La rinuncia al moralismo e all’ottimismo della cultura americana, fa sfumare bene e male in un grigiore indistinto, in cui o personaggio app

Il Fantastico Italiano

In Italia esistono forti similitudini tra il mercato dell’arte e quello dell’editoria: sono entrambi caratterizzati dal fatto che l’offerta, scrittori e artisti, supera di gran lunga la domanda, i lettori e i collezionisti. Una distorsione del Mercato che ha causato due fenomeni convergenti.

 

Il primo è la nascita di intermediari il cui scopo non è mettere in contatto il produttore con il potenziale compratore, ma soddisfare la vanità del produttore stesso: sono le gallerie che affittano pareti, magari infiocchettando il tutto con nomine a membri di presunte accademie, a pubblicazioni di articoli su sconosciute riviste d’arte e chi più ne ha, ne metta e le case editrici a pagamento.

 

Ad entrambe non interessa piazzare il prodotto, perché il loro principale business non è la vendita, ma generare illusioni.

 

Il secondo fenomeno è la nascita di canali distributivi alternativi a quelli tradizionali, in cui si utilizzano le potenzialità di Internet per contattare i clienti: se nell’editoria, grazie al fenomeno degli ebook e al maggior riduzione dei costi di intermediazione (magazzini, distribuzione) il fenomeno comincia ad essere maturo, qualcosa comincia a muoversi anche nel mondo dell’Arte… Penso ad esempio a chi, come Fulvio Martini, ma ce ne sono anche altri, utilizza ebay per vendere le sue opere.

 

Un altro fenomeno di convergenza, stavolta non economico, riguarda il rilancio di quel magma che in termini assai vaghi, è definito come fantastico.

 

Magma che nell’arte, specie in quella digitale, ha introdotto spunti derivanti dalla fantascienza e dal fantasy e alla citazione colta e mediata di tanti spunti preraffaelliti e nella letteratura ha portato alla nascita di “scuole” nazionali.

Nella fantascienza, il fenomeno è già maturo: sono anche nate avanguardie letterarie, come il connettivismo, che basato la loro analisi del presente e la loro sperimentazione sul confrontarsi con le sue tematiche.

 

Se dovessi fare un paragone cinematografico, la fantascienza italiana può essere paragonata allo spaghetti western. Nella loro elaborazione, entrambi hanno perduto la componente della speranza e dell’utopia, figlia del mito della Grande Frontiera, per ripiegare nel disincanto.

 

Se l’eroe della fantascienza americana, con le dovute eccezioni e peculiarità, ha idee chiare di ciò che è bene e di ciò che è male, compiendo scelte etiche, nei romanzi e nei racconti italiani, al contrario, dominano gli antieroi. mossi da interessi o paure invece che da motivazioni idealistiche.

 

La rinuncia al moralismo e all’ottimismo della cultura americana, fa sfumare bene e male in un grigiore indistinto, in cui o personaggio appaiono più cinici, trasandati, sporchi, ma in fondo più realistici. Le stesse ambientazioni divengono più inospitali e desolate. All’ampiezza degli spazi cosmici si sostituisce la claustrofobia delle periferie urbane, piene di immondizia e di rovine.

 

Per farla breve, in Italia è più semplice scrivere cyberpunk che space opera. E questa condizione porta alla sperimentazione linguistica e alla ricerca di generi poco battuti dalla narrativa anglosassone… Basti pensare al boom, tipicamente italiano, di chi scrive steampunk.

 

La stessa cosa che è successa negli spaghetti western che ad un certo punto della loro evoluzione si sono dedicati alla parodia, come Trinità, al western horror, Sentenza di morte di Mario Lanfranchi precede di decenni Lansdale, Mariotte e Garth Ellis, e persino un pastrocchio a prima vista inconcepibile dalla mente umana, come Sansone e il tesoro degli Incas.

 

Diversa la questione del fantasy, forse meno maturo. Dico forse, perché, rispetto alla fantascienza, ne ho una conoscenza indiretta: non per pregiudizio, ma per semplice mancanza di tempo e di occasione, ad esempio non ho mai avuto sottomano un libro di Licia Troisi.

 

A sentire in giro, però sembra che il fantasy italiano soffra di due mali: un’ingenuità di stile e di scrittura, perché probabilmente autori ed editori sono ancora convinti che si tratti di roba per bambini, e una mancanza di originalità, vista l’eccessiva dipendenza dai modelli tolkeniani e da quelli proposti nei giochi di ruolo.

 

Io non sarei così drastico con le critiche: è un movimento che sta iniziando… Se diamo una scorsa ai primi numeri di Weird Tales, la situazione probabilmente non era differente dalla nostra. Il fantasy italiano è un calderone ribollente che sta facendo crescere generazioni di lettori e scrittori.

 

Un calderone da cui nascono e nasceranno schifezze immonde, ma anche perle rare. E nella maturazione del movimento, i critici con le loro stroncature, hanno un ruolo importantissimo, per stimolare e per distinguere il grano dal loglio…

 

Perché ha ragione de Turris. Il fantastico italiano ha tanto, tanto da dire… Ma per far questo deve trovare la sua strada, evitando sia lo stile inutilmente aulico, sia la sciatteria e idee che possono nascere anche dalla propria mitologia e cultura…

02/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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