Tutta la storia dell'umanità dimostra che le società sono sempre state composte da servi più o meno ossequiosi o ribelli e padroni più o men

Intervista a Luca Oleastri

Luca Oleastri (il suo nickname sul web è "innovari" e su FB "Short Stories") è nato a Bologna nel 1963 ed attualmente vive sualle colline bolognesi.
Negli anni '80 ha fondato "Newcinemagica", azienda di effetti speciali per il cinema e la televisione, lavorando per un decennio sia a Roma che a Milano su molti progetti cinematografici e televisivi, ha poi scritto di cinema per diverse testate giornalistiche, condotto trasmissioni radiofoniche di cinema e ideato e gestito rassegne cinematografiche.

Successivamente è stato responsabile e redattore dell'edizione italiana di "Fangoria" e "Gorezone", riviste di cinema fantastico USA per la Playpress e capo redattore di "Kaos, rivista di giochi di ruolo" per la Granata Press, occupandosi anche della redazione di altre testate e dell'acquisizione di prodotti editoriali esteri.
Alla fine degli anni '90 ha fondato la casa editrice Planetario, pubblicando la rivista periodica mensile edicolare "Soft Air Adventures". Sempre per la Planetario, ha curato integralmente la realizzazione di diversi volumi ed altre edizioni librarie.
Da quando esiste internet Luca si è cimentato con la grafica per il web e ha collaborato con molti provider sia come web-designer che come consulente creativo e di marketing.

Dal 2000 fino al 2005 ha lavorato come grafico, animatore 3D e product designer presso Nextia, azienda controllata dalla multinazionale Qubica.
Ha poi realizzato graficamente diversi giochi on-line multiutente come Galactic Emperor Hegemony per la americana Skotos e Enua per l'Italiana EmC3.

Attualmente si occupa professionalmente computer grafica 3D in veste di illustratore, realizzando numerosissimi lavori di genere fantastico e fantascientifico sia per il mercato dell'editoria italiana ed estera, sia per il mercato dei giochi: www.innovari.it
A partire dal 2008 assieme allo scrittore Giorgio Sangiorgi ho sviluppato l'iniziativa editoriale on-line "Edizioni Scudo": www.edizioniscudo.it
pubblicando su carta e come e-book più di un centinaio di volumi di narrativa fantastica, fantascientifica e di genere e curandone il particolare la grafica, la diffusione ed il marketing.


Se siete arrivati a questo punto, cari lettori di Quaz Art, vi sarete chiesti, ma tu, Alessio, dove l'hai conosciuto?
Risposta ovvia… Nei vari gruppi che bazzico su FB, in cui ho apprezzato Luca sia come artista, sia come persona…
Per cui, ho colto al volo la prima occasione possibile, per buttar giù questa interessante chiacchierata


Ciao Luca, chi sei? Come ti descriveresti ad un estraneo?

Se mi dovessi descrivere ad un estraneo, ovviamente cercherei di mostrarmi per il mio lato migliore. Non lo faresti anche tu?
Detto questo la parola che mi contraddistingue di più è sicuramente "eclettico". Essere eclettici può essere un vantaggio o uno svantaggio dipende cosa si fa nella vita. nel mio caso questa prerogativa ha avuto entrambe le valenze con una propensione per il vantaggio.

Un altra parola mi descrive ed è "polemista" (sincero?)... ecco, questa "qualità" era meglio se non l'avevo... ;)

Anche la parola "pessimista" fa parte della mia vita ma è tutta apparenza, io sono in realtà un inguaribile ottimista, è solo che vengo sempre deluso ed è per questo che appaio pessimista.

 

Com'è vivere e creare a Bologna? C'è ancora il fermento culturale di diversi anni fa, oppure si è addormentata come città?

Sicuramente c'è più "fermento culturale" che a Ferrara o a Ventimiglia, ma quel "fermento" a cui ti riferisci tu è terminato nei primi anni '80 del secolo scorso. Bologna è oggi grassa e forse un poco dotta, come lo è sempre stata, ma soprattutto provinciale. Una città per vecchi, piena di universitari che non vedono l'ora di andare a prendere un aperitivo e basta.

Vi sono spazi residuali di carattere culturale e "giovanilistico" (ma gestiti da ultra-quarantenni) che combinano ancora qualcosa, ma le loro iniziative non sono certo seguite come lo sarebbero state un tempo, anzi, il contrario.

Poi effettivamente a Bologna vi abitano molti più fumettisti ed artisti che nelle altre città, ma solo per via del fatto che a Bologna si tiene la Fiera del libro per ragazzi ed Artefiera.

In ogni caso il "fermento culturale" di Bologna nel ventunesimo secolo è solo una velleità vintage.

 

Se dovessi mostrare ad un turista il lato sconosciuto della tua città, dove lo porteresti?

Sicuramente nei dintorni di Bologna, ad esempio a Grizzana Morandi (non c'entra con il cantante) a vedere la Rocchetta Mattei, un vero e proprio castello costruito in stile "eclettico" - mescola stili diversi, dal medievale al moresco - costruito tra il 1850 e il 1859 dal folle conte Cesare Mattei, letterato, politico e medico autodidatta e pure fondatore della medicina elettromeopatica.

Il castello non sfigurerebbe di certo in un cartone animato della Disney od anche in un film dell'orrore anni '60 di Roger Corman.

 

Dal punto di vista artistico, quale è stato il tuo percorso formativo? Come ti sei avvicinato al mondo dei pixel?

Mi sono diplomato geometra. Il mio talento artistico è "spontaneo", infatti non ho avuto alcuna istruzione formale di carattere artistico. Sono infatti totalmente autodidatta, sia come artista che nella mia intera vita professionale.

Nel 1980 ho creato una società di effetti speciali, dove ho lavorato per 10 anni come modellista e designer. Dal 1990 al 2000, ho lavorato in campo editoriale: prima come giornalista e redattore, poi come editore per la mia casa editrice. Nel corso degli anni ho coperto tutti i ruoli professionali contando solo sulle mie capacità personali, e sulla mia curiosità in ogni campo professionale che ho toccato.

Diventare un illustratore di genere è stato uno dei miei sogni fin da quando ero giovane. Sono un avido lettore di fantascienza. La maggior parte dei libri di fantascienza che riempiono gli scaffali della mia libreria di casa sono stati acquistati per la loro copertina. Sono anche un collezionista di gadget legati alla fantascienza e libri di illustrazione fantasy e fantascientifici (ho quasi ogni libro illustrato che è stato pubblicato, in tutto il mondo), e nel corso degli anni ho speso un sacco di tempo a studiarli ed ammirare li lavoro degli illustratori di genere.

Siccome non ho alcuna abilità nel disegno a mano libera, mi sono avvicinato alla grafica computerizzata.

 

Perché crei? Che ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed emozioni?

La mia creatività è spesso conseguenza di visioni.
Ho sempre immaginato scene simili a quelle che ora produco come illustratore, ma non sapendo disegnare non potevo mostrarle ad altri. Per molti anni ho realizzato modellini delle cose che immaginavo - visto che ho una certa capacità manuale - ma con il tempo questa forma di creatività mi parve limitata, anche se potevo filmare e "rendere reali" le mie creazioni.
Quando scoprii la grafica 3D al computer, la trovai il mezzo adatto per esprimermi. Siccome sono anche un tipo pratico ho sempre cercato di monetizzare la mia creatività, ed è quello che faccio ora come illustratore.


La pittura e gli altri linguaggi tradizionali sono morti? Solo il Digitale può rappresentare la complessità del Contemporaneo?

Non credo che nessuna tecnica artistica sia morta e non credo morirà mai. Il digitale è solo un mezzo nuovo che va ad aggiungersi ad tutti quelli inventati dalle origini dell'umanità. Cambiano i soggetti e, se qualcuno può rappresentare la complessità del Contemporaneo dipingendo con le mani come un uomo primitivo, ha tutta la mia ammirazione.


Se il Digitale è ciò che da forma allo spirito dei tempi, perché critici, curatori e galleristi lo sottovalutano e non gli danno lo spazio che merita? Limiti culturali, passatismo o paura del futuro?

Forse i curatori e galleristi italiani sottovalutano il digitale, così come continuano a sottovalutare la fotografia, ma poi se si va a vedere qualche galleria di arte moderna straniera o anche solo la Triennale di Venezia, ci si accorge che è piena di arte digitale e fotografica.

Il problema della percezione dell'arte in Italia lo sollevò già nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti nel suo "Manifesto del futurismo"; cito un passo del manifesto per spiegarmi meglio:

"E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell'artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?… Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un'urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione."

Il problema è che ci sono troppi "Michelangelo" e "Giotto" in giro per in questo paese; l'educazione visiva degli italiani è condizionata fin dall'infanzia dalla enorme quantità di arte antica presente ovunque e il "figurativo" dalle forme classiche impera ancor oggi. I mercanti d'arte italiani si adattano al gusto dei propri clienti, tanto che ancor oggi, dopo più di un secolo, non riescono a commercializzare la fotografia.

In altri paesi, soprattutto quelli anglosassoni, non c'è il peso della cultura artistica classica, i fruitori d'arte hanno una mente assai poco condizionata ad un certo gusto visivo e i mercanti d'arte possono vendere di tutto, compresa l'arte digitale.

Ho sentito gente dire: ma l'arte digitale è riproducibile! Certo, ma lo è pure una foto di Henri Cartier-Bresson. Di recente un suo scatto è stato venduto a Parigi per 433.000 euro! Forse la soluzione - radicale ma sicuramente funzionale - è sempre nel Manifesto di Marinetti che a un certo punto recità così:

"Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite, demolite senza pietà le città venerate!"
Se Filippo Marinetti fosse vivo oggi non avrebbe certo esitato a far distruggere le opere dei futuristi, in quanto "arte morta".

 

Negli anni '80 hai fondato "Newcinemagica", azienda di effetti speciali per il cinema e la televisione. Sei stato un precursore… Secondo te, in Italia c'è ancora spazio per avventure del genere? Oppure si è perso il coraggio di osare?

Mi verrebbe da dire di no, perché a fare "i primi" in un qualsiasi settore si rischia spesso di arrivare in anticipo e di fare un tonfo, ma in realtà penso che se qualcuno ha delle idee innovative le debba perseguire, facendo un poco di gavetta in Italia - la piazza più "dura" nel mondo industrializzato per fare qualsiasi cosa di nuovo - e poi, se resiste per il tempo necessario per farsi le idee più chiare, bisogna che si sposti in qualsiasi altro paese per sviluppare le proprie capacità. Dopo essersi fatti le ossa in Italia, il resto è tutto in discesa.

Io praticamente non ho quasi nessun committente italiano.


Perché l'intellettuale italiano guarda il fantastico e la fantascienza con la puzza sotto al naso?

Forse perché è italiano?


Cos'è per te la Bellezza? Che ruolo ha nel mondo e nella vita dell'Uomo?

Io sono un drogato di immagini e di estetica, ovviamente quella mia personale, quindi per me la bellezza ha un ruolo enorme. Se sono anche molto arrabbiato per calmarmi comincio a guardare immagini che mi piacciono che ho raccolto su internet in anni ed anni oppure i libri di illustrazione che posseggo e mi calmo in breve tempo.

Spero per le altre persone che la bellezza abbia lo stesso potere che ha su di me.

 

Dal punto di vista ideologico e formale, l'Arte Digitale è una rottura netta con la tradizione, oppure recupera ed attualizza spunti del passato, come ad esempio del Futurismo?

Non saprei.. non credo. Come già detto il digitale è un mezzo che sicuramente allarga le possibilità artistiche, ma pur sempre un mezzo. Niente altro che un pennello assai espanso.
Per i Futuristi non era importante la tecnica (anche se sperimentavano), ma i contenuti. Le migliori e più innovative opere visive dei Futuristi furono realizzate ad olio, un mezzo pittorico classico.

 

Sei stato capo redattore di "Kaos, rivista di giochi di ruolo". Da ex appassionato lettore, potrei chiederti anche un autografo ! Che ci racconti di quell'esperienza?

All'epoca lavoravo già da qualche tempo alla Granata Press di Luigi Bernardi, casa editrice nota per aver portato per la prima volta il fumetto giapponese in Italia. Quando alla Granata Press pensarono di occuparsi editorialmente di giochi da tavolo e GDR mi incaricarono della redazione della rivista, per il fatto che ero l'unico che giocava regolarmente ed ero "esperto del settore". Tutto qui.

Se proprio lo vuoi l'autografo te lo faccio, ma mi pare eccessivo... :)

 

Ti può sembrare strano ma diversi artisti e scrittori con cui chiacchiero abitualmente ritengono che Kaos e le sue suggestioni abbiano influito sullo sviluppo della loro creatività e visione del mondo. Eravate consapevoli di forgiare un immaginario? Con il senno di poi, a vostro modo facevate avanguardia… Secondo te, è possibile replicare ancora un'esperienza del genere?

Sinceramente alla Granata Press, per via delle produzioni che creavamo, eravamo tutti consapevoli di essere allo "stato dell'arte" dell'editoria, perché qualsiasi pubblicazione che usciva era una cosa che non era mai stata fatta prima in Italia, quindi un grazie a Luigi Bernardi, mente anche folle dietro questo progetto editoriale.

Per quello che riguarda Kaos, io sapevo che il sottobosco di artisti e giocatori ribolliva. Abbiamo dato semplicemente la stura a una bottiglia di Champagne, dimostrando che "certe cose" potevano esistere anche commercialmente nel nostro paese e non solo negli USA o in Inghilterra.
A posteriori non so se abbiamo fatto bene ad aprire quella bottiglia. Il mercato per i giochi da tavolo e per l'arte fantastica è ridicolo in Italia, e sono certo che molti sono rimasti delusi oppure sono emigrati in paesi più ricettivi.

Proprio di recente Piero Cioni, un mio caro amico ed uno dei più geniali game designer italiani di giochi da tavolo è andato a vivere in Germania assunto dalla Sony.

 

L'Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Per quello che mi riguarda personalmente, sicuramente sciamano.

 


Cos'era Soft Air Adventures?

Durante gli anni '90 ho fondato assieme a un socio la casa editrice Planetario. Pubblicavamo molti manuali di sport minori, come ad esempio il tiro con l'arco e hobby particolari, tutti dei long sellers. All'epoca giocavo a Sotf Air, la simulazione di combattimenti dal vivo con armi ad aria compressa e siccome avevamo capito che vi era un grosso fermento attorno al fenomeno, volevamo pubblicare un manuale sul tema, ma non trovavamo nessuno che potesse scriverlo, quindi lo scrissi io.

Il libro fu un vero successo di vendite quindi decidemmo di pubblicare una rivista periodica edicolare sull'argomento dal titolo Soft Air Adventures. Anche la rivista andò bene e raccoglieva parecchia pubblicità di settore. Proseguì le vendite fino alla chiusura della casa editrice.

 


Marco Ajello, uno dei redattori di Quaz Art, sostiene che in Giappone, con lo sviluppo del 3D e il recupero di una certa iconografia, come ad esempio quella delle grafiche di Hokusai, il fenomeno ludico e sociale dei videogiochi sta generando un nuovo linguaggio artistico… Tu che hai lavorato nel campo, che ne pensi di questa tesi?

Mah... è come dire che "I'm with You", l'ultimo disco dei "Red Hot Chili Peppers", che ha dei brani che riprendendo delle sonorità anni '80, sta generando una nuova tendenza musicale, mentre invece a me sembra la scopiazzatura di "Rio" dei "Duran Duran" del 1982.

Come vedi, il "senso di novità" dipende molto da quanti anni hai (io ne ho 49), dalla tua cultura e dal tuo immaginario.

La storia dell'arte - come quella della musica - è di tipo evolutivo con un sacco di rimasticazioni e re-interpretazioni. Pochi sono quelli che nelle arti figurative hanno inventato qualcosa di nuovo dopo millenni, e quei pochi, tutti nati nel ventesimo secolo, sono putrroppo morti da un pezzo.

 


In Italia possono nascere ancora avanguardie artistiche?

Lo escludo totalmente, a meno che l'"Achille Bonito Oliva" di turno non se ne inventi una. Anzi, credo che sia passato per sempre anche il momento in cui un critico d'arte si possa inventare una "transavanguardia".

 


Per te, cos'è l'inquietudine?

Ha a che fare con la paura, ed io ho paura della paura.

Il migliore amico dell'uomo non è il cane, il migliore amico dell'uomo è la paura.
Io non uso l'inquietudine per realizzare le mie opere, nemmeno quelle più inquietanti. Ciò che mi viene fuori è tutta roba che trovo già lì pronta, dentro la mia testa, e la trovo solo se la cerco, altrimenti non c'è, non è mai esistita.

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

La ragione non genera mai nulla di creativo per me, e neppure il suo sonno. Magari per qualcun altro si, ma non per me. Ciò che mi serve per accendere il fuoco sacro è essere libero e magari anche mortalmente annoiato. La creatività mi riaccende una parvenza di "vita vera" che non è vera affatto, ma così la percepisco.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Ma il libero arbitrio non è mai esistito! Perché mai dovremmo farci questa domanda?
A un certo punto del ventesimo secolo, attorno a gli anni '70, l'illusione dell'esistenza di un cosiddetto "libero arbitrio" è stata molto forte, ma l'illusione è presto scemata, come tutti possono osservare oggi.
Tutta la storia dell'umanità dimostra che le società sono sempre state composte da servi più o meno ossequiosi o ribelli e padroni più o meno illuminati o crudeli; le "democrazie", propaggini dal "volto umano" del consumismo capitalista, occupano nella storia umana uno spazio temporale pari ad un foruncolo su una supernova.
Le società umane torneranno abbastanza presto nel proprio alveo replicandosi nella tradizionale dinamica servi/padroni. Non che la cosa sia giusta o mi piaccia, ma le cose stanno così.
In ogni caso, fino a che le democrazie continueranno ad esistere, continuerà ad avverarsi la profezia di Aldous Huxley contenuta nel suo romanzo "Il mondo nuovo" del 1932:

"Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici."


Panem et circenses ai massimi livelli! Questa è la pasta di cui sono fatte le democrazie, e fra l'altro esse sono il modello di società di massa più confortevole mai inventato dagli uomini, ma non parliamo di libero arbitrio, per favore.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove nasce la tua ispirazione? Come la rendi forma e sostanza?

La mia ispirazione, soprattutto quando realizzo opere senza committenza, paradossalmente è ragionata, ma casuale. Mi viene in mente una mezza idea ed inizio a fare ricerca iconografica, poi magari vedo una cosa realizzata da qualcuno che mi esalta e mi dico "voglio assolutamente fare una cosa simile, anzi, quasi uguale!", inizio a lavorarci su, ed inevitabilmente il lavoro prende una piega diversa, a volte esattamente contraria alla mia fonte di ispirazione iniziale. In realtà è quando sono "sul pezzo" che sfrutto veramente la mia creatività.

Come direbbe Brian Eno, uso le "strategie oblique".

 

Perché "Edizioni Scudo"? Che ti ha spinto in questa impresa?

Il numero 12 del Marzo 2012 della nostra "Short Stories - Rivista Letteraria Illustrata di Letteratura Fantastica", appena uscito, vede il suo primo numero esattamente 32 anni fa, nel lontano 20° secolo.

Era quello che si chiamava una "fanzine" e la redigevo ed impaginavo totalmente io a 16 anni, con l'indispensabile aiuto di Andrea Cavallini. Veniva addirittura distribuita da alcune librerie Feltrinelli che all'epoca avevano uno spazio dedicato alle riviste amatoriali di qualsiasi genere.

Concettualmente il "Short Stories" del 1980 era esattamente come quello di oggi: era illustrato e raccoglieva narrativa breve di scrittori italiani. Ne uscì solo un altro numero, ed il numero 3 dovette aspettare fino al Gennaio 2008 quando io e lo scrittore Giorgio Sangiorgi ne riprendemmo le pubblicazioni sotto il marchio Edizioni Scudo: www.edizioniscudo.it

Visto il gradimento dei lettori , abbiamo cominciato a pubblicare romanzi e antologie personali, ad indire "bandi tematici" che poi abbiamo raccolto in vari volumi e ad allargare il nostro interesse verso la "letteratura di genere".

A tutt'oggi abbiamo parecchie collane tematiche ed abbiamo pubblicato più di 100 opere (moltissime delle quali su carta), quasi tutte di autori italiani, sia alle prime armi che già conosciuti.

 

Quale sarà il futuro degli ebook in Italia?

Per ora non rappresentano un grosso fatturato in Italia, ma tra qualche anno la faranno da padrone pure qui. Del resto qui la gente si deve ancora "attrezzare", senza contare poi il fatto che a tutt'oggi il 40% della popolazione italiana non ha internet, che è come dire che nel secolo scorso il 40% della popolazione italiana non avesse avuto il telefono in un momento in cui negli altri paesi industrializzati se ne faceva un uso popolare.

Per l'editorie medio/piccolo, liberarsi dal giogo della infausta coppia distributore/libreria penso sia cosa buona e giusta.
Le nuove tecnologie danno e daranno ai "topini" dell'editoria - come noi, che pure continuiamo a produrre libri stampati anche se on-demand - possibilità di diffusione impensabili ed anche impraticabili fino a qualche anno fa. Anche per ciò che riguarda gli investimenti, gli eBook ed altre moderne tecnologie di distribuzione dei libri, permettono quasi a tutti i soggetti interessati di sviluppare progetti editoriali senza gravosi sforzi finanziari.

Noi, come Edizioni Scudo, pensiamo che la cosa più importante è che la narrativa venga letta, e non tenuta in un cassetto. Gli eBook democraticizzano il processo di fruizione del libro e permettono anche alla narrativa "sconosciuta" di essere diffusa.

 

La dialettica tra naturale ed artificiale che anima molte delle tue opere può essere letta in chiave cyberpunk? Come ti rapporti dinanzi con i cardini ideologici di quel movimento ossia la sfiducia nella tecnologia, l'impossibilità del futuro ed il degradarsi della carne nella materia?

Le mie opere di ispirazione cyberpunk sono ovviamente da leggersi in chiave cyberpunk, altre hanno differenti ispirazioni e differenti chiavi di lettura. Come ho già chiarito in una domanda precedente, la mia visione del futuro non è affatto rosea e sposa in parte l'idea cyberpunk che vede le megacorporazioni sostituirsi totalmente ai governi eletti dal popolo.

In realtà già oggi è peggio di qualsiasi oscura previsione degli scrittori cyberpunk, come testimonia la cronaca. Un recentissimo studio condotto da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo ha dimostrato che 147 gruppi (la maggioranza sono banche), intimamente interconnessi tra loro dal punto di vista economico, controllano il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta pari a 37 milioni di imprese e investitori, controllando in pratica un valore dieci volte più grande di quello che ci si poteva aspettare sulla base della loro patrimonializzazione. Questi gruppi che praticamente funzionano come fossero una unica mega-entità economica, nella realtà dei fatti sono una rete capitalista che domina il mondo, ovviamente anche dal punto di vista politico.

Quello che non sposo dell'ideologia cyberpunk, è la visione totalmente rassegnata e senza speranze del futuro: come già detto le società umane torneranno abbastanza presto nel proprio alveo replicandosi nella tradizionale dinamica servi/padroni, ma i servi non sono sempre ossequiosi. Se stretti nell'angolo diventano ribelli ed inferociti e la tenuta sociale va a farsi fottere da un giorno all'altro. Anche questo è già successo e succederà ancora, ma per via della globalizzazione la rivolta prossima ventura probabilmente avrà una magnitudo planetaria.

 

Noam Chomsky in un'intervista, pubblicata nel '75 da Laterza, su Linguaggio e Ideologia, diceva che il limite stesso delle persone è di appartenere al genere umano. E' possibile che la Tecnica, secondo quanto affermato nelle riflessioni cyberpunk permetta una ridefinizione del concetto di Umano?

La nuova frontiera tecnologica non è elettronica ma biologica. Molto presto chi se lo potrà permettere potrà avere una vita sensibilmente più lunga, godrà di una salute di ferro, potrà migliorare le proprie capacità fisiche e mentali e progettare a tavolino le caratteristiche dei propri figli ed anche dei propri servi e/o di masse di lavoratori.

Quindi sì, una ridefinizione del concetto di "umano" come profetizzò Chomsky, ma su base esclusivamente elitaria e forse anche eugenetica visto che già oggi sulla terra vivono 7 miliardi di persone. Una lunga vita "superumana" non può essere per tutti.

Queste nuove tecnologie aggiungeranno ulteriore caos al subbuglio che si già intravvede lungo la prospettiva del 21° secolo.

 

Che ne pensi dello Steampunk?

Lo steampunk di oggi è essenzialmente un fenomeno globale di costume, lo testimoniano gli oltre 40 milioni di risultati di Google se si cerca la parola "steampunk". Come sicuramente saprai dal punto di vista letterario lo steampunk nasce come costola del cyberpunk negli anni '80 e parte da un "what if": cosa sarebbe successo se tecnologie avanzate si fossero palesate in epoca vittoriana?

Il genere pareva morto e sepolto da un pezzo e invece, imprevedibilmente, vive di una seconda vita ancora più popolare della prima.

Io credo che questa fascinazione per l'estetica ampollosa fine ottocento accoppiata alla tecnologia e alla moda, oggi nasca da un spontaneo rigetto delle giovani generazioni (ed anche di quelle meno giovani) alla piattezza estetica ed omologativa della produzione in massa di beni.

In realtà dietro allo steampunk si nasconde una specie neo-luddismo, il quale, per ora, non è di carattere ideologico, ma è possibile che lo diventi. Il "case" di un computer dal design unico, realizzato in legno, acciaio ed ottone, con tasti da macchina da scrivere e bulloni sottintende la fascinazione per i personaggi degli inventori "Belle Époque".

Uomini come Nikola Tesla, Guglielmo Marconi, Gustave Eiffel o Thomas Edison, sono i personaggi di riferimento dello steampunk; persone riconoscibili come singoli e non consigli di amministrazione, soggetti totalmente responsabili delle loro scoperte ed invenzioni e non oscuri ricercatori al soldo di una multinazionale. Solidi personaggi a tutto tondo, uomini forse veramente liberi, padroni delle proprie vite a causa delle loro idee, gente solitaria che si fece largo per merito personale e per l'innovazione del loro pensiero, facendo trionfare la propria volontà sul mondo.

Se questi sono i personaggi cardine di questo fenomeno di costume così ampio, forse (ma solo forse) c'è da sperare in una nuova, anche se breve, stagione di illusione di libertà e speranza come negli anni 70. Del resto venne prima la minigonna dei figli dei fiori.

E comunque meglio l'illusione del nulla, meglio del vuoto rutilante, del buio pneumatico, del nulla trasparente.

 

Cos'è la Fantascienza? E' una letteratura di idee? Una proiezione nel Futuro incubi e le paure del presente? Una transizione oltre l'Umanesimo?

Per me la fantascienza è LA LETTERATURA.

Quale altro genere letterario ti può intrattenere e contemporaneamente far riflettere?
Quale altro genere letterario può esplorare seriamente o ironicamente le bassezze e le altezze dell'umanità?

Quale altro genere letterario può sottoporre alla mente del lettore problematiche che vanno da tesi politiche utopiche al contatto con una civiltà aliena?

La fantascienza contiene in se stessa qualsiasi altro genere narrativo, ma ha la possibilità di espandere all'infinito le tesi e le speculazioni, e nel mondo moderno a volte si sostituisce addirittura all'antica ed indispensabile figura del profeta.

 

Secondo te, quali sono le analogie e le convergenze tra il processo creativo artistico e quello letterario? La civiltà digitale potrà colmare il gap tra questi due modi di raccontare il mondo?

E' possibile ma improbabile. Esistono già applicazioni per iPad che sono in pratica dei libri multimediali che permettono al lettore di accedere narrativamente a contenuti multimediali e visivi di ogni genere realizzati appositamente per l'opera. Purtroppo un oggetto virtuale del genere ha dei costi produttivi molto alti e dubito che si voglia investire così tanto in termini di tempo e danaro nella produzione di massa di libri elettronici.

In realtà la filosofia economica degli e-book è quella della teoria della "coda lunga", ossia vendere anche solo poche copie al mese per titolo di una vastissima raccolta di titoli è più redditizio che vendere migliaia di copie di pochi titoli.

Lulu, Google, Amazon, iTunes, dimostrano in modo lampante come in un momento critico in cui l'economia mondiale si sta interrogando sul proprio futuro, la teoria della "coda lunga" possa offrire un mercato potenziale che rende molto di più, parecchio di più... per questo le aziende sopracitate facilitano enormemente l'autopubblicazione, ma ci guadagnano solo loro.

 

Che valore dai alla metafora del Robot?

Il robot è contemporaneamente lo schiavo perfetto ed il nostro alter ego, e come tale potrebbe essere il nostro avatar nel mondo reale.

Sicuramente rappresenta anche la nostra nemesi. Penso che i robot di forma umanoide impiegati nella vita di tutti i giorni, anche se fossero già disponibili oggi, potrebbero avere un successo commerciale solo attorno la metà del 21° secolo.
Sarebbero muti ed ubbidienti testimoni delle nostre vite, ma intellegibili e misteriosi golem capaci di tutto e di niente.

Ci vorranno alcune generazioni per abituarsi alla loro spaventosa presente assenza, e forse non sarà sufficiente.

La loro introduzione su larga scala nella nostra società, se mai ci sarà, aggiungerà un'altra variabile caotica alla nostra storia.

 

In alcune tue opere sembrano esserci delle suggestioni del Pop Surrealism. E' qualcosa di casuale, un'espressione dello Spirito dei Tempi, o voluto?

Forse nella tecnica o nella resa finale. Ho tentato a volte di fare "il verso" al Pop Surrealism che mi piace molto, con risultati anche soddisfacenti. Il problema è che non posseggo pienamente quella ironia che servirebbe per dare continuità a un certo discorso. Io alla fine ho uno spirito più tragico e forse più retorico, che inevitabilmente va a finire in quello che faccio, e tutto sommato non mi dispiace.

 

Il tuo rapporto con i fumetti… Quanto hanno influenzato la tua creatività?

Quasi nulla o limitatamente. Non sono mai stato un grande lettore di fumetti neppure da piccolo: mi infastidivano tutte quelle figure con tutti quei dialoghi e didascalie da leggere... o guardare o leggere! E poi anche quando lo stile del fumettista era irresistibile, trovavo che i baloons rovinavano tutto il lavoro dei disegnatori con la loro invadenza.

Solo due fumettisti, che ho amato, mi hanno effettivamente influenzato: Moebius (al secolo Jean Giraud, purtroppo appena scomparso) per la pulizia del suo tratto e per l'estetica fantascientifica totalmente innovativa e Philippe Druillet per le sue deliranti invenzioni sceniche e per la fantastica impaginazione dei suoi lavori, parte integrante della sua opera artistica.

Come vedi infatti, entrambi questi autori sono parchi di parole nei loro fumetti.

 

Nella tua ricerca artistica vi sono suggestioni del Passato? A quale artista che fu ti senti più vicino?

Amo i Preraffaelliti e se potessi mi ci riempirei la casa (in realtà ne ho uno piccolino ma originale).

Il mio preferito è John William Waterhouse ed in particolare mi piacciono i suoi tre dipinti dedicati a "The Lady of Shalott", ma comunque tutta la sua opera è meravigliosa e rende perfettamente quel senso di nostalgia di cose perdute che non sono mai esistite, vero senso dell'arte fantastica.

Io invidio John William Waterhouse, avrei voluto saper dipingere come lui ed avere le sue visioni!

Adoro anche Tamara de Lempicka dal tratto futurista ed anche un poco cubista, ma dall'estetica sofisticata; poi ovviamente mi piacciono anche i Futuristi, principalmente quelli legati al periodo dell'Aeropittura.

Di quel gruppo di artisti il mio dipinto preferito è sicuramente "Incuneandosi nell'abitato (In tuffo sulla città)" di Tullio Crali del 1939. Anche solo il titolo è un capolavoro.

 

Il più grande illustratore della storia?

Ce ne sono diversi che preferisco, tutti nati prima della matà del secolo scorso: l'americano Norman Rockwell, padre dell'estetica figurativa della Coca Cola e maestro nel rappresentare l'"american way of life", il polacco Alphonse Mucha, vate dell'illustrazione Art Nouveau, l'inglese Arthur Rackham tra i primi illustratori di Alice nel Paese delle Meraviglie e Peter Pan.

Come illustratore fantascientifico il mio "eroe" è sicuramente l'inglese Peter Elson autore di innumerevoli copertine negli anni '80 e prematuramente scomparso ne 1998. Credo che se non fosse stato per i suoi lavori non starei facendo quello che faccio.

 

Progetti per il futuro?

Ho terminato da qualche tempo per una azienda americana tutta la grafica per il gioco da tavolo "Gunship: First Strike" e dovrei iniziare presto a creare le illustrazioni per l'espansione. Il lavoro che ho fatto per questo gioco, molto atteso, mi sta aprendo il mercato anglosassone dei giochi da tavolo, e sto cominciando a ricevere richieste di preventivi per lavori in questo campo.

Sto anche terminando di preparare un nuovo libro di illustrazioni da me realizzate dal titolo "The illuminated Cthulhu Mythos" che uscirà in lingua inglese e che verrà diffuso dai maggiori distributori on-line a livello globale. Si tratta di una specie di "raccolta" di "pagine strappate" da grimori inventati da Howard Phillips Lovecraft - e da gli altri scrittorie che negli anni hanno sviluppato i miti di Cthulhu - come il "De Vermis Mysteriis" o lo stesso "Necronomicon" con a fronte un breve testo che descrive dove tali pseudobiblia appaiono e/o da chi sono stati ideati.

Per il resto le solite commesse per copertine di libri e riviste, ed ovviamente i lavori di illustrazione per le Edizioni Scudo.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Ho ricevuto una educazione cattolica e ho studiato dai preti. Questo ha fatto di me un anticlericale convinto.

Nella mia vita mi sono occupato di tecnologia ed anche di esoterismo, ho giocato a Soft Air e ho fatti tiro da caccia istintivo con l'arco, sono illuminista e spirituale. Tutti argomenti in contraddizione, ma la vita è contraddizione e bisogna accettarlo; ci si muove lungo il cammino cercando di tenere le contraddizioni imbizzarrite al proprio passo, ed è questo lo sforzo maggiore. Chi dichiara di essere coerente mente od è uno stolto.

Penso che alla fine del viaggio non c'è niente, ma probabilmente ho torto marcio.

12/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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