Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio, negli occhi si leggeva la voglia di cambiare

Dietro i tuoi passi

Amo il teatro. Ho bazzicato quell’ambiente per anni, incrociando personaggi assurdi: attori mediocri, geni incompresi, registi incredibilmente superstiziosi o altri che sembravano geni, mentre in verità erano soltanto pazzi furiosi.

Ho assistito a spettacoli assurdi in posto improbabili, una volta, durante una rappresentazione, mi crollò il palco davanti agli occhi. Ho sedotto scenografe, una volta ho persino provato a recitare, ma ero un cane immondo.

Però la magia del sipario che si apre, dell’odore del legno, dei gesti e delle voci che creano vite e mondi è una droga dell’anima, di cui non si può più far a meno.

E tutte le volte che ne ho possibilità, corro a vedere tragedie e commedie, possa anche scatenarsi la tempesta. Così, nonostante il gelo, il 15 febbraio sono andato al teatro Golden di Roma, in via Taranto, accanto a San Giovanni, per dare un’occhiata a "Dietro i tuoi passi".

Tragedia ispirata dalla vita di Peppino Impastato che per i pochi che non lo conoscono è il martire di Cinisi, il politico, attivista e conduttore radiofonico italiano, le cui denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita.

 

Ho sempre avuto molte perplessità sul teatro civile, perché in Italia spesso impegno fa rima con noia. E l’ambiente non aiuta certo. Le persone che lavorano al Golden sono di una professionalità notevole, ma ho il sospetto che chi abbia progettato la sala, non sia mai stato a teatro in vita sua.

Nella platea vi sono punti ciechi, da cui è impossibile osservare l’azione scenica. Lo spazio tra una fila di sedili e l’altra è minimo, soltanto tizi bassi come il sottoscritto posso starvi con un minimo di comodità. Le luci abbagliano il pubblico. Definire mediocre l’acustica è farle un complimento. Il palco, se si può definire tale, rende difficile qualsiasi sperimentazione scenografica.

 

Guardo il pubblico. Parecchi VIP o presunti tali, numerosi politici, diversi attori dell’underground romano, troppi tizi che hanno fatto dell’antimafia un’attività redditizia per le loro finanze e che Sciascia avrebbe cacciato a frustrate, come i mercanti dal Tempio.

 

Calano le luci. Spengo il cervello, armandomi di santa pazienza e sperando che i mie sbadigli passino inosservati.

La vita, però, ti sorprende sempre… A volte prendendoti a ginocchiate sulle gengive, a volte porgendoti delle carezze inaspettate.

 

Per fortuna, stavolta è il secondo caso… Massimo Natale, il regista dalla cravatta assurda e il suo staff hanno compiuto un lavoro splendido. Sono riusciti con una scenografia semplice e un accorto uso delle luci a rendere poetica una location improponibile.

 

Hanno realizzato uno spettacolo poetico e sublime che rispecchia ciò che Aristotele riteneva l’essenza della tragedia ossia tramite una serie di casi che suscitano pietà e terrore, il sollevare e purificare l'animo dalle passioni.

Ciò avviene tramite un meccanismo analogo a quello esplorato da Sofocle nell’Antigone: non uno scontro tra Bene e Male, ma tra due assoluti etici, tra loro incompatibili.

 

Si crea così un duello tra visioni e del mondo e passioni che coinvolge lo spettatore e rende partecipe del dolore e dei sacrifici che comporta una scelta di coraggio e di giustizia. E tutto reso da attori, Claudia Perna, Calogero Macaluso, Francesco Basile, Domenico Colavalle e Duan Melodia che recita magnificamente.

Mi scateno con gli applausi: gli attori ringraziano chi ha permesso la realizzazione dello spettacolo. E come sempre il demagogo qualunquista nascosto nel pubblico non coglie l’opportunità di tacere, buttando tutto in inutile polemica politica.

 

Esco dal teatro. Mi tornano in mente le parole dei Modena City Ramblers

Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,

negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,

aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,

si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore.

E soprattutto un rimpianto. Uno spettacolo del genere sarebbe dovuto essere rappresentato nelle piazze e nelle strade, per scuotere le coscienze, non essere ridotto a passerella per i radical chic.

03/03/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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