La sensualità è uno stato d’animo, a mio parere. E più è vissuto con naturalezza, senza troppi orpelli e limiti mentali, più è puro, e non p

Intervista a Marla Lombardo

Larvatus prodeo, procedo mascherato. E’ il motto di Cartesio ed è forse la parola d’ordine dell’Uomo Contemporaneo.
Eterno attore o perché si vergogna di se stesso o per adattarsi alle esigenze e ai giudizi degli altri, indossa ogni giorno una maschera.
Vi si abitua, finché la considera la sua vera natura. Spesso continua così sono alla morte. A volte, invece, quel gioco crudele chiamato Vita lo costringe a liberarsene e guardarsi allo specchio per ciò che è.
Può rimanerne stupito oppure traumatizzato. Dipende dai propri abissi.

 

Marla Lombardo, fotografa siciliana, ha centrato la sua ricerca sull’autoritratto. Cosa complicata, perché spesso mostriamo la nostra maschera, ciò che vorremmo o siamo costretti a essere, piuttosto che ciò che siamo. Per mostrare il nostro vero io, renderlo esposto a giudizi e ferite, ci vuole tanto coraggio. Ma questa fiducia nella Verità dell’Essere, è sicuramente ripagata.

Perché l’Arte, o la Scrittura, non c’è differenza, ridefinendo i nostri confini, ampliano la nostra identità e rendono le nostre gioie e i nostri dolori universali, cosicché, condiviso, il peso di vivere è più semplice da portare.

 

Buongiorno Marla, chi sei, come ti descriveresti ad un estraneo?

Sono una creatura estremamente curiosa. Sono una donna piena di contraddizioni e adoro le complicazioni. E non sopporto coloro che mi tolgono la solitudine senza farmi compagnia. Sono molto gelosa del mio “silenzio”.

 

Quanto della Sicilia, con i suoi contrasti, vive nella tua fotografia? E quanto della malinconia delle uggiose giornate milanesi?

Tutto vive e rivive nella geografia spirituale della mia fotografia. Ogni luogo in cui sono stata, in cui ho vissuto, in cui ho amato, che ho percepito come mio, si riflette, in un modo o un altro, nelle mie memorie fotografiche. E non mi riferisco solo alla Sicilia, che mi appartiene più di ogni altra Terra, e poi Milano, ma penso anche a Roma, a Londra, a Parigi, a Berlino, ed adesso Stoccarda e Ludwigsburg.

 

Siracusa è pervasa di rovine greche… Come vivi il tuo rapporto con la Classicità? Nelle tue opere, domina più il principio apollineo o quello dionisiaco?

Il rapporto con la mia naturale classicità, direi, che è giunto ad un buon punto di incontro-scontro. Caos ed ordine, e l’alternarsi di questi due elementi, rappresentano un binomio inscindibile della mia interiorità. L’uno è necessario e allo stesso tempo bisognoso dell’altro.

 

L’ombra, l’oscurità… Che senso gli dai nelle tue fotografie… Sono il limite che definisce l’Uomo?

No, l’oscurità , l’ombra, non la riconosco come un limite, anzi. Mi piace usarla, giocarci… Mi piace galleggiarci. Per me, anche l’oscurità ha la sua luce.

 

Perdona la mia ignoranza Semiologia del cinema e degli audiovisivi? Quanto questa conoscenza ha influenzato la tua ricerca artistica?

La mia ricerca artistica è onnivora, si nutre di tutto ciò che la stuzzica e da cui può trarre qualsiasi tipo di ispirazione. La semiologia è un linguaggio, e, come tale, ha influenzato, ed influenza tuttora, in modo naturale la mia percezione e la mia visione estetica della realtà e delle immagini che la compongono ed in cui si riflette.

 

Perché crei? Cosa ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed emozioni?

Che domanda. E’ come chiedermi: Perché respiri? L’atto della creazione è naturale per me, è il “faber”, non poter contenere tutto dentro e quindi spingi tutto fuori; è dare carne e respiro al tuo mondo interiore, alle tue paure, ai desideri, ai pensieri più reconditi. E’ una sorta di “confessione”, ma senza pentimento, senza colpa.

 

Come mai ha scelto come mezzo espressivo la fotografia? Perché ti sei avvicinata a questo linguaggio?

Per me “fotografia” significa anche darsi, mostrarsi, consumarsi, dissacrarsi. E poi il poter “giocare” con l’immagine, manipolarla e reinventarla ad uso ed abuso, è stato sempre per me un vizio amabile.

 

Cos’è l’Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? La consapevolezza del tragico che ci accompagna ogni giorno? O reinvenzione della realtà?

L’arte nutre l'anima, coinvolge le emozioni e libera lo spirito. Nell’atto di creazione io mi riapproprio, materialmente e simbolicamente, del diritto naturale di produrre un'impronta, personale, unica, ed attraverso la quale esprimo la scintilla individuale della mia umanità, o del mio essere nel mondo.

 

Cos’è la Bellezza per te? Qual è il suo ruolo nella Vita?

Io confesso: sono un’esteta. Di conseguenza, non dico che ricopre il ruolo essenziale nella vita, ma non potrei farne a meno. Concordo pienamente con chi disse: La bellezza salverà il mondo. Anche se non posso non chiedermi "Ma chi salverà la bellezza?

 

Cos’è l’Ironia? L’esprimere idee che violano la censura dei tabù sociali? Lo svelare le maschere che ci costruiamo ogni giorno?

L’ironia, per me non si può definire, si sente e basta. E’ la mia libertà. E’ il mio gioco preferito.

 

Cos’è la macchina fotografica? Prolungamento dell'occhio o un bisturi per sezionare la realtà?

Entrambi. Ma occorre saper vedere anche oltre la macchina, oltre la realtà, oltre l’immagine, A mio parere, bisogna saper “sentire”, più che vedere, ciò che si manifesta come realtà, ciò che i nostri sensi percepiscono come reale.

 

Ha ragione Cartier Bresson, quando definisce la fotografia cogliere il momento decisivo, ossia “il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento così come della precisa organizzazione delle forme che danno a quell'evento la sua propria espressione?

In parte lo condivido questo pensiero. Dall’altra mi allontano. La mia fotografia è più “terapia”, è più “intima”. A volte, non necessita di significato o precisa organizzazione. A volte, ne riconosco i segni dopo, dopo che l’ho vissuta.

 

La fotografa giapponese Lieko Shiga così definisce la sua fotografia "Fare fotografie non è come sparare, al contrario è come essere colpiti. Io sono colpita e l’intera sequenza della mia vita è resuscitata nella fotografia. La fotografia è rimettere in scena il tempo eterno e la vita eterna". Lo stesso vale per te?

In parte. Poiché io sono al tempo stesso il carnefice con in mano la pistola e la vittima che subisce il colpo. Ed in quell’attimo, io resuscito.

 

Il tuo rapporto con Photoshop… Un utile strumento o la morte della fotografia?

Nessun rapporto con Photoshop. E nessun giudizio in merito.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Questa domanda mi riporta a qualche anno fa, durante la mia esperienza universitaria, esame di teologia. Mi ricordo che il mio professore mi fece una domanda interrogandomi proprio sul libero arbitrio. “Una mucca sui binari del treno, cosa fa, secondo te? Si ferma o si sposta? La risposta per cui ottenni un bel 30 fu: “Dipende”.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove nasce la tua ispirazione? Come la rendi forma e sostanza?

Bella domanda. In genere io fotografo come scrivo e scrivo come fotografo. Tutto ha inizio in un pensiero, una frase, che si manifesta nella mente e poi questa si trasforma, muta sembianze fino a portarmi all’atto creativo vero e proprio. Ma tutto, direi, che può ispirarmi, anche un semplice suono o uno squarcio di luce.

 

L’Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Entrambi. E dipende da quali corde sottili del visibile o del non visibile si intende toccare e sperimentare.

 

Per te, cos’è l’inquietudine?

Una fonte esplorativa e un mezzo per esprimersi.

 

Perché l’Autoritratto? E’ una forma di auto analisi, uno svelarsi agli altri per comprendere meglio se stessi?

In primis, perché con i miei ritmi incalzanti, dove il “non fotografare” non mi appartiene, sono sempre disponibile. E poi perché, ripeto, per me “fotografia” è terapia, è analisi. Sondandone le mie lacerazioni più oscure, i miei desideri più inappagati, la fotografia per me è strumento di conoscenza interiore, di esplorazione e ridefinizione di identità, al di là della propria storia, al di là della propria immagine riflessa, catturata e consumata.

 

Cos’è la sensualità?

La sensualità è uno stato d’animo, a mio parere. E più è vissuto con naturalezza, senza troppi orpelli e limiti mentali, più è puro, e non puoi che rimanerne affascinato, o, concedimelo, sedotto.

 

L’Uomo è ancora misura di tutte le cose?

L’uomo è sempre stato misura di tutte le cose, visibili e non. L’uomo è misura di tutte le cose, solo che lo dimentica troppo facilmente, e ne rimane vittima delle cose.

 

La tua poesia preferita?

Ne ho tante di poesie preferite. Ma ne ricordo, con piacere, una in particolare, letta su di un muro di un bagno a Milano, “Cose” di Antonia Pozzi… E ricordo queste parole: “E tu non dire ch’io perdo il senso e il tempo della mia vita - se cerco nella sabbia il sole e il pianto dei mondi – se getto nelle cose la mia anima più grande – e credo ad immense magie”.

 

Perché Untitled Magazine? E Salon Culturel?

Non riesco a trovare un solo motivo per risponderti. In verità ne ho tanti: per la mia voglia di scrivere, di condividere informazione, cultura, arte; per la mia curiosità onnivora, per il mio bisogno di stupire e, nello stesso tempo, ancora di stupirmi. Oppure, potrei risponderti semplicemente così: “Credo nelle idee che diventano azioni”.

 

Di quale romanzo avresti voluto essere protagonista?

“Ma in lei c'era qualcosa che la metteva al di sopra del suo ambiente: in lei c'era lo splendore di un brillante autentico in mezzo a brillanti falsi. Questo splendore le veniva dagli occhi bellissimi e veramente misteriosi. Lo sguardo stanco e nello stesso tempo appassionato di quegli occhi colpiva per la sua assoluta schiettezza. Guardandola negli occhi pareva di leggere nella sua anima, e conoscerla significava amarla”. Io confesso. Adoro “Anna Karenina” di Tolstoj.

 

L’esperienza del ciclo di mostre Seven… Che ha significato per te ? Un’esplorazione della fallibilità umana ? O una ricerca sul fatto che nonostante il nostro peso di vivere, possiamo riscattarci?

Ti rispondo solo: “Siamo tutti peccatori”. Ed il peccato è l’abito che mi veste meglio.

 

Odi i benpensanti?

No, perché dovrei? Non mi piace odiare. Semplicemente non li considero degni della mia di attenzione.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Beh se esiste, mi scatto una foto e te la invio! Scherzo. Mi auguro di sì.

10/02/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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