E’ questa la potenza dell’Arte, che va al di là del medium usato, sia questo colore, pixel o pellicola: trascendere il reale, mostrando il m

Il segno e l’immagine

La scorsa settimana sono stato spedito a uno di quegli strani corsi di management tramite cui gli impiegati dell’ufficio del personale giustificano il loro stipendio. In dei casi sono il trionfo dell’onanismo mentale, in altre insegnano delle cose anche molto interessanti, ma con il piccolo limite di essere totalmente slegate dal contesto e dalla realtà aziendale.
L’unico vantaggio di questi corsi è la sede dell’aula, nei pressi di Campo de’ Fiori. Così, in pausa pranzo, mentre altri colleghi si andavano a rimpinzare di matriciane e carbonare, io prendevo un panino, per poi fare due passi, per bearmi del sole e dei vicoli di Roma.
In verità, l’obiettivo era scroccare un buon caffè ad Herbeff: ma quando dal suo citofono ha risposto una conosciuta voce femminile, ho capito che era in tutt’altre faccende affaccendato e ho preferito soprassedere.Così ho vagabondato per quella meraviglia a cielo aperto che è via Giulia.
Uno sguardo a la chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte, la cui confraternita era cordialmente antipatica al protagonista del mio romanzo e passo davanti a palazzo Falconieri, ristrutturato da Borromini, noto ai più come casa del Dandi in Romanzo Criminale.
Palazzo a cui associo tanti bei ricordi: quando ero più giovane e scemo, avevo tante amiche tra le pensionanti dell’Accademia di Ungheria, che lì ha sede. Trovo il portone aperto. Preso da nostalgia, ho raggiunto l’età per cui posso permettermela, entro.

 

C’è una mostra, Reseduce, in cui espongono il pittore ungherese Ferencz J. Rèka e il fotografo romano Renato Grome.
Il primo reinterpreta le opere di Magritte, Picasso e Klimt. Sinceramente non mi entusiasma. Sono talmente stanco del Post Moderno, del riciclare il Novecento in tutte le possibili salse citazioniste, che gli dedico poco più di uno sguardo distratto.
I pittori non devono e possono ridursi a copisti che ruminano a oltranza i cascami del passato. In una società in crisi che cambia o muore, devono trovare il coraggio di osare, di andare oltre. Altrimenti, finiranno nello sgabuzzino, come le piccole cose di pessimo gusto di gozzaniana memoria.
Ce le teniamo in casa per pigrizia o perché legate ai ricordi di chi ce le ha donate… Poi cambiano le generazioni e chi prende il nostro posto se ne libera senza rimpianti. Ammiro molto di più la ricerca di Grome: le sue foto analogiche stampate con tecniche reversibili e montate su alluminio rappresentano tulipani, papaveri, orchidee e piante carnivore in dimensioni monumentali con colori opalescenti.

 

Questo strania lo spettatore che si trova davanti ad un mondo alieno, in cui le forme comuni non sono più riconoscibili e tutto si trasfigura in uno spettacolo barocco e ipnotico. E’ questa la potenza dell’Arte, che va al di là del medium usato, sia questo colore, pixel o pellicola: trascendere il reale, mostrando il mistero nascosto nel nostro quotidiano. Cosa che dobbiamo sempre avere presente, se non vogliamo essere condannati all’afasia.

 

Ieri sera, invece, mentre tornavo dal lavoro, sono passato dinanzi all’ Hyunnart Studio, stranamente pieno di persone. Benché l’età media sia sulla sessantina d’anni, mi incuriosisco ed entro ad impicciarmi. Inaugurano Primi Segni, una personale di Guido Strazza. Per chi non lo conoscesse, è un pittore e incisore, uno degli ultimi testimoni del futurismo, da giovane conobbe Marinetti e partecipò alle sue mostre di aeropittura, che è stato direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Roma ed è attualmente Presidente dell’Accademia di San Luca. Tra le opere più note all’uomo della strada, sono le vetrate della parrocchia dei Santi Gioacchino e Anna al Tuscolano.
Un gagliardo novantenne, beato lui… La mostra è ben allestita e le opere sono degne di ammirazione: il problema è che non scatta l’empatia.

 

E’ come andare in un museo, rendere omaggio alla tradizione e riflettere sul cambiamento. Strazza è il nostro passato. I tempi sono mutati e la sua ricerca non rispecchia a pieno la nostra sensibilità: ma il passato deve essere compreso, studiato, anche contestato, ma mai dimenticato.
E’ la base del nostro presente e il trampolino del nostro futuro. La leggerezza e la fluidità del segno di Strazza può non esser più di moda, ma non può essere ignorata. Si può anche partire da lei, per fare avanguardia.

21/02/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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