La fantasia è stata mia compagna e il mio rifugio sin da quando, da piccola, il mondo ha iniziato a presentarsi ai miei occhi (forse un po'

Intervista a Chiara Fersini

Anche se non ho avuto la fortuna di conoscere Chiara di persona, abbiamo collaborato assieme in varie occasioni. E tutte le volte rimango sorpreso dalle sue opere.

Le definisco squarci sull'anima, finestre aperte nell'infinito magma da cui nascono i sogni… Visioni immaginifiche che ci parlano di antichi miti e incerti destini….

 

Ciao Chiara chi sei? Come ti descriveresti ad un estraneo?

Sono un essere umano che è lieto di esserlo. Sono una contraddizione vivente: un'adulta in un corpo da bambina, ottimista e pessimista nello stesso momento, lunatica; mi interessa tutto ciò che è spirituale ma ho i piedi ben piantati per terra. In poche parole...un acquario.

 

Sei salentina… E' difficile vivere e creare in una terra affascinante, ma lontana dalle capitali artistiche italiane?

Non è difficile vivere né creare in Salento, anzi, mi piace viaggiare ma non credo che riuscirei a vivere stabilmente da qualche altra parte. Però è anche vero che è molto difficile farsi conoscere rimanendo in Salento e la lontananza dalle atmosfere artistiche di capitali italiane dell'arte si fa molto sentire. In realtà penso che questo dopotutto non sia un vero e proprio problema per due ragioni.

Primo, perché le barriere territoriali e quindi artistiche non esistono più grazie a internet e ai moderni strumenti multimediali; secondo, basandomi sulla mia personale esperienza posso dire che, anche vivendo in una capitale artistica italiana, non è automatico il riuscire ad emergere o avere una maggiore attenzione dalle varie organizzazioni. Personalmente ho ricevuto molte più attenzioni dall'estero che dall'Italia in generale.

 

Quanto del Salento vive nelle tue opere e nella tua ricerca artistica?

Direi che il Salento è il palcoscenico delle mie opere. Le ambientazioni e le location infatti, sono tutte salentine.

A livello concettuale, invece, c'è poco di salentino. La mia ricerca artistica è molto più internazionale che locale.

 

Tu e il Barocco. Repulsione, ispirazione o contaminazione?

Ispirazione senza dubbio!


Se io e Ferruccio capitassimo dalle tue parti e ti chiedessimo di farci da guida turistica, dove ci porteresti?

Dipende...quanto tempo avete??

Vi porterei a Lecce, tappa irrinunciabile. Poi vi farei fare un giro turistico della costa: Gallipoli, Otranto, S. Maria di Leuca. E poi vi porterei in esplorazione dei paesini della Grecìa Salentina, alcuni sconosciuti anche da noi salentini...Per finire, esplorazione della masseria in cui vivo, piena di storia, misteri e anche fantasmi che è il teatro di buona parte delle mie opere.

 

Perché Himitsuhana?

"Un nome che non si sceglie è il nome che più ci appartiene." Chiara Fersini (mi cito da sola ahahah)

E' il nome che mi ha "battezzata" fotografa. Quando ero in Giappone e ancora la fotografia non mi interessava per nulla, un amico conosciuto lì mi propose di iscrivermi su Flickr e scelse lui il mio nickname combinando le parole giapponesi himitsu (segreto) e hana (fiore). Oggi posso dire che niente mi rappresenta meglio di questo nome.

 

Come hai scoperto la fotografia? E l'arte digitale?

Come ho accennato prima, fino al 2007 la fotografia non mi interessava. Le foto erano per me solo un modo per documentare pezzi di vita e catalogare ricordi. Per me l'arte nella sua massima forma era rappresentata dalla pittura e quando mi capitava di vedere delle mostre di fotografia, devo ammettere che mi riusciva difficile considerarla arte. Tutt'ora non sono interessata alla fotografia nella sua più pura accezione, così come non mi interessa la tecnica.

Credo di essermi avvicinata ad essa perché ho iniziato a vederla come un modo più veloce per esprimere le mie idee e quello che avevo dentro. La pittura non mi permetteva di concretizzare velocemente le sensazioni, le storie che avevo in mente, mentre una foto sì.

Ha iniziato a essere una sorta di cura per me, ogni volta che avevo bisogno di esternare qualcosa iniziavo a fotografare. Col tempo ho iniziato a conoscere il lavoro di grandi artisti digitali che mi hanno spinto a provare e a mettermi in gioco finché non sono riuscita a rappresentare con l'aiuto dei programmi di post-produzione, esattamente quello che avevo in mente.

 

Il tuo viaggio in Giappone. Come è stato l'impatto con la loro cultura? Cos'è che ti ha colpito di più? E ciò che ti ha lasciato maggiormente perplessa?

Il viaggio in Giappone era il sogno della mia vita. Fin da piccola sono stata attratta quasi morbosamente dalla cultura giapponese, tanto da volerne imparare la lingua. Quando ci sono arrivata è stato come se avessi trovato quello che stavo cercando, tutto era come me lo ero immaginato e ci è voluto veramente poco per ambientarmi e fare mia una cultura così diversa da quella occidentale. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la "quasi" mancanza di microcriminalità. Nessuno ti dà fastidio, ti senti stranamente al sicuro a camminare da sola di notte con una minigonna.

Inoltre mi ha colpito il fatto che i giapponesi non hanno un'individualità marcata come la nostra, raramente pensano a loro stessi come "Io". Si pensano come popolo, come comunità. Tutto si svolge per la comunità, in funzione di una grande entità che è la nazione. Questo però provoca una compressione esagerata dell'io che quando esplode è catastrofica. Un esempio di questo sono i numerosi suicidi o i delitti che si svolgono quasi prevalentemente nell'ambiente familiare, dove l'ipocrisia e la maschera di apparente perfezione vengono messe da parte.

 

Perché crei? Che ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed emozioni?

Creare è un'attività indispensabile per me, un po' come il dormire o mangiare.
E' un bisogno che ho dentro da sempre. Non riesco a ricordare me stessa senza una matita in mano. E così come si ha l'istinto naturale di nutrirsi o di riposarsi, così a me viene naturale creare; che sia una foto o un gioiello non importa, l'importante è che l'idea prenda forma.

 

Cosa dell'Arte Giapponese vive nelle tue elaborazione digitali?

Non saprei concretizzare in un nome o in una corrente artistica ciò che ispira le mie opere. Sento che è la cultura in generale, l' arte giapponese nella sua interezza che lascia qua e là delle tracce nelle mie immagini. Non mi ispiro a nessuno in particolare, è come se, essendo mentalmente vicina a questa cultura, mi venisse naturale creare qualcosa di "giapponesizzante".

 

Ti senti più vicina ad Hokusai o a Sharaku?

A Sharaku. E' più vicino alla mia idea di sperimentazione nell'arte.

 

Nelle tue sperimentazioni digitali vive più l'eredità dell' Ukiyo-e o l'influenza dei manga e degli anime?

I manga e gli anime sono stati e sono tuttora il mio pane quotidiano, quindi è indubbio che influenzino non poco il mio lavoro. Inoltre è un tipo di arte che mi interessa e mi incuriosisce maggiormente rispetto alla tradizione dell' Ukiyo-e.

 

La pittura tradizionale, nel nostro mondo contemporaneo, ha ancora senso? Oppure pennelli e colori saranno sostituiti dai pixel e software?

La pittura non morirà mai secondo me. Per la stessa ragione per cui esistono ancora le penne. Ormai le lettere sono diventate email, la scrittura è stata digitalizzata ma se vogliamo scrivere i nostri pensieri li scriviamo a penna sulla carta. La pittura digitale è solo un modo diverso di esprimersi e penso che sia solo un'evoluzione non una negazione della pittura.

 

Cos'è l'Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? Lo svelare ciò che vogliamo nascondere a noi stessi?

Ognuno vive l'arte in un modo particolare e personalissimo. Per alcuni è andare a visitare un museo, per altri è una ragione di vita. Può essere sia una forma di ribellione che una normale attività dettata da un animo particolarmente sensibile. Per quanto mi riguarda considero l'arte ciò che ci fa essere immortali.

 

Cos'è per te la Bellezza? Che ruolo ha nel mondo e nella vita dell'Uomo?

Domanda difficile. Come l'arte anche la bellezza viene percepita da ognuno in modo diverso. Vi è uno stereotipo formatosi sulla base di una coscienza comune che "standardizza" la bellezza in canoni e caratteristiche e poi ci sono le percezioni personali. La bellezza, come l'amore, regola il mondo ed è giusto che sia così.

Ciò che noi percepiamo bello è di solito anche considerato buono e quindi costruiamo la nostra vita su ciò che più fa avvicinare alla bellezza perché inconsciamente ci comunica anche positività e ci indica che è la strada giusta da seguire. Respingiamo ciò che riteniamo brutto ( e quindi cattivo) e veniamo attratti dal bello.
Per me la bellezza è un cielo pieno di nuvole.

 

Cos'è l'Ironia? L'esprimere idee che violano la censura dei tabù sociali? Lo svelare le maschere che ci costruiamo ogni giorno?

Condivido la visione Pirandelliana dell'ironia, o meglio dell'umorismo come avvertimento del contrario. E' un modo semplice e sottile per stimolare una riflessione su qualcosa che, se fosse trattato in maniera diretta, susciterebbe sicuramente avversione e negazione.

 

Ghost in the shell… Capolavoro che illumina sui pericoli del nostro futuro e sulla natura dell'Uomo o guazzabuglio senza né capo né coda?

Non conosco bene Ghost in the shell ma non credo sia un'accozzaglia di idee fantascientifiche senza capo nè coda. Si sa che gli studi sulla robotica stanno compiendo dei grandi passi avanti così come la computerizzazione massiccia della nostra vita quotidiana. Propendo per l'ipotesi che sia una visionario progetto per metterci in guardia sui nostri limiti di umani.

 

La fotografia è un punto di partenza… Solo per la tua elaborazione digitale o anche per riflettere sull'Uomo e sul suo destino nel mondo?

La fotografia è per me una base, come una tela bianca su cui dipingere. Dal momento che i miei pensieri, le mie idee e riflessioni prendono vita attraverso la fotografia, questa diventa anche uno strumento di riflessione.

 

Perché la fantasia è la tua droga?

La fantasia provoca assuefazione, nel momento in cui si immagina, si crea, si fa una sorta di meditazione, il cervello produce endorfine che provocano quella piacevole sensazione di ebbrezza mentale. La fantasia è stata mia compagna e il mio rifugio sin da quando, da piccola, il mondo ha iniziato a presentarsi ai miei occhi (forse un po' troppo presto) così com'era veramente.

Un luogo pieno di sofferenza e grigiore. Inconsciamente sapevo che ci doveva essere qualcosa di più, qualcosa di buono a cui aggrapparmi ed ecco che hanno iniziato ad apparirmi gli infiniti mondi e le storie fantastiche che animano ancora oggi i miei momenti bui. Immaginare, vivere nel mio mondo fantastico è stato un modo per sopravvivere alla negatività e oggi rimane la mia personale fonte di sollievo e serenità.

 

La fotografia è una cura dell'anima?

Nel mio caso sì. Penso che l'arte in sé sia una cura per l'anima.

 

La tragedia della cultura italiana è la perdita dell'Utopia e del sogno del Progresso… Sottoscriveresti questa frase?

Non amo generalizzare, quindi sono solo in parte d'accordo con questa frase, ma sì, in generale la sottoscriverei.

 

Il Post Moderno è morto?

Non saprei dare una risposta precisa, d'altronde il concetto stesso di post-modernismo non ha una valenza unica e precisa. Non credo sia morto, forse è solo addormentato...

 

Le tue opere quanto hanno in comune con il Teatro giapponese?

Nelle mie opere c'è molto del teatro giapponese, sia del che del Kabuki. Elementi comuni potrebbero essere l'ossessione per i costumi, la danza rituale, il movimento e la semiologia delle maschere.

 

L'Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Un po' tutt'e due: è un mago perché sa creare dal nulla capolavori che esistono solo nella sua mente, è uno sciamano perché trasmette, interpreta, si lascia assorbire da qualcosa di più grande della razionalità e una volta "tornato in sé", comunica.

 

Per te, cos'è l'inquietudine?

E' una costante ahimè. E' ciò che ti fa dubitare della tua stessa esistenza. E' il non provare soddisfazione, il non accontentarsi di ciò che si ha ma guardare sempre oltre se stessi cercando quel qualcosa che ci potrebbe essere, che ci potrebbe completare.

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

Credo che la ragione debba andare di pari passo con la non-ragione.
L'assenza totale della ragione genera mostri così come anche una presenza totalizzante di essa genera lo stesso tipo di mostri. Se si riesce a compensare una giusta dose di razionalità e irrazionalità si riescono a vedere i confini di entrambe e di conseguenza si può anche scegliere di varcare o meno gli stessi confini.

Indubbiamente posso dire che se si vuole vedere al di là o avere percezioni più ampie del Reale è necessario non farsi bloccare dai regimi della ragione. Io lascio che la ragione sia uno spettatore con possibilità di intervento.


In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Esiste, ma in pochi hanno il coraggio di prendere decisioni liberamente e non li biasimo. Dopotutto oltre alla necessità di avere una libertà personale c'è anche la necessità di sopravvivere in una società dove molto spesso il potere non viene dagli ideali di cui è costituita ma dai soldi che la mantengono.

 

Perché l'Autoritratto? E' una forma di auto analisi, uno svelarsi agli altri per comprendere meglio se stessi?

Realizzare un autoritratto è un'esperienza illuminante perché permette di guardarsi attraverso gli occhi degli altri. Bisogna avere il controllo della macchina fotografica, di se stessi in quanto modello/a ed è il modo migliore per trasferire il messaggio che si ha in mente senza il filtro della mente altrui.

Inoltre è un'esperienza molto utile per conoscere il proprio Io interiore e stimolare l'autoconsapevolezza, infatti rendersi conto di ciò che si è veramente è la cosa più difficile da capire e da accettare. Per quanto mi riguarda non si tratta di uno svelarsi agli altri, ma di uno svelarmi a me stessa.

Un autoritratto è la rappresentazione del proprio essere.

 

Cos'è la sensualità?

La sensualità ha poco di esteriore. Come dice la parola stessa ha a che vedere con i sensi ma è ciò che mette in moto i sensi, non solo a livello fisico.

La sensualità per come la intendo io è quel momento in cui chi ne fruisce sperimenta un senso di rapimento interiore. E' comunicare attraverso uno sguardo, un atteggiamento, una parola, qualcosa che stimola l'immaginazione, che provoca un tumulto dell'anima.

 

L'Uomo è ancora misura di tutte le cose?

Credo di sì.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove nasce la tua ispirazione? Come la rendi forma e sostanza?

Non amo la metodicità però il percorso che va dall'ideazione all'output segue dei punti abbastanza stabili. Di solito l'idea (ispirata da qualsiasi cosa: può essere una canzone, un racconto, la mia vita quotidiana) prende forma nella mia mente, qui l'immagine si forma in tutti i suoi dettagli.

Poi passo alla fotografia e infine all'editing. In generale il risultato è pressoché identico all'immagine che avevo in mente. Altre volte seguo l'istinto, mossa da un'incontrollabile impulso. In questi casi solo dopo aver concluso il lavoro mi rendo conto di ciò che ho creato e il più delle volte è una sorpresa.

 

Come potrebbe evolvere l'Arte Digitale? Le sue nuove frontiere?

Mi verrebbe da dire che una delle nuove frontiere digitali potrebbe essere il 3D ma per ora credo sia ancora nel suo periodo "adolescenziale".

 

Esiste un filo rosso che unisce i vari artisti digitali italiani? Cosa manca, affinché possano proporsi come nuova avanguardia? Un manifesto programmatico, un'unità d'intenti?

Non credo che ci sia bisogno che gli artisti italiani si uniscano in una nuova avanguardia, la cosa non mi preoccupa. L'unico filo rosso che riesco a vedere è il fatto che siamo tutti artisti digitali, ma poi ognuno è unico, ognuno vuole comunicare qualcosa di diverso. Io ad esempio vengo spesso "etichettata" come surrealista ma è difficile guardarsi dall'esterno.

Penso che col tempo questo periodo assumerà un nome e gli artisti italiani che operano in questo momento verranno automaticamente inseriti in qualche corrente, perché poi, dopotutto, siamo tutti figli dello stesso tempo.
Tutte le correnti artistiche della storia sono state identificate dai posteri, non credo che gli impressionisti sapessero già di essere impressionisti...

 

Secondo la tua esperienza, Fotografia e Arte Digitale in Italia come sono considerate? Sorelle minori dei linguaggi tradizionali? Oppure si sta sviluppando nei galleristi, nei critici e nei curatori una nuova sensibilità?

Basandomi sulla mia esperienza personale posso dire che la fotografia e l'arte digitale in generale ultimamente sono riuscite a conquistarsi un posto di rilievo accanto ai linguaggi tradizionali. Basti pensare ad artisti internazionalmente riconosciuti come ad esempio Ray Caesar. L'arte si evolve e galleristi, curatori e critici devono seguire l'evoluzione.

 

Benjamin, ne "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" affermava come la riproducibilità avesse distrutto "l'aura" dell'opera d'arte, concepita come qualcosa di irripetibile che era presente nelle opere antiche, un qualcosa di originario che ne garantiva l'autenticità, proveniente da manipolazioni tecniche che gli dovevano apparire ogni volta uniche e non totalmente imitabili e dal fatto che l'espositività dell'opera, quella che oggi si chiamerebbe la sua fruizione, era limitata a pochi, non percepita come oggi da ognuno e ovunque, come accade per ogni immagine che sia realizzata in serie.

Che ne pensi di questa posizione? E' puro onanismo mentale? Oppure, come è possibile garantire l'unicità di un'opera d'arte, in particolare delle foto e delle opere digitali, nell'epoca di Internet?

Non sono d'accordo. Il valore di un'opera sta in tutta quella serie di processi che hanno portato l'artista a concepirla e a realizzarla, non viene sminuita dal fatto che sia riproducibile. Nella mente dell'artista è un pezzo unico che non può essere modificato e questo la rende autentica e originale.

Sicuramente se una fotografia o un'opera digitale vengono riprodotte all'infinito, in termini commerciali, non hanno il valore che può avere un quadro o una scultura che sono pezzi unici. Se ciò avviene l'opera perde indubbiamente la sua unicità e diventa un prodotto realizzato in serie. A questo però si può ovviare grazie alla tiratura limitata delle opere digitali. Le mie immagini ad esempio hanno una tiratura limitata di 7 copie che, per la fotografia, equivale ad avere un pezzo unico.

 

Il tuo rapporto con il Cyberpunk e con la fantascienza in generale?

Mi sento molto legata al mondo della fantascienza, meno al cyberpunk.

 

Progetti per il Futuro?

Non ho dei progetti definiti. Spero di continuare a esporre in Italia e all'estero, vorrei pubblicare un libro di favole illustrato dalle mie foto e magari qualche progetto nella moda..diciamo che accolgo le idee man mano che si presentano.

 

L'Artista può essere paragonato ad Alice nel Paese della Meraviglie, alla ricerca di un senso nel nostro quotidiano contraddittorio e bizzarro?

Penso spesso a ciò che definisce l'essere artista e cosa significa essere un artista.
Mi vengono in mente tantissime considerazioni pensando alla mia personale esperienza. Sono arrivata alla conclusione che l'artista sia un individuo che cerca incessantemente di raggiungere un traguardo e allo stesso tempo cerca incessantemente un modo per non arrivarci mai. In realtà penso che l'artista non sia interessato a trovare un senso nel quotidiano, nel mondo che lo circonda.

Ovviamente ci sono tanti artisti che hanno come oggetto della propria arte temi sociali o politici, ma l'artista di cui parlo io vuole trovare un senso al mondo che solo egli conosce, il suo mondo interiore, quello dove tutte le creazioni hanno origine.

Potrebbe benissimo essere paragonato al Paese delle Meraviglie di Alice: un mondo fantastico e pieno di meraviglie appunto, ma che contiene anche aspetti negativi, personaggi spaventosi e in cui il male convive col bene e anzi, non c'è mai una vera distinzione tra l'uno e l'altro.

 

Il tuo rapporto con lo Zen e con lo Shintoismo?

Mi sento vicina allo Shintoismo. Condivido il fatto che la vita dopo la morte non sia una preoccupazione primaria ma che venga data un'enfasi maggiore al trovare l'armonia in questo mondo, invece che nel prepararsi al successivo. Mi piace pensare che tutto intorno a noi ci siano innumerevoli Kami, divinità spirituali che animano il mondo e che il "divino" sia in ogni cosa che ci circonda.

Dello Zen invece condivido la ricerca del satori, che al contrario del Nirvana che proponeva un distacco dal corpo e dalle cose materiali, cerca di realizzare una partecipazione attiva e consapevole al mondo anche se percepito nella sua dimensione di vacuità.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Assolutamente sì. Come hai appena detto la vita è solo un viaggio, un percorso che fa parte di qualcosa di più grande. Non ho la certezza di cosa ci sia dopo, ma so per certo che c'è.

 

13/05/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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