L’Artista, simile a Orfeo, scende nei propri Inferi: il Mondo alla Rovescia del Mito, in cui si comprende la follia di ciò che chiamiamo esi

La riscoperta del Sacro

Spesso, chiacchierando con amici collezionisti, mi capita di chiedere loro il perché preferiscono comprare opere di venti o trent’anni fa, piuttosto che puntare sul presente. Le risposte che ricevo sono molteplici. C’è chi se ne esce con un non mi piace e non mi interessa, chi con un è un investimento troppo volatile e incerto, argomenti abbastanza scontati, e chi con una frase che mi ha fatto riflettere Perché l’Arte ha perso la sfida con il Presente.

 

Ossia in termini meno aulici non riesce più a narrarlo o a proporre un’istanza di cambiamento del Mondo e dell’Uomo. Penso alla biennale di Venezia, non al caos voluto da Sgarbi, in cui il tutto che contraddiceva il tutto era specchio dell’incapacità degli intellettuali italiani di avere una visione condivisa del mondo, ma proprio al progetto di Bice Curinger.

 

Per spiegare il Contemporaneo e le sue implicazioni, si sono dovute utilizzare come filo conduttore dipinti del Tintoretto: una constatazione dell’incapacità dell’Arte presente persino di spiegare e giustificare se stessa.

Da dove deriva questa crisi? Bella domanda… Secondo me, è frutto di due fenomeni convergenti, entrambi conseguenze del post moderno.

 

Il primo, banale, è la perdita della prospettiva storica, dovuta al citazionismo combinatorio, che impedendo di identificare legami di causa ed effetto e di identificare le cose per quelle che sono, limita la capacità dell’Arte di esprimere giudizi etici ed estetici.

Quindi per sfuggire all’inadeguatezza di riflettere sull’Uomo, o si rifugia in vuota decorazione, trasformandosi in una versione un poco più costosa e ingombrante e meno funzionale del design, oppure rumina idee vecchie di un secolo.

 

Però, riciclare senza fantasia gli scarti del passato, limitandosi, quando capita, a cambiar loro etichetta, non significa fondare il futuro.

L’altro è la perdita del Sacro: mi spiego, non mi lamento del fatto che i pittori non dipingano più Madonne o Santi o che non corrano in chiesa, sinagoga o moschea a battersi il petto e mettersi in ginocchio sui ceci.

Semplicemente, in una società che sembra dare tutto per scontato, si è perso il senso del Mistero, lo stupore dinanzi al Nascere e al Morire e il desiderio di interrogarsi e dare risposte trascendenti a ciò che ogni giorno incontriamo nel nostro Vivere.

 

Per fortuna, molti artisti italiani sono consapevoli di questa situazione e in modi tra loro differenti stanno reagendo. Una strada, ad esempio seguita da Alex 13 Lo Vetro o da Bulgarini, è nel recupero di quelle esperienze sapienzali che prima la Religione Istituzionalizzata, poi lo scientismo positivista hanno marginalizzato. La riproposizione del Simbolo, come strumento di evocazione della Verità e sinolo tra Essere e Nulla.

Una seconda strada, seguita ad esempio dagli innaturalisti o dalla Rescaldani, è quella degli jurodivye i pazzi di Dio della tradizione russa, gli asceti che si aggirano per le città vestiti solo di stracci, mortificando il proprio corpo attraverso digiuni e lunghe veglie e dormendo all'aperto o nelle case di chi offre loro ospitalità e che in mezzo alla folla simulano pazzia e trattano a male parole chiunque, ricco o povero, credono allontanarsi dal volere di Dio, mentre in privato sono calmi e assennati e non disdegnano di offrire aiuto, il più delle volte sotto forma di consiglio, a chi si rivolge loro.

 

Nella loro Arte c’è una componente quasi gnostica: si mostra il Mondo, l’Uomo e la Società per quella che è, la di là di tutte le ipocrisie che vi costruiamo per proteggersi dalla sua essenza, per insegnarci la necessità di dare il giusto peso alle cose e distaccarsi da queste, per dare un significato più ampio e profondo alla vita.

Un’altra strada ad esempio è quella che è evidenziata nella retrospettiva che sta tenendo Robberto presso la The Room Gallery.

 

L’Artista, simile a Orfeo, scende nei propri Inferi: il Mondo alla Rovescia del Mito, in cui si comprende la follia di ciò che chiamiamo esistenza, si recupera il tessuto di ricordi, sogni e speranza che costituiscono il nostro Io più vero e si accetta la sfida della responsabilità e del sacrificio.

Ciò che l’Uomo dovrebbe fare ogni giorno…

02/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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