No, i poeti sono coloro che vedono cose che noi preferiamo ignorare. Che pronunciano le parole che noi tacciamo. Hanno il coraggio di essere

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Nata a Primavera
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(da "Vuoto d'amore")

Era passato un anno da quando Giulio aveva cambiato vita. Ed il Tempo, come diceva la saggezza degli antichi, si stava mostrando ottimo medico.
Qualche volta, ripensava ancora ai giorni della consulenza. Non più con rancore, ma con quel distacco malinconico simile a quello degli anziani, quando ricordano gli amori della giovinezza.


I volti degli idioti che aveva incontrato o dei burocrati che l'avevano ferito, si stavano scolorendo. Rimanevano vividi soltanto quegli amici. Di chi aveva sputato sangue con lui per innumerevoli notti, per rispettare consegne insensate.
Sorrideva persino del mobbing. Gli aveva insegnato a riempire con le piccole cose del quotidiano il vuoto che gli si nascondeva dentro.
Alla fine non era quella, la cosa che gli aveva fatto più rabbia.
Era il servilismo. Per mesi, lo avevano additato a pubblico disprezzo, chiuso in uno sgabuzzino, ignorato. Era bastata la telefonata di un vecchio amico, improvvisamente divenuto dirigente in uno dei principali clienti, per fare loro piegare la schiena. Ed il reietto era divenuto l'eroe del giorno.
Sorrise ripensando all’espressione del capo del personale, un paio di settimane dopo, quando presentò le dimissioni.
“Ma dove vai, scemotto?”
“Mi metto a fare il fotografo. E’ la mia passione. Mi sono rotto di voi. Voglio cantare fuori dal coro”
“Chi lo fa, stona”
“O vince un disco di platino”
No, non era diventato né ricco, né famoso, ma aveva guadagnato cose più importanti. Il dominio del suo tempo. La libertà di essere e di fare. Il sentirsi finalmente vivo.
Aveva gettato nel cassonetto della Caritas quasi tutte le giacche e le cravatte, tranne un paio, per occasioni importanti e cerimonie con i parenti. Aveva cominciato a vestirsi con camicie vivaci, per distinguersi dalla massa. Non voleva più nascondersi.

Insomma, la consulenza gli aveva lasciato ben poco. L'abitudine di alzarsi in piena notte, passeggiando per strade vuote, alla ricerca di chissà cosa. Una chiacchiera con un ubriaco o con una puttana. O con nottambuli fermi ad aspettare il primo tram.
Guardò la luna piena riflessa sui Navigli. Non vi era neppure il ricordo del trambusto dell'Estate. Si sedette accanto a Ion, il moldavo che ostinato provava a pescare nella poca acqua rimasta. Il suo modo per lottare per la noia. Per scavare in se stesso. O per fare il solista.
Ogni tanto li raggiungeva una vecchia. A volte si lamentava dei vicini di casa, del loro trambusto che le impediva di scrivere. O degli infiniti lavori edili voluti dall’amministratore, con la polvere che oscurava il sole.

Più spesso si godeva la compagnia del silenzio. All'alba andavano tutti e tre a bere qualcosa in quel bar sulla Darsena, aperto tutta la notte.
Un ultima sigaretta assieme e ci si salutava, mentre Milano pigra si godeva il primo traffico
Non la vedeva da Maggio. Ion, nei rari momenti di loquacità, gli aveva detto che era stata ricoverata per problemi di salute, ma non sapeva in quale ospedale fosse.
Peccato, a Giulio sarebbe piaciuto andare a trovarla. Un mazzo di fiori, qualche cioccolatino, un rhum invecchiato, per brindare a chissà cosa. Lo chiese per l’ennesima volta.
Il moldavo ripose la canna da pesca.
"E morta"
"Peccato"
"Pare fosse una poetessa nota"
“La compatisco”
“Perché?
“Ci sono dei versi di Baudelaire che lo sanno spiegare meglio di me


Il poeta è come il principe delle nuvole
Che abituato alla tempesta ride dell’arciere;
esiliato sulla terra fra gli scherni,
non riesce a camminare per le sue ali di gigante.


“No, i poeti sono coloro che vedono cose che noi preferiamo ignorare. Che pronunciano le parole che noi tacciamo. Hanno il coraggio di essere unici. Ci ricordano ciò che dovremmo essere e non siamo”
“Cantano da soli… E’ la loro maledizione”
“O il loro dono e fortuna”
Ion tirò fuori dalla zaino una bottiglia di un liquore impronunciabile. Ne bevve un sorso. Lo passò a Giulio.
Brindarono a lei. Ed alla notte superba.


La bottiglia vuota finì nel Naviglio, mentre sull’alzaia correva una Volvo solitaria.

09/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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