Sulla pittura di Anna Caruso: nelle favole ci confrontiamo con le nostre angosce e paure. Ci rendiamo conto che nella Vita nulla è scontato,

La Vita non è una favola… O forse no?

Quante volte, quando gli altri ci vedono lottare per i nostri sogni, oppure quando siamo a terra, colpiti da ferite che non meritiamo, ci si pongono davanti con un sorrisino saccente e con l’aria di chi presume di capirne più di noi sulla Vita e sul mondo ci dicono La vita non è una favola?

 

A me capita spesso. Scuoto il capo e rido loro in faccia. Perché chi si arrende al banale e all’ingiusto è un cadavere, pur fingendo d’essere vivo.

E per la grande ignoranza che dimostra: le favole non sono cose per bambini, raccontini per farli stare buoni e addormentarli presto. Sono qualcosa di ben più terribile e profondo. Per dirla con Jung sono

l'espressione più pura dei processi psichici dell’inconscio collettivo e rappresentano gli archetipi in forma semplice e coincisa

Gli Archetipi… Le verità universali che parlano al cuore di ogni Uomo, al di là del Tempo e dello Spazio. Il confrontarsi con loro rende ogni individuo un nostro fratello.

 

Nelle favole ci confrontiamo con le nostre angosce e paure. Ci rendiamo conto che nella Vita nulla è scontato, ma che è un Viaggio pieno di imprevisti e di sorprese, dove non dobbiamo mai perdere quel prezioso dono che è la capacità di stupirci e di dare il giusto valore a ciò che abbiamo davanti, ascoltando mente e cuore, senza essere schiavi dei pregiudizi.

 

Le favole non narrano la cronaca transitoria del Mondo, ma l’essenza stessa delle cose, creando immagini che nutrono la nostra volontà e il nostro spirito, facendoci confrontare con Pensiero e Sentimento, Sensazione e Intuizione.

 

Pensiero e Sentimento, le funzioni razionali: il primo valuta, tramite logica, ciò che vero e ciò che è falso, mente il secondo, tramite l’emozione, ciò che è da amare e ciò che è da odiare.

Sensazione e Intuizione, funzioni irrazionali, poiché non lavorano con il giudizio, ma con la percezione: la Sensazione percepisce la cose come sono nella realtà, cogliendo i singoli particolari, i fatti empirici.

l’Intuizione percepisce attraverso una “percezione interiore” inconscia delle possibilità insite nelle cose, andando al di là del singolo particolare empirico per cogliere il senso globale del fatto.

 

Le favole ci pongono delle sfide; la nostra società contemporanea, sempre più vile e vuota, le sfugge, racchiudendole nel ghetto dell’infanzia. Non c’è speranza, per rompere questo circolo vizioso? Per dirla come Eliot nella Terra Desolata

Quali sono le radici che s'afferrano, quali i rami che crescono

Da queste macerie di pietra? Figlio dell'uomo,

Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto

Un cumulo d'immagini infrante, dove batte il sole,

E l'albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,

L'arida pietra nessun suono d'acque.

Ebbene, Anna Caruso si ribella a questo stato di cose. In un granello di polvere ci mostra la paura, la speranza e l’infinito.

 

Nella sua pittura, recupera la forza primigenia degli Archetipi e delle Fiabe, ce la sbatte in faccia, per sfidarci. Alice è ognuno di noi, equilibrista tra il mondo fenomenico, tangibile e conoscibile, e il mondo noumenico, impercettibile ed emotivamente prolifico.

 

L’individuo che cerca di dar senso a ciò che lo circonda, all’ignoto che lo accompagna ogni giorno. Per accentuare questa dimensione salvifica e misterica della sua pittura e per straniare l’osservatore, costringendolo alla riflessione, Anna pone i personaggi delle fiabe nello scenario surreale della città postmoderna.

Una volta, la città era il tentativo dell’Uomo di dominare lo Spazio, di renderlo razionale. Ora è caos emergente, non più struttura, ma media, su cui sono proiettate infinite illusioni e il sottile veleno di chi afferma che la felicità sia soltanto figlia del possesso di beni.

 

In questo mondo specchi, le fiabe di Anna rappresentano l’irruzione del Principio di Realtà, la riscoperta di cosa siamo e della vera essenza delle cose e soprattutto degli ideali: non principi vaghi e astratti o desideri irraggiungibili, ma gli oggetti della nostra volontà, per rendere il nostro mondo migliore e più umano.

20/05/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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