la Borghesia, per questo suo ruolo storico, dovrebbe trovare voce nell’arte d’avanguardia

Il realismo borghese

L'arte come omologazione

E’ abitudine italiana organizzare delle mostre basate sul principio dello specchietto per le allodole. Si prende un grande nome, lo si piazza nel titolo, in modo che venga bene sui cartelloni pubblicitari e sulle copertine dei cataloghi, lo si circonda di comprimari che poco o niente hanno a che fare con lui… Tanto il fesso che compra il biglietto si trova sempre.

 

Qualcosa del genere accadde qualche anno fa a Milano, con la famigerata mostra di Goya a Palazzo Reale: ben fatta, senza dubbio, ma in cui del pittore spagnolo c’era assai poco. Dubito che con un titolo più attinente, il senso del tragico nella modernità, avesse avuto lo stesso numero di visitatori.

Grazie al cielo, per Veermer a Roma non è stato così: vuoi per le condizioni dei quadri del maestro, sono pochi che possono muoversi senza problemi, vuoi per il fatto che si dato un filo logico e continuo alla mostra, evitando la macedonia di mele con pere.

Mostra che merita di essere visitata: qualche dubbio, se mi è concesso averlo, è sull’allestimento. Forse i quadri di Vermeer e degli altri pittori olandesi sarebbero stati valorizzati meglio con la luce naturale, evitando l’effetto cassaforte, o come ha detto un mio caro amico, di attufamento.

 

Al termine della mostra, mentre scherzavamo su come sarebbe potuta essere tra qualche secolo una mostra sulla nuova figurazione italiana, pensiero che mi fa venire i brividi, quello di immaginare i nipoti dei miei pronipoti vagare per stanzoni pieni di ingombranti brutte copie di fotografie, ci ha raggiunto il buon Herbeff.
Come suo solito, ci ha mollato buca, per correre dietro a una mora rimediata chissà dove… Non ho preferito approfondire i dettagli.

 


Così, in un bar del Centro, tra uno spritz e qualche salatino, abbiamo cominciato a discutere del realismo nell’arte. Do un breve estratto delle sue tesi, censurati da commenti sarcastici su diversi artisti italiani, colorite maledizioni nei confronti di Monti e apprezzamenti vari alle turiste di passaggio.

 

Caro Alessio, il realismo è la perfetta espressione dello spirito borghese. Lo dico senza nessuna intenzione offensiva.

 

Che ti porta a questa conclusione?

Il fatto che la Borghesia sia il motore delle rivoluzioni. Il suo potere nasce dalla distruzione dell’ordine economico, sociale precedente, basato su gerarchie e su valori, il principio di regalità, il senso del sacro, che sono nel Mondo, ma non del Mondo.

 

Allora, la Borghesia, per questo suo ruolo storico, dovrebbe trovare voce nell’arte d’avanguardia…

Purtroppo non è così. Il borghese è come un naufrago approdato su un isola deserta: dopo l’iniziale senso di liberazione, il sollievo d’essersi salvato e di avere il mondo tutto per sé, si scontra con la solitudine e con la paura che nulla possa avere senso.

Non può ricostruire l’ordine e la visione del mondo che ha distrutto. Sarebbe il negare la sua missione. Deve quindi aggrapparsi alle rovine, oppure cercare un nuovo fondamento nella sua visione del mondo.
E cosa c’è di più certo di ciò che si ha davanti agli occhi, che si può toccare, che è solido e persistente. E l’Arte più si avvicina a queste qualità, più lo rassicura.

 

L’Arte come Consolazione?

L’Arte come omologazione. Perché riempiamo i nostri salotti sempre con le stesse stampe e con le stesse foto ? Perché abbiamo in camere da letto il solito nudo, la solita natura morta o il nudo sempre uguale a se stesso ? 

La paura più forte del Borghese è quella della diversità, di sfuggire a quello che la società gli impone come bello e come giusto. E nella rappresentazione di oggetti è più facile nascondersi, avere la certezza di non essere sbagliato e di avere un ruolo ben determinato nel mondo.

 

E’ anche l’idea base del consumismo… Quindi ritieni che il circondarsi di oggetti e di loro rappresentazioni sia di fatto intercambiabile?

Sì, perché entrambe le cose esprimono il desiderio di controllo sul Mondo, basato sulla conoscenza e sul possesso. Se ci pensi è lo stesso meccanismo della magia dei primitivi… Sapere il nome segreto delle cose, controllare la loro immagine per garantirsi il possesso concreto.
Non c’è differenza tra i Cro Magnon che si riempivano le caverne di immagini di bisonti, di mammuth e di cavalli e chi si riempie casa dei quadrettoni della neofigurazione.

 

Però il realismo socialista o l’arte hitleriana

Entrambe rappresentato un riflusso, un ritorno all’ordine rispetto alle esperienze rivoluzionarie precedenti. La borghesia non è una condizione economica, ma uno stato mentale
Ma tutto il ragionamento che tu definisci borghese presuppone l’identità tra Reale e Razionale. Se queste non esiste, crolla tutto.

Per questo il Realismo nell’Arte crolla quando scopre le contraddizioni e le aporie del Mondo. Così il pittore o si dirige dentro se stesso, in un viaggio nell’Io, oppure si punta al trascendente
Oppure, come fa l’Arte Digitale, evidenzia i paradossi del Reale, generando inquiete fiabe che ci insinuano il dubbio su ciò che definiamo vero e sugli inganni che poniamo a noi stessi, per sfuggire ai nostri abissi e tirare avanti.

07/01/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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