Il “segreto” è aprire la mente. Spesso l’arte moderna rimane “chiusa fuori” dalle nostre difese e dai nostri pregiudizi che ci fanno diffida

Intervista al professore Claudio Borghi Aquilini

Mi ritengo un uomo fortunato: nella vita sono riuscito a fare ciò che mi piaceva. Ho avuto tante esperienze che mi hanno segnato ed arricchito. Ho conosciuto persone eccezionali che mi hanno insegnato molto.
Una di queste è il professor Claudio Borghi Aquilini: acuto economista, uno dei pochi capaci di coniugare teoria e pratica, mi ha insegnato il gusto per l’eresia e la necessità di pensare con la propria testa, senza farsi abbindolare da ciò che il Potere spaccia per verità assolute, quando sono soltanto maschere per i suoi interessi.
Amante dell’arte e raffinato collezionista, nel suo libro Investire nell’Arte racconta con chiarezza e lucidità un mercato che cambia ogni giorno, in cui cuore e cervello si abbracciano, rendendolo meno misterioso e più attraente all’uomo comune.

 

Buongiorno, professor Borghi Aquilini. Come si descriverebbe a un estraneo?

Sono una persona con molti interessi, cresciuto nei mercati finanziari e quindi con la cattiva abitudine di tentare sempre di prevedere il futuro.

 

So che si è avvicinato al mondo dell'economia e della finanza, lavorando come fattorino per un agente di cambio. Invece, quale è stato il suo primo contatto con l'Arte ? Cosa l'ha fatta innamorare della Pittura?

Io intendo il “contatto” con l’arte in senso quasi mistico: ho visto tante opere d’arte da bambino e ragazzo, ma non mi interessavano, il “grande momento” si ha quando una cosa prima incomprensibile improvvisamente ti si dischiude e ti tocca l’anima. Mi è capitato guardando un quadro di Rothko al Beaubourg a Parigi. Un momento prima erano delle insulse macchie di colore, un momento dopo era un oggetto affascinante che avrei ammirato per ore. Il “segreto” è aprire la mente. Spesso l’arte moderna rimane “chiusa fuori” dalle nostre difese e dai nostri pregiudizi che ci fanno diffidare del nuovo. Qualche volta ci si riesce con sforzi personali per voler capire, altre volte la bellezza ci “coglie di sorpresa” come è capitato a me. In ogni caso visitare i musei, possibilmente con qualche appassionato che ci spieghi, aiuta moltissimo.

 

Perché ha deciso di lasciare il suo lavoro per dedicarsi all'insegnamento ? Cosa le da di più l'università? Cosa le manca del mondo bancario?

Mi ero ripromesso di lasciare i mercati finanziari dopo vent’anni di lavoro perché non volevo fare la fine di molti vecchi operatori che “invecchiano male” e poi avevo due bimbi piccoli e me li volevo godere. Avendo la possibilità di farlo l’ho considerato un grande privilegio. Il fatto che poi i mercati siano finiti malissimo mi ha aiutato a non avere rimpianti ma probabilmente non ne avrei avuti in ogni caso. La scelta di insegnare è stata molto naturale perché mi sembrava uno spreco intollerabile aver accumulato così tante conoscenze in venti anni di borsa e non trasmetterle a nessuno. Semplice domanda e offerta: io sono contento di spiegare le cose e in università trovo tanti giovani contenti di imparare da chi ha vissuto veramente quello che racconta.

 

Economia e Mercato dell'Arte... Gli studenti come hanno accolto questo corso? Curiosità mia... Come si svolgono i suoi esami?

Il corso c’era già e lo teneva il prof. Parmiggiani che è bravissimo. Io sono subentrato a lui che si è spostato ad insegnare Sistemi di gestione dell’arte contemporanea. Con me il corso si è un po’ più spostato verso l’economia. Gli esami si svolgono incredibilmente rispondendo a delle domande. La “particolarità” è costituita da un’attività pratica che consiste nella realizzazione di una collezione virtuale, da costituirsi con opere effettivamente acquistabili nel periodo del corso, spendendo centomila euro ovviamente anch’essi virtuali.

 

La boiata più assurda che ha corretto in uno scritto o ascoltato durante un'interrogazione...

Avrei dovuto annotarle, avrei fatto un libro. Le più clamorose si hanno ad economia. Una volta una studentessa mi ha scritto che i Bot erano una forma di risparmio popolare e quindi erano anche detti Bot people.

 

Cosa l'ha spinto a scrivere “Investire nell'arte”? In generale cosa la spinge a condividere le proprie impressioni ed esperienze?

Odio scrivere cose più lunghe di un articolo di giornale. Non mi sono affatto divertito nel farlo, però mi sembrava assurdo che nessuno scrivesse una riga sui cambiamenti epocali che stavano ai miei occhi avvenendo nel mercato dell’arte grazie ai new media, allora mi son detto:
“Borghi, zitto e scrivi, perché qui mi sembra evidente che se non lo fai tu non lo fa nessuno”.
Mentre realizzavo “Investire nell’arte” tutti mi pressavano perché scrivessi invece un libro sull’euro, dato che scrivevo molti articoli sull’argomento, ma io ero certo che ci avrebbero pensato altri più bravi di me e infatti sull’euro sono arrivati ben presto testi eccellenti. Questo libro invece penso nel suo “settore” sia abbastanza originale e il fatto che una personalità come Francesco Micheli abbia accettato di scriverne la prefazione penso possa essere visto come garanzia di qualità.

 

Al di là della dimensione economica, cos'è l’Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? La consapevolezza del tragico che ci accompagna ogni giorno? O reinvenzione della realtà?

Mah, secondo me è uno dei tratti indispensabili dell’ essere umano. L’istinto dell’espressione per immagini e forme ci accompagna sin dai graffiti nelle caverne. Probabilmente è semplice desiderio di eternità.

 

In Italia ci si improvvisa galleristi? Oppure al contrario, le cose sono migliori rispetto al resto d'Europa?

Le cose purtroppo sono molto peggiori rispetto al resto d’Europa: il sistema museale per l’arte moderna è trent’anni arretrato rispetto a molti altri paesi, uccidendo quindi la domanda interna, inoltre ci sono forti disincentivi, dalla recente “caccia al ricco” della finanza fino a cose banali come il fatto che l’iva sul commercio di opere d’arte da noi sia il 21% mentre in Germania è il 7%.

 

Spesso leggo polemiche sul fatto che il mondo dell'Arte sia drogato da critici e curatori che danno visibilità ad artisti non meritevoli? E' proprio così? Alla fine, nonostante chiacchiere e cataloghi, il Tempo non sarà il miglior giudice?

Il gioco è uguale per tutti e per riuscire ad emergere bisogna essere più bravi degli altri con i mezzi che ci sono, per quanto imperfetti essi siano. I new media stanno cambiando anche questo: intravedo la possibilità di una “democratizzazione” anche della critica d’arte con i collezionisti, magari organizzati in social network che potranno dire la loro anche senza la mediazione del critico.

 

Secondo lei, quali sono i punti focali dell'Arte Italiana nel Novecento? E in quella mondiale?

Il Novecento è stato un secolo vertiginoso, comunque penso che nella storia dell’arte di lunghissimo periodo la grande novità che verrà ascritta al ‘900 sarà l’astrattismo. In particolare l’Italia con lo spazialismo ne ha realizzato una pagina importante

 

Come spiegherebbe un'opera di Fontana a un bambino? E un Burri a mio nonno contadino?

Al bambino direi che Fontana ha fatto dei portali per altri mondi e che se guarda bene quella tela tagliata, nell’ombra dietro potrà vederci e immaginarci cose che qui non esistono, come il pianeta dei pokemon o quello di Harry Potter. Se non vede niente però non si deve preoccupare, basta aspettare e un giorno li vedrà. Colpo basso ma funziona. Al nonno contadino invece racconterei che Burri amava così tanto la terra che era riuscito a fare dei quadri dove la riproduceva quando era secca e riarsa dal sole (e gli farei vedere un cretto) a questo punto dopo che ho “preso” la sua attenzione gli farei vedere una combustione, secondo me la capisce.

 

Tra due secoli, quale artista contemporaneo sarà ancora studiato e ammirato?

Non ne ho idea, devono passare circa cinquant’anni perché il giudizio su un’epoca (e di conseguenza su chi tra gli artisti l’ha saputa interpretare meglio) sarà sufficientemente sedimentato. Chi oggi è più noto di altri è nella stessa condizione di chi è in testa dopo il primo chilometro della maratona, la gara è ancora tutta da correre.

 

Esiste la Bellezza? Oppure è soltanto una percezione soggettiva? Che ruolo ha nella sua vita? Può salvare il mondo, per citare Dostoevski?

Certo che esiste la bellezza. La soggettività sta nella nostra predisposizione a coglierla. Abbiamo differenti sensibilità con il cambio dell’età, con la sequenza delle nostre esperienze e persino con gli stati d’animo di brevissimo periodo: se avessimo perso qualcosa di importante e lo stessimo cercando ansiosamente per terra, potremmo passare accanto al quadro più bello del mondo senza notarlo.

 

Cos’è l’Ironia? L’esprimere idee che violano la censura dei tabù sociali? Lo svelare le maschere che ci costruiamo ogni giorno?

Non prendere troppo sul serio noi stessi e gli altri, in fondo quello che stiamo facendo non è così importante.

 

In Italia, possono nascere ancora le avanguardie?


Certo, la creatività e il senso artistico vengono anche per reazione o consonanza con quello che si vede o si vive. Da noi c’è moltissima bellezza e “lavora” in noi anche se non ce ne rendiamo conto. Chi è predisposto per diventare un artista in Italia trova un ottimo terreno per germogliare, l’ambiente diventa molto più ostile quando si tratta poi di crescere.

 

Quale è la sua poesia preferita? Di quale romanzo avrebbe voluto essere protagonista?

Non so se qualifica come poesia ma credo di si: il coro dell’Adelchi di Manzoni “Dagli atri muscosi, dai fori cadenti”. Attuale come se fosse stato scritto ieri per descrivere l’oggi. Il romanzo è più difficile perché di solito non mi identifico con i protagonisti, forse l’ Adriano delle “memorie” della Yourcenar: i nostri governanti non possono arrivare all’altezza dei migliori fra i cesari nemmeno usando un razzo.

 

Che ne pensa dell'Arte Digitale? Un fenomeno transitorio, oppure il linguaggio artistico del futuro?

Un tentativo di cogliere lo spirito del tempo, ma tante volte la risposta giusta non è la più ovvia, lo sapremo solo fra molti anni.

 

Una domanda che pongo sempre in ogni intervista. Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Se muoio prima io ti mando un’email con la risposta.

26/02/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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