Passeggiare il venerdì pomeriggio a San Lorenzo. Uno sguardo alla Fondazione Cerere, dove nel cortile capeggia il poster di Damien Hirst Nuc

La grande frontiera

Passeggiare il venerdì pomeriggio a San Lorenzo. Uno sguardo alla Fondazione Cerere, dove nel cortile capeggia il poster di Damien Hirst Nucleohistone nell’ambito del progetto Postcard from… il tentativo generoso e sospetto velleitario, di portare l’arte dove nessuno si aspetterebbe di trovarla, nei cartelloni pubblicitari in mezzo alla strada.

Dico velleitario, non per colpa della Fondazione, ma di noi romani: conosco bene i miei polli… Troppo impegnati a smadonnare ed insultarsi a vicenda nel traffico, evitando di investire pizzardoni o nella caccia disperata di un parcheggio che non sia una striscia blu, hanno difficoltà ad alzare gli occhi dal volante, per dare un’occhiata a ciò che li sovrasta.

Inoltre, cresciuti tra rovine e barocco, dove l’eterno risuona, hanno difficoltà a comprendere l’incerto transitorio dell’arte contemporanea. E nel caso di Hirst, è un peccato. Anche se lo ritengo un immenso paraculo, che ha industrializzato l’Arte, rendendola poco distinguibile dal design, Damien è stato uno dei pochi che ha avuto il coraggio di trattare temi che il Post Moderno ha cercato di nascondere come immondizia sotto il tappeto: il nostro rapporto con la Morte, la paura della malattia che corrode il nostro corpo e il nostro spirito, il parassitismo dell’industria dei farmaci che più che produrre cure, trasforma i nostri timori e angosce in profitti, il rapporto tra il nostro quotidiano, la religione e la scienza.

Temi forti che l’Arte e la letteratura hanno schivato negli ultimi venti anni e che costituiscono forse il segreto del suo grande successo di pubblico ed economico. Le opere di Hirst non saranno capolavori epocali, ma come dice un proverbio beduino

Nel deserto anche l’acqua fangosa e torbida disseta

Nelle sale della Fondazione, invece, vi è una selezione di progetti realizzati dagli studenti della Facoltà di Architettura, che riguardano esercizi di recupero edilizio e territoriale dell’edificio nell’ambito dell’iniziativa Il Pastificio Cerere: una riflessione tra recupero e progetto.

Secondo i curatori, una riflessione sul paesaggio urbano, con uno sguardo focalizzato sull'estetica, sulla sociologia e sulle sottili relazioni ambientali, artistiche e antropologiche che in maniera ineluttabile definiscono il panorama complesso dell’architettura contemporanea.

Io mi godo la suggestione di essere un equilibrista che si muove tra diverse città possibile e ucroniche che si intersecano tra loro, creando immagini del Possibile.

Traverso la strada. Nella galleria Limen otto9cinque vi è una mostra di Antonio Ciarallo e Massimo Melloni che a essere sincero, mi impressiona poco. Sicuramente vi è una poetica evocativa, dietro le loro opere, ma girando per lo spazio, vi è la sensazione di un qualcosa di già visto.

 

L’informale materico di Ciarallo, ricorda troppo la ricerca di Burri, mentre le garze impalpabili di Melloni richiamano una certa ricerca americana degli Anni Settanta. Vederli assieme è sicuramente un tuffo nostalgico nel Passato, ma l’Arte deve avere il coraggio di osare qualcosa di nuovo e di diverso rispetto alla citazione e alla riproposizione.

Cento metri e mi ritrovo all’inaugurazione della Bloo Gallery, in via Tiburtina 149, che pomposamente si vanta di essere la prima galleria di fotografia contemporanea della città. Mi strappa un sorriso: di primo acchito, me ne vengono in mente almeno quattro o cinque che si dedicano a questo ambito da parecchio tempo. Per fare un esempio, sempre a San Lorenzo, c’era Mandeep che ha partecipato anche all’edizione 2011 del Festival della Fotografia di Roma.

Ma tant’è, al di là degli slogan pubblicitari, che lasciano il tempo che trovano, è sempre da ammirare che in questo tempo di vacche magre qualcuno abbia il coraggio di rischiare con una galleria, specie in un ambito, quello della fotografia, considerato in Italia come di serie b.

 

La location, curata nell’illuminazione, è particolare: una stanza lunga e stretta, un cortile coperto, una seconda stanza più corta e larga. Uno spazio che ha lo svantaggio di non essere unitario, ma che in compenso permette soluzioni di allestimento fantasiose o la coesistenza di più mostre in contemporanea.

L’inaugurazione è con il botto: vi è la mostra Vector Portraits di Andrew Bush in cui il grande fotografo racconta con quindici scatti la Los Angeles degli anni Novanta. L’artista, al volante di un’utilitaria percorre le strade della metropoli, fotografa gli altri guidatori quando vi si trova a fianco, in modo che il finestrino funga da cornice ideale ai loro ritratti.

 

Così l’automobile diviene proiezione del proprio Io, in cui i piccoli gesti del guidare, accoppiati alle espressioni, divengono specchi dell’anima.

Così, mentre osservavo le foto, con gli altri visitatori che sgranocchiavano noccioline (piccola nota a margine, un mio amico milanese che, per risparmiare sulle cene, era frequentatore abituale di vernissage, avrebbe definito il buffet scarno) riflettevo sul diverso rapporto tra americani e italiani con le automobili.

Per i primi, come testimoniati anche dai quadri di Hopper o della pop art californiana, la macchina è strumento di libertà, erede del carro dei pionieri: la possibilità di cambiare vita, lasciandosi dietro il Passato e andando verso l’Utopia, la grande frontiera.

 

Il viaggio nello spazio rispecchia il viaggio in se stessi, vero l’acquisizione di una nuova consapevolezza. Per noi invece, l’automobile è metafora dei difetti del carattere nazionale: l’abitudine al conformismo, raggruppandoci come pecoroni, la rissosità, la furbizia, nella convinzione che si viva meglio fregando il prossimo, piuttosto che collaborandoci.

E di questa differenza, probabilmente ne è stato consapevole anche Andrew Bush, visto che a quanto pare il suo prossimo progetto sarà uno studio antropologico e fotografico dell’automobilista capitolino… E che dirgli ?

Un gran in bocca al lupo…. E che pagherei oro per vederlo fotografare er cuggino der Giamaica che dar finestrino abbassato je grida

Bello de casa, te voi da ‘na mossa ? Che qui ce passa ‘n aereo ‘n fiamme cor pilota ‘mbriaco…”

11/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

Artisti in Evidenza

Iscrivendoti alla nostra newsletter tutte le novità ti verranno notificate via e-mail

+ Servizio di Newsletter

Iscrizione Cancellazione

ULTIME IMMAGINI CARICATE

quaz-art: un progetto di militarizzazione artistica tutto italiano matte painting e compositing, tecniche di illustrazione fotografia sperimentale, surrealismo, pittura digitale surrealismo ispirazione surrealismo fotografico fotografia sperimentale creativa arti figurative computer grafica italia arti grafiche tecniche disegno raster e vettoriale computer grafica, design e tecnologia arte digitale contemporanea portale d'arte d'avanguardia: quaz-art pittura surrealista galleria virtuale contattaci

L'Avanguardia Futurismo Surrealismo Arte Digitale Pittura Digitale Matte-painting Arte Generativa Cos'è l'arte digitale?

Il browser da te utilizzato non rispetta gli standard di sicurezza necessari per navigare questo sito. Per la nostra (e la tua) incolumità ti consigliamo di navigare utilizzando un browser più recente:

 

» Scarica l'ultima versione di Google Chrome

» Scarica l'ultima versione di Firefox

Per motivi di sicurezza non è possibile navigare questo sito senza l'ausilio di Javascript; che tu stia utilizzando un dispositivo di tipo mobile o desktop ti consigliamo di spuntare la voce relativa dalle impostazioni di navigazione.