La crisi mica è una cosa cattiva. E’ come le pulizie generali di primavera: l’occasione di liberarci della troppa immondizia che affonda l’A

Inchiesta su Palazzo Riso

Nelle ultime settimane, nel variegato mondo dell’Arte Italiana si è levato un grido di dolore sulle paventate chiusure di alcuni musei dedicati al Contemporaneo, come ad esempio Palazzo Riso a Palermo o il Madre a Napoli.

Grido di dolore che in genere ha prodotto sui siti e sulle riviste del settore dei coccodrilli che sembravano l’uno la fotocopia dell’altro e che il buon Herbeff ha definito, con il suo abituale cinismo, piagnistei che invitano più allo sbadiglio che alla riflessione.

 

Dal suo punto di vista, la crisi dei musei d’arte contemporanea è un riflesso della crisi sistemica dell’Arte Italiana. La svalutazione della capacità tecnica e il rifiuto post moderno dell’avanguardia come proposizione di nuove idee ha prodotto un’inflazione di artisti, spesso banali, che hanno saturato il mercato.

 

Questa bolla oltre a produrre miriadi di affittapareti (tra l’altro pare che in alcune zone d’Italia incominci a verificarsi una moria di queste iniziative) ha convinto politici arruffoni che il Contemporaneo fosse un veicolo per aumentare il turismo, per guadagnare consensi e per erigere monumenti al loro sopravvalutato ego.

 

Per citare sempre William,

Una volta i demagoghi per farsi ricordare erigevano archi, colonne o monumenti a cavallo: ora aprono musei”

Sempre dal suo punto di vista

La crisi mica è una cosa cattiva. E’ come le pulizie generali di primavera: l’occasione di liberarci della troppa immondizia che affonda l’Arte Italiana”

 

Un’occasione quindi per ricominciare a fare avanguardia e rilanciare nuove sperimentazioni. Noi di Quaz Art abbiamo deciso di andare oltre questo approccio millenaristico e cercare di capire di più non sugli errori di gestione e di comunicazione, non ne abbiamo né i mezzi né le capacità per individuarli o esaminarli, ma sul rapporto tra Museo e Città.

 

Il Museo d’Arte Contemporanea è una realtà autoreferente, buona soltanto a soddisfare le ambizioni di artisti, curatori, critici e politici, oppure è un organismo vivo che dialoga con il Territorio?

Non conoscendo il Madre, non abbiamo mai avuto la fortuna di visitarlo, ci siamo concentrati su Palazzo Riso.

Personalmente, ho visitato diverse sue mostre, apprezzandone sia l’allestimento, sia le idee, trovando però troppo spesso in giro più custodi che visitatori: cosa che ad onor del vero, mi capita anche a Palazzo Abetellis.

Così, in maniera informale a vari esponenti dell’arte palermitana sulle mostre apprezzate di più, sul fatto che Palazzo Riso fosse riuscito nell’intento di avvicinare i palermitani all’arte contemporanea e su come le mostre avessero personalmente influenzato la loro ricerca artistica.

 

Le risposte lasciano perplessi: se tutti riconoscono il grande ruolo svolto dal museo, perché citando un’artista

Palermo, purtroppo, non gode della presenza di altre realtà all’altezza, a parte le poche e dico davvero poche, gallerie di arte contemporanea degne di questo nome.

 

Nel concreto emergono due grosse criticità: il fatto che per il palermitano medio Palazzo Riso rimane un corpo estraneo alla sua cultura, molti addetti ai lavori, che dovrebbero essere più sensibili al temo, hanno ammesso tra i denti di aver visto soltanto una o due delle sue mostre e che quanto proposto sembra non avere risonanza nelle ricerche artistiche e culturali locali.

 

La causa di tale incomunicabilità è ritenuta dipendente dal fatto che la programmazione di Palazzo Riso è stata troppo incentrata sull’Arte Concettuale, di difficile comprensione ai più e estranea all’Arte palermitana, orientata più sulla pittura, sia questa neo figurativa o astratta.

 

Ha quindi ragione quella linguaccia di Herbeff? Nì.

Palazzo Riso fa bene a proporre idee nuove, nel tentativo di svecchiare l’ambiente artistico e di dargli maggiore respiro sia nazionale, sia internazionale.

Però le sue proposte devono essere comprensibili e vitali: da una parte il concettuale dovrebbe essere associato ad un percorso didattico che lo renda comprensibile all’uomo comune, cosa in cui è carente tutto il mondo museale italiano, poi creare mostre e iniziative che valorizzino le esperienze siciliane, facendole crescere e dando loro una giusta vetrina.

01/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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