La morte dell’Io, di tutti i desideri e gli istinti che appesantiscono l’anima, legandola alle cose terrene, è il Nigredo, la decomposizione

La porta magica

Non avevo paura di morire, ma di morire senza essere illuminato

- Comte de Saint-Germain

 

Era una di quelle sere della tarda Primavera, in cui l’afa dell’estate appariva ancora lontana, ma i tramonti tardavano a giungere. Ero appena tornato da Milano, sfuggendo a un paio di riunioni demenziali, quando suonò il campanello.

Massimo Balestrini, per caso a Roma, mi era passato a trovare. Mangiammo assieme in una trattoria tipica, dove un cuoco del Bangladesh riesce a cucinare una tra le migliori matriciane della città e poi facemmo due passi.

Uno sguardo al tempietto di Minerva Medica, con le enormi rovine di mattoni, simili alle ossa di qualche misterioso leviatano. Uno a Santa Bibiana che con gli affreschi del Cortona e i lavori del Bernini, in qualsiasi altro posto sarebbe invasa da turisti, mentre qui nell’Esquilino, nascosta dai muraglioni della Stazione Termini, è assente agli occhi e al cuore.

Un gelato da Fassi, allietato da l’improvvisata esibizione di un tenore cinese e due passi a Piazza Vittorio, stranamente vuota e silenziosa. Così ce ne andammo verso la Porta Magica, l’unico resto della Villa del Marchese Palombara.

Lui, amico di Cristina di Svezia, del mago Giuseppe Francesco Borri, dell’astronomo Cassini, quello che ha dato il nome alla sonda che ha esplorato Saturno e di quell’affascinante, folle visionario di Athanasius Kircher, l’Emmett Brown del Barocco, costruì nell’Esquilino i suoi giardini, la cui decorazione era ispirata all’ermetismo rinascimentale e agli scritti dei Rosacroce.

Una contraddizione in termini, in una Roma papalina e bigotta? Neppure tanto, perché, per i dotti dell’epoca, come a esempio Newton, l’alchimia era qualcosa di più e di diverso della trasformazione del piombo in oro.

Era un’esplorazione della Philosophia Naturalis, delle relazioni tra il Microcosmo e Macrocosmo. Un’analisi del mutamento, poiché l’alchimista ha l’ambizione di innalzare la sua natura fallibile e incompleta sino a renderla immagine del divino, rinunciando al proprio Io personale e abbandonandosi ad una Volontà superiore che opera attraverso di lui.

La morte dell’Io, di tutti i desideri e gli istinti che appesantiscono l’anima, legandola alle cose terrene, è il Nigredo, la decomposizione, parte dalla conoscenza di sé e dei propri limiti. Un viaggio nel proprio abisso che porta all’Albedo, l’unità del conscio e dell’inconscio, il trascendere l’apparente e il transitorio, il Maya, per recuperare il primato dell’Anima

Infine, il Rubedo, il recupero dell’Armonia primigenia dell’Uomo con l’Universo. Di tutto ciò, non è rimasto che un rudere, incorniciato da due statue di Bes, dio della beffa e della danza, a cui i gatti si appoggiano per godersi il sole.

Un rudere che ha colpito la fantasia di Massimo Balestrini, ispirandogli una nuova serie di lavori che saranno esposte in una mostra presso la galleria DAMarte di Magenta in programmazione dal prossimo 29 marzo.

In dieci opere, Massimo ripercorre e attualizza il percorso alchemico, creando un mondo brulicante di vita e simboli, che fanno riflettere sulle relazioni tra Vero e Falso, Reale e Apparente, tra Libertà ed Etica. Perché una Porta è sì il limite che divide il Concreto dall’Onirico, il Certo dal Possibile, ma anche il punto di partenza di infiniti cammini che ci sfidano ad essere seguiti. Perché, come scriveva Tolkien

 

La Via prosegue senza fine

Lungi dall'uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

Devo inseguirla ad ogni costo

Rincorrendola con piedi alati

Sin all'incrocio con una più larga

Dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

Questo cammino, oltre le follie del nostro quotidiano, Massimo lo segue con un’ironia straniante, basata sull’accumularsi di immagini apparentemente contraddittorie, definite da Valerio Dehò, curatore della mostra

attraenti black holes visivi che si cibano di tutto

che lanciano la loro sfida al vuoto luccicante della Contemporaneità e del Post Moderno

15/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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