o l’ho sempre seguito e ho sempre vissuto la preparazione degli eventi e le successive inaugurazioni come qualcosa di magico ed entusiasmant

Intervista a Roberto Ronca

Roberto Ronca: presentarlo è forse inutile. E’ difficile trovare un artista italiano che non sia mai stato coinvolto o abbia sentito parlare delle mostre che organizza con tanto impegno e passione.

Approfittando del lancio del suo nuovo progetto http://artfromworld.com/ una piattaforma integrata di promozione artistica, noi di Quaz Art lo abbiamo intervistato..

 

Ciao Roberto, chi sei, come ti descriveresti ad un estraneo?

Ciao Alessio. Sono Roberto Ronca, casertano, veronese di adozione, cittadino del mondo. Ogni persona rileva negli altri quello che più lo colpisce, quindi ognuno di noi è una molteplicità di cose. Io sono tante cose, e ognuno delle persone che mi conoscono rileva aspetti diversi. Lo chiedi a loro e poi me lo dici?

 

Che ti ha avvicinato al mondo dell’arte? Come e quando ti sei scoperto curatore?

Con l’arte ci sono nato e cresciuto, dal momento che mio padre è artista e ha partecipato a molte mostre, sia collettive che personali. Io l’ho sempre seguito e ho sempre vissuto la preparazione degli eventi e le successive inaugurazioni come qualcosa di magico ed entusiasmante, con tante belle persone e tante belle opere d’arte da ammirare e nelle quali far vagare la mia fantasia. Ho deciso di iniziare l’attività di curatore in modo quasi naturale, quando nel 2000 ho aperto una associazione culturale e relativa galleria.

 

Cosa ami di più del tuo lavoro? Cosa invece non sopporti? Hanno ragione parecchi miei amici critici ed artisti, nel definire il nostro mondo una cloaca?

Mi piace mettere in pratica le mie idee; amo la libertà di poter dire quello che ho in testa e amo il senso di condivisione con gli artisti, nel momento in cui organizziamo un evento. Amo la progettazione, la regia, adoro sporcarmi le mani negli allestimenti e amo il momento in cui tutto è definito nella mia testa prima che sul posto. Amo la comunità degli artisti perché è varia e interessante. Insomma, del mio lavoro mi piace tutto.

Quello che non mi piace è la critica sterile e l’invidia altrui, ma questo è un aspetto che esiste in ogni realtà professionale. Non sono d’accordo sull’affermazione ‘cloaca’, e anzi ritengo che pochi meschini (forse un po’ di più, che pochi) non possano inquinare una realtà creativa e piena di voglia di fare come la nostra.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Cosa ti ispira il concept di una mostra ? Come lo sviluppi?

Un evento nasce dall’esigenza di vivere qualcosa che vorrei vedere ma che non c’è, e quindi decido di realizzarla io. Le idee nascono parlando con mia moglie, con la quale condivido tutto, vita e lavoro. Spesso le idee nascono dai nostri lunghi viaggi in auto, con l’ausilio della musica che spesso cantiamo a squarciagola. Le idee nascono quando ci divertiamo, e anche i viaggi possono essere molto divertenti. Ogni concept inizia con una idea di base; adottiamo il metodo del brain storming per sviluppare il concept, dicendo e segnando tutto quello che ci viene in mente. Poi eliminiamo gli elementi inutili e infine strutturiamo il concept, che poi verrà rivisto varie altre volte.
È un lavoro lungo e complesso e richiede molta analisi nel momento della attuazione. Ovviamente poi aggiungiamo sempre gli elementi caratteristici della nostra filosofia personale, ovvero la gratuità per la partecipazione, la necessaria collaborazione degli enti pubblici, la strutturazione di una comunicazione integrata importante e infine la composizione di tutto il materiale necessario per mettere il tutto in pratica. Ho naturalmente semplificato in poche parole quello che è invece un processo molto complesso, ma i dettagli sarebbero troppi per poterli elencare tutti. Diciamo che abbiamo ideato uno ‘Spazio-Tempo style’ che rimane la costante in tutti i nostri eventi.

 

Chi lavora con noi sa di cosa sto parlando. Coloro che lo faranno avranno modo di capirlo e di sicuro di apprezzarlo. Quello che ci guida sempre è la trasparenza, il senso di collaborazione, il rispetto delle regole da parte nostra e degli artisti, l’amicizia, la condivisione e soprattutto la sensazione di fare sempre qualcosa di buono e che ci diverta.

 

Il successo di una mostra è figlio di un buon comunicato stampa. E’ una battuta di un amico gallerista. Che ne pensi?

Il successo di una mostra è innanzitutto figlio di una buona idea. Poi di una buona selezione e di certo anche di un buon comunicato stampa. Penso che un comunicato stampa da solo non possa fare tutto, anche perché una delle cose che maggiormente funzionano in tutti i settori è il passaparola di chi la mostra la visita, più che quello che si scrive di se stessi.

 

Con che criteri scegli artisti con cui collabori?

Li scelgo secondo il mio gusto personale, in base alla coerenza con l’argomento dell’evento e in base alla serietà che hanno dimostrato.

 

La mostra che avresti voluto organizzare e che invece è stata realizzata da un museo o da un’altra galleria?

Boh… una antologica di Bosch o Magritte, non mi dispiacerebbe. Hehehe… in realtà quelle che vorrei fare sono le prossime che farò.

 

La mostra che ti ha dato più soddisfazione?

Ogni mostra da soddisfazioni diverse, perché cambiano le persone e le relazioni, le location e le città, le dinamiche operative e i momenti successivi. Di certo Seven e ‘HUMAN RIGHTS?’ stanno portando tanto, anche perché sono progetti continuativi e con argomenti molto forti.

 

Quale è stato il progetto abbandonato che ti ha causato più rimpianto?

Fortunatamente nessuno. Speriamo questo non debba accadere a causa di questa crisi che si sta protraendo già da troppo tempo.

 

Nella tua esperienza, come è cambiata l’Arte ed il modo di proporla negli ultimi anni?

Nei canali ufficiali il problema è che NON è cambiato il modo di proporre l’arte. Negli ultimi anni è la rete che da un contributo potente e fondamentale all’arte, per farla uscire dal pantano degli stereotipi; anche se i benpensanti dei canali ufficiali chiamano ‘sottobosco’ la realtà fuori-da-loro, termine che secondo me è orribile e ottuso, perché in questa realtà ci sono artisti di grande talento. Prima o poi lo capiranno anche coloro che pensano di far parte di una elite. Tieni presente che quando si crea una elite, in genere è una auto attribuzione che personalmente non riconosco affatto e che francamente mi ha anche molto stancato. Il fatto che molte gallerie abbiano chiuso o stiano chiudendo dimostra ampiamente che è un sistema invecchiato e ormai anacronistico. Io infatti non lavoro con le gallerie, e lo farei solo nel momento in cui ce ne fosse una che opera su logiche diverse dalle attuali.

 

Cos’è la Bellezza per te?

È quello che guardi e non smetteresti mai di guardare. È quello che ti da una emozione. È quello che ti rimane incollato addosso una volta che lo hai guardato. Spesso trovo molto belle anche cose estremamente grottesche o fastidiose, quindi in ognuno è un concetto diverso. Forse semplicemente è bello ciò che non consente di distogliere lo sguardo.

 

L’Arte, può ancora comunicare qualcosa, avere l’ambizione di mutare l’Uomo o il Mondo, oppure deve ammettere la sua sconfitta, riducendosi a trascrizione di soliloqui, dialoghi dell’Io con se stesso?

Da dove esce questa idea di sconfitta? Secondo me mai come in questo periodo l’arte è così viva e comunicativa. Lo vediamo tutti i giorni, anche in rete, dove ogni giorno qualche artista ci comunica qualcosa. Forse proprio in questo momento storico, più che mai, l’arte ha tanto da dire. Gli artisti creano liberamente e spesso gratuitamente; questo proprio perché l’arte e l’artista hanno bisogno di comunicare, di denunciare, di urlare.

La rete oggi più che mai consente a tutti di dire la propria, e questo è impagabile e io sono molto grato alla tecnologia, che mi consente di vivere tutto questo. Quello che è cambiato, piuttosto, è il sistema economico dell’arte, ma come sempre succede arriveranno altre vie, altre strade, altre opportunità. L’arte è più viva che mai!

 

Se fossi stato il curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, come l’avresti impostato?

Non posso svelarlo, perché poi mi fregano l’idea ;)

 

Come scegli le location?

Domanda complicata. Sono molteplici i fattori che portano alla scelta. La location deve sposare bene il progetto, deve avere un senso nell’insieme del concept e deve essere in un posto che mi piace. Ho rifiutato diversi luoghi che non mi sembravano adatti, a volte anche istintivamente, senza un vero ragionamento sui si e sui no.

Visito ogni location prima di decidere se verrà scelta, soprattutto per viverne il clima in prima persona e respirarne l’atmosfera e immaginare un evento nel suo contesto.

 

Una critica che spesso viene fatta alle tue mostre è che coinvolgendo tanti artisti, rischiano di essere dispersive. Ma la bellezza non nasce dalla varietà? Soprattutto così non si ha uno sguardo organico del mondo artistico italiano?

Più che italiano, internazionale. Qui cogli nel segno, perché è proprio un nostro marchio di fabbrica il fatto di scegliere tanti artisti, per mostrare arte a 360°, senza ‘sezioni’, ovvero senza separazioni tra i vari generi. Questo richiede tanto impegno di più, ma da anche tanta soddisfazione. L’arte è arte, e noi vogliamo vedere le mostre per come vorremmo vederle fatte dagli altri. Le critiche vanno sempre bene, e giustamente altri fanno altre cose, e molti le fanno davvero bene. Lo stile Spazio-Tempo è proprio l’abbattimento totale dei confini artistici e geografici, perché si tratta di esporre i linguaggi.

A noi piace mostrare i linguaggi e la varietà, e più posso metterne insieme, più il pubblico può avere un senso di appagamento. Fare questo in luoghi di grande frequentazione funziona, perchè abbiamo visto che il pubblico lo apprezza tantissimo. I miei eventi sono fatti per il pubblico, non per gli addetti ai lavori o per farci dire bravi dai critici o dagli esperti del settore; vogliamo dare alla gente quello che di bello gli artisti hanno da dire.

 

StART-Up… Come è nata l’idea? Quanto è efficace come strumento di promozione?

L’idea di StART-up è nata nel 2007, quando si chiamava StART. Purtroppo questo nome è stato poi abusato e anche utilizzato in maniera impropria per troppe cose, anche artistiche; abbiamo quindi deciso di cambiarlo in StART-up, che simboleggia un ideale punto di lancio. Questo evento è dedicato a tutti gli artisti emergenti, e sono emergenti tutti coloro che abbiano voglia di considerarsi tali. Nel 2008 infatti, in StART-up il grande maestro Tonino Caputo ha voluto partecipare con una sua opera, dicendomi di trovarsi tanto bene tra i giovani. Essere emergente è quindi più uno stato d’animo dell’artista che un criterio di selezione, e soprattutto non ha nulla a che fare con l’età; emergente può essere anche chi ha 120 anni e abbia voglia di mostrarmi quello che sa fare, affrontando così la selezione per partecipare.

 

La promozione dell’evento ha molta eco, come del resto accade per gli altri eventi Spazio-Tempo; è un ottimo modo per mostrare la propria arte in libertà, visto che non esiste un tema specifico. StART-up è infatti l’unico nostro evento senza un tema, e il centro dell’attenzione è proprio la rappresentazione degli artisti per come vogliono mostrarsi. Quello che chiedo in fase di selezione, infatti, è di mostrarmi la loro opera ‘più rappresentativa’, ovvero quella che più parla di loro.

 

Human Rights?… Come è possibile evitare la banale retorica nelle opere che parlano di diritti umani?

Questa è una sfida nella quale noi per primi ci siamo voluti cimentare. Ci siamo domandati questo ogni anno, ma ogni anno gli artisti ci hanno sorpresi e ci sorprendono per la varietà, la creatività e la profondità dei loro pensieri e del modo di esprimerli. Anche quando diversi artisti parlano di uno stesso argomento, lo fanno sempre in modi diversi. Spesso la violazione dei diritti umani va oltre quello che è universalmente inteso: spesso sono vissuti nel quotidiano, a volte dentro casa, negli uffici pubblici, per strada. Ci sono così tanti aspetti di cui parlare che in 4 edizioni abbiamo sempre ricevuto stimoli interessantissimi. Le selezioni infatti sono sempre molto complesse, perché le richieste sono tante ma lo spazio purtroppo ha dei limiti, e spesso ci siamo trovati a non poter ospitare opere che avremmo voluto. Invitiamo per questo tutti gli artisti che non sono riusciti a partecipare, a riprovare e ad essere sempre concentrati sul tema, importantissimo, per denunciare le tante violazioni dei diritti umani.

 

Permettimi di ricordare in questo momento Anna Gallo, purtroppo scomparsa quest’anno, che con forza ha voluto essere presente a ‘HUMAN RIGHTS?’ perché per lei era un argomento di importanza fondamentale. Quando ha ricevuto la mail di congratulazioni da parte nostra per aver superato le selezioni ci ha mandato un messaggio pieno di ‘urli’ di gioia e di entusiasmo. La ricordiamo così, pur non avendola conosciuta di persona, perché fa male pensare che non ci sia più. C’è la sua arte che parla per lei, ora; Anna ha voluto donare la sua opera di ‘HUMAN RIGHTS?’ alla Fondazione Opera Campana, dove rimane sempre esposta in collezione permanente.

 

Seven… Uno sguardo sulle debolezze umane o sulla speranza di essere migliori?

Né uno né l’altro, contemporaneamente uno e l’altro. Seven è tanto vario: alcuni artisti si sono concentrati sul divertimento del voler peccare, altri sulle debolezze dell’essere umano, altri sulla denuncia. Il bello di Seven è la varietà. Basta guardare i cataloghi e i video cataloghi dei peccati già esposti per vedere come alcuni artisti abbiano essi stessi in alcuni casi parlato di aspetti diversi da un peccato all’altro. Seven è il figlio più discolo di Spazio-Tempo: anarchico, ribelle, visionario, sfacciato, a volte incontrollabile e incontrollato, ma tanto tanto affascinante.

 

Seven è un progetto nuovo nelle sue modalità e molto ambizioso, complesso e difficile da portare avanti perché richiede tantissime energie da parte nostra e da parte degli artisti, ma ogni volta che vediamo una nuova opera e ogni volta che un nuovo peccato è pronto, siamo talmente euforici che ci domandiamo se non siamo un tantino squilibrati. Forse si. Forse è la caratteristica necessaria per ideare una cosa del genere!

 

Che ne pensi dell’Arte digitale Italiana? Quale può essere il suo futuro? Come può essere qualcosa di diverso della replica con i pixel di quanto si può eseguire con il pennello o con la macchina fotografica?

È arte. Ha la dignità identica alle altre forme espressive perché ormai arte è tanto l’idea. Non basta avere la tecnica di una macchina fotografica digitale o del computer o del pennello o dello scalpello, per creare arte. La puoi fare con qualsiasi mezzo se c’è l’idea; altrimenti è esercizio di stile.

 

Progetti per il Futuro?

Talmente tanti da non poterli elencare. …. e naturalmente è un invito a seguirci.

 

Esiste un qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Boh! Ma prometto che farò di tutto per riuscire ad apparirti in sogno per dirtelo, quando morirò.
Dammi un piccolo spazio, ora, per ringraziare, oltre a tutti gli artisti, i musicisti che hanno collaborato con noi, contribuendo a rendere unici i nostri eventi, scrivendone le colonne sonore: Supernova Kitchen, Flavio Zeta, Luca Morselli, Dan Keying, Saverio D’Andrea, Fausto Degada, Bandiera dell’Odio, Skymind, Enzo Sanfilippo, Travel Trip.
E ovviamente ringrazio con affetto, reverenza e amore tutti coloro senza i quali ogni evento non potrebbe mai essere realizzato, ovvero lo Staff di Spazio-Tempo: la mia Debora innanzitutto, e Romano Nannini, Annalisa Ferraro, Liliana Sartori, Francesco ‘Ciccio’ Luca, Antonella Maggi. Io sono completamente loro, e loro possono fare di me tutto quello che vogliono.

 

E grazie molte a te, Alessio, non solo per questa opportunità di parlare di arte e della mia attività, ma anche per il modo in cui lavori, con la tua rivista e il tuo modo in generale, che mi ha sempre dato l’idea di essere ‘pulito’. Questo fa tanto bene all’arte e alle persone.

15/12/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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