Ho sempre usato linguaggi diversi nel mio lavoro. La contaminazione è alla base della mia ricerca. In questo modo riempio il mio spazio di p

Intervista a Roxy

in the box by CreativiNA

Quaz Art non è soltanto un portale: è un progetto, il tentativo di implementare nel web una filosofia e una visione artistica.

Filosofia basata su tre principi cardine:

L’Utopia, perché non vogliamo rappresentare la Cultura Italiana per ciò che è, con i provincialismi e contraddizioni, ma per quello che dovrebbe essere, rilanciando la sfida dell’avanguardia;

La Contaminazione, perché vogliamo far dialogare linguaggi ed esperienze tra loro apparentemente lontani, esplorando le aree marginali da dove nascono nuovi linguaggi;

La Rete, perché noi non crediamo nelle strutture chiuse ed autoreferenti, ma nella diffusione continua e pervasiva di idee e spunti, utilizzando tutti i media possibili.

 

Principi che ci hanno fatto associare al portale il blog per segnalare le iniziative che consideriamo significative e i profili su tumblr e su pinterest, per dare massima evidenza agli artisti che credono in noi. Principi che ci hanno portato a collaborare con Potpourri Magazine, una delle più coraggiose e sperimentali riviste di fotografia in Italia, con il giornale Gazzettino del Tirreno e con Art Europas, per dare respiro internazionale alle nostre iniziative.

Ora la collaborazione si amplia a CreativiNA, il laboratorio culturale con sede a Napoli, per evidenziare la ricchezza creativa di tale città. Collaborazione che inizia condividendo un’intervista alla video artista Roxy in the Box.

 

Roxy in the box all’anagrafe Rosaria Bosso, partendo dalla vivacità dei colori e dalla estremizzazione della pop-art couture americana, crea che opere mirano a modificare la visione del mito moderno accentuando il potere mediatico delle persone. Focalizza l’attenzione su problemi sociali ed etici che partendo dalla realtà della città di Napoli, considerata come suo personale microcosmo artistico, si riflettono sull’intero contesto internazionale. Attraverso un suo personale meccanismo creativo, l’artista analizza la quotidianità eliminando ogni forma di retorica dalle sue opere pur mantenendo un sottile velo di ironia che contribuisce a sottolineare la drammaticità dei temi trattati.

Tra le maggiori vi sono: “L’Impresa dell’Arte” al museo Pan di Napoli, “N.EST 2.0 the making of the city/disegna la tua città” al museo Madre di Napoli, “Arredo Palazzo Italia”, a cura della Farnesina a Belgrado e “Cow Parade” in Piazza della Signoria a Firenze.

 

Roxy in the box ha collaborato attivamente allo start up del format “Snack di valori” a cura della videometrò Napoli.

Nel 2008 a seguito di un premio vinto alla Seagate creative Fund il regista Massimo Andrei ha diretto il documentario “Schiaffilife” vita e opere di Roxy in the box, presentato in anteprima ad Artecinema a cura di Laura Trisorio, nonché vincitore del festival Artecinema di Bergamo.

 

Nel 2010 è nata la collaborazione tra Carpisa e l’artista alla quale è stato commissionato la realizzazione di un manifesto per illustrare il progetto “Green Revolution”.

Inoltre la ritroviamo in due compilation musicali con la canzone T’aggià scassà ‘o sanghe.

Nel 2011 realizza il video “The Secret Of Love” Guest Star Raiz

Ha collaborato inoltre con critici e curatori d’arte quali Julia Draganovic, Gianluca Marziani, Antonio Arevalo e Micol Di Veroli. Ed ecco voi la sua intervista realizzata per CreativinNA.

 

Ciao Roxy, siamo felici che tu abbia voluto rispondere all’invito di CreativiNA.

Sai che la nostra associazione nasce, anche, con l’intento di cooperare alla messa in risalto di tutte le forme di creatività, di cui il nostro territorio è ricco; che siamo interessati all’incontro tra lessici creativi differenti.

Ed è proprio questo, che l’esperienza “CreativiNA on stage” ambisce a fare: un palcoscenico virtuale sul quale artisti, musicisti, artigiani, designer, creativi in genere, possono esporre un prezioso frammento della loro produzione attraverso la condivisione, termine così d’uso, oggigiorno, specie se legato alla piattaforma attraverso la quale operiamo per questo progetto.

 

Abbiamo voluto inaugurare “CrativiNA on stage” condividendo una delle tue recentissime opere, “The Secret of Love”, esposta a “Campania sensus”, per la Biennale di Venezia, presso il museo CAM. Un’opera di video arte che si avvale della partecipazione di Raiz, voce viscerale di Napoli. Ci parli di come è nato il progetto?

“The Secret of Love” nasce dalla necessità di raccontarmi in un periodo storico particolare, come questo che stiamo vivendo tutti. L’immobilità del video rappresenta la stasi a cui tutti siamo sottoposti malgrado l’amore che abbiamo dentro, una continua dichiarazione che dall’interno ci squarta a metà ogni giorno.

Un’ assassina e un assassinio svelati in una siepe di rose: in quel momento, l’unica spina nel fianco è l’amore che il commissario rivela alla donna criminale. La “narrazione” si staglia sulla copertina di un libro (“Women in crime”, famosa collana di romanzi americani degli anni ’50), a ricordarci che siamo tutti in copertina, cover di noi stessi con le nostre tragedie e pronti ad essere letti. Ma la mia sensazione è che oggi si resti in superficie, ad aspettare quell’interlocutore cui comunicare il motivo di quel reato.

 

Ed ora veniamo alla parte più bella, “RAIZ”. Ho conosciuto Rino Della Volpe un paio d’anni fa. Uno dei miei tanti sogni/desideri nel famoso cassetto era quello di fare un lavoro con lui. Dopo qualche mese dal nostro primo incontro, gli ho proposto questo mio progetto e lui ha accettato. Il suo essere così viscerale, la sua estrema mediterraneità sono state quasi una penetrazione etnica in un contesto PoP Americano Gangster Movie di quegli anni.

 

La mia ricerca/sperimentazione si è orientata verso un lavoro nel quale immagine e musica non si sarebbero sopraffatte a vicenda. Un’opera nella quale i sensi sarebbero stati coinvolti quasi tutti in egual misura. L’esperimento a mio parere è riuscito. La videoinstallazione completa esposta al CAM di Casoria (come si vede dalla foto), oltre alla proiezione del video, presenta davanti un’enorme siepe, un roseto dal profumo intenso, un piccolo polmone verde (approfitto per ringraziare il vivaio Maisto di Napoli).

 

L’intero lavoro, una volta allestito, era davvero bello: poche volte mi sono emozionata davanti ad un mio progetto appena realizzato, ma con questo, ogni volta che lo guardo e lo ascolto, la dichiarazione del commissario mi arriva dritta al cuore, forse perché riconosco quell’amore dentro di me che oggi fa fatica a comunicare.

 

“The Secret of Love” potrebbe essere definito un “quadro animato” e torna alla mente la meravigliosa esposizione dei “Voom Portraits” di Bob Wilson del 2007, presso il Museo Madre di Napoli, nell’incantevole cornice della trecentesca Chiesa di Donnaregina vecchia. Quanto credi sia importante oggi, per un artista, il mix di diversi linguaggi mediali?

Ho sempre usato linguaggi diversi nel mio lavoro. La contaminazione è alla base della mia ricerca. In questo modo riempio il mio spazio di professionisti, di incontri e si impara tanto. Nei miei ultimi video ho formato un gruppo fantastico, grazie alla società NFI Audiovisivi, che ha prodotto tutta la parte video, il makeup desIgner Roberto Pastore, la costume designer Alessandra Gaudioso e il fotografo Biagio Chianese, che ha seguito i vari backstage.

La mia capacità di mettere insieme un team che lavora con amore e che mi sostiene mi fa sentire all’interno di una factory, dove poter spaziare senza paura né pericolo.

 

I tuo lavori, che siano essi pitture, fotografie, video o installazioni, appaiono carichi di uno spirito tutto napoletano ma speziato da “odori” e “sapori” americani. Ritieni questa, un’ interpretazione corretta del tuo universo artistico?

Spesso sono stata associata a questa forte “napoletanità” che emerge qua e là dai miei lavori, tanto da esserne perfino accusata. In tutta la mia produzione solo quattro progetti, e dico solo quattro, hanno una dichiarata connotazione partenopea. Ora, non capisco perché solo queste quattro opere debbano condizionare un’intera produzione. Ci sono personalità israeliane, africane, orientali che della propria terra fanno la loro unica ricerca artistica, eppure sono riconosciute a livello internazionale e presenti in vari musei. In Italia invece si ha la necessità di marchiare gli artisti ed io, che sono una NoLogo, preferisco dar peso ai contenuti… pertanto spesso non mi ritrovo in queste etichette che vogliono affibbiarmi a forza.

 

E comunque, se sei nato a Napoli e ci vivi, e se poi ci lavori anche e sei pure un artista… come si fa a non evocarla? Napoli è una città diversa da tutte le altre città d’Italia, nel bene e nel male la si tiene in bocca, così come la si tiene nel cuore come una spada in gola.

 

Per quanto riguarda l’influenza americana, penso che oggi quella macchia di colore a campionatura piatta si sia estesa ovunque, quindi mi piace pensare che il mio lavoro provenga ogni volta da un’emozione diversa.

 

Pensi che, in una realtà artistica così complessa, eppure per molti aspetti effervescente, come quella napoletana, esista una vera e propria rete che agevoli gli artisti nella diffusione del proprio lavoro?

No. A Napoli non è mai esistita una reale volontà di supportare il territorio. E, anche quando le cose andavano bene, sono stati privilegiati gli artisti stranieri. Non c’è mai stato un equilibrio tra il territorio e lo “stranger” di turno, fatto economicamente sbagliato: gli stranieri i soldi li vanno a spendere nei loro paesi, a partire dalle produzioni!

 

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi attuali e prossimi progetti?

Sto lavorando a più progetti diversi tra loro. Malgrado il forte cambiamento in atto che questa crisi ci impone, il flusso creativo continua virtualmente ad arredarmi il futuro.

 

Grazie mille ancora per la condivisione e buon lavoro Roxy.

Grazie a Voi!

09/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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