilistiche, l'uso di ritmi e di memi che ne facilitano l'imprimersi nella memoria.

 

E nei contenuti, questo rispecchia valori e credenze di una cultura basata su un'etica eroica (non nel senso di Propt, ma in quello di Cúchulainn o di Achille) e tribale.

 

Per quanto si possa essere sostenitori del Medio Evo prossimo venturo, la nostra società si può definire tutt'altro che basata sull'oralità o costituita su base tribale. Quindi il concetto di epica applicato al romanzo contemporaneo era veramente fuori luogo.

 

Dall’altra, i romanzieri citati nel saggio, rispetto alle esperienze del Notturno di D'Annunzio, di Gadda, Pasolini e di Horcynus Orca di D'Arrigo, rappresentavano persino un riflusso nella struttura linguistica e narrativa dell’opera.

 

Tuttavia, alcune idee contenute nel saggio, come la necessità del ritrovare la sperimentazione linguistica e di introdurre nella scrittura uno “sguardo obliquo" o “azzardo del punto di vista”, sperimentazione di punti di vista inconsueti e inattesi.

 

Principi che animano anche la Digital Art: ogni sua creazione infatti crea uno sguardo distorto sull’Uomo e sul Mondo che, straniando l’osservatore, lo costringe a riflettere su se se stesso.

 

Gli strumenti utilizzati sono la contaminazione, la consapevolezza del Tragico e del Divenire, la sostituzione del Fatto con il Vero, il recupero della centralità umanista dell’Individuo.

 

Contaminazione, qualcosa di ben diverso della citazione del Postmoderno, che di fatto costituisce un rovesciamento dei valori. Se una volta, il referimento all'auctoritas era uno strumento retorico, per aumentar la credibilità del proprio ragionamento o per semplice decorazione, colonne senza funzione strutturale, attualmente è spunto e fondamento della narrazione o della creazione pittorica.

 

Non è più richiamo di frasi o di tipi, ma reiterazione di luoghi comuni, ambienti e situazioni, a volte prese in blocco, a volte spezzata in un nuovo contesto, rivista con ironia o con nostalgia.

 

La Contaminazione, è invece qualcosa di diverso, in cui linguaggi, strutture, aggregazioni, non si rappresentano, si fondono e si scompongono, creando qualcosa di nuovo ed inaspettato.

 

Consapevolezza del Tragico e del Divenire: nonostante i giochi linguistici o retorici, il Tempo ha una direzione, definita dall'entropia o dai suoi sinonimi, l'aumento di complessità ed informazione. Ciò non vale soltanto per la mera fisica, ma anche per la Vita, la Cultura e la Storia.

 

L'ecologia e la società umane son costituite da ampie reti di feedback, sistemi caotici soggetti a ben precise proprietà: l'autopoiesi, la definizione di atttrazioni, la long range dipendence, volgarente nota come effetto farfalla, l'esser soggetti a catastrofi periodiche.

 

Queste sono ineluttabili, una legge ferrea, si chiamino crisi economiche o estinzioni di massa. Come la leggendaria fenice, un sistema complesso deve distruggersi, per poter rinascere. Ma ciò è qualcosa di diverso dall'eterno ritorno nietzchiano o dal ripetersi ciclico della Storia.

 

Ogni nuova autopoiesi è più efficente di quella precedentemente distrutta, capace di generare una strutturazione maggiormente complessa del Sistema. Di fatto, il Progresso, inteso sotto questa ottica, non è una costruzione culturale dell'Occidente, ma la presa d'atto di un fenomeno. Negarlo, porsi al di là del Tempo e del Mutamento non è il rifiutare l'ottimismo delle future sorti progressive, ma sfuggire ad concezione agonistica della Storia, negando la realtà della Morte e della lotta disperata che l'Uomo compie per non perdersi nel suo abisso.

 

Ciò è compiuto la Digital Art: come Giano Bifronte, guarda al Passato, alla tradizione figurativa che reinterpreta e tradisce ed al Futuro, ai nuovi media e linguaggi che ogni giorno incrociano i nostri passi.

 

La consapevolezza del Provvisorio che ogni costruzione estetica potrà mutare è anche consapevolezza della nostra Mortalità.

 

Sostituzione del Fatto con il Vero: Il primo è la forma transitoria che il Reale assume ogni giorno, un insensata costellazione di eventi che secondo il Post Moderno, l’Arte dovrebbe limitarsi a constatare.

 

Il Vero, invece è il dominio della riflessione sull' Essere, sulle cause prime ed ultime del Vivere che sono uguali in ogni Tempo ed ogni Latitudine. Creare non è porre sguardi distratti su quello che combina il tuo vicino, sia esso il meccanico della palazzina accanto o il Presidente del Consiglio, ma interpretare, cercar di dar senso ad un mondo oscuro.

 

E la Digital Art fa proprio questo, un’analisi dell’Io, negando il realismo dozzinale e mostrando cosa potrebbe esserci oltre l’apparente.


Recupero della centralità umanista dell’Individuo: tale concetto, più che dai miei ragiomenti, può essere meglio espresso da Federico Francucci, in un brano del suo saggio Il Romanzo sullo Schermo, il romanzo come Schermo. Su Occidente per Principianti di Nicola Lagioia.


La Digital Art è fondata sul
posizionamento dell'Uomo nel ruolo di soggetto (subjectum, fondamento) per cui l'uomo diviene centro di riferimento dell'ente come tale e alla contemporanea e corrispettiva trasformazione della concezione dell'ente nel suo insieme, cioè del mondo che diviene immaginazione

Immagine del mondo, in senso essenziale, significa quindi non una raffigurazione del mondo, ma il mondo concepito come immagine. L'ente nel suo insieme è visto in modo tale che diviene ente soltanto in quanto è posto dall'uomo che rappresenta e produce

Oggettività significa sempre per Heidegger, rappresentazione:l'insieme delle cose deriva stabilità, verificabilità e senso poggiando sul fondamento del soggetto, che da parte sua svolge il ruolo dello spettatore.

Le cose possono essere oggettive solo perchè (e finchè) sono rappresentate, finchè le si pensa come immagini a disposizione del soggetto, che le misura con le sue pratiche scientifiche e la sua attribuzione di valori.

Il senso del mondo pensato come immagine è un valore; e un valore è un'interpretazione, una storia che l'uomo si racconta sul significato delle cose e non un significato riposto nelle cose medesime.

 

Il recupero del concetto di Protagora Pánton chremáton metron estìn ánthropos, l’uomo è misura di tutte le cose, ciò che da senso e significato al Mondo, costruendo interpretazioni.

25/07/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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