Riscoprire la vera essenza dell’Arte, rivoluzionaria perché mostra l’Uomo così come è. Combattere contro tutto ciò, perbenismo, abitudini, c

Oltre il corpo


"Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita".
E’ una frase del buon vecchio Stevenson, l’autore de L’isola del Tesoro, che ogni tanto mi torna in mente, nei momenti di sconforto della vita.
Essere ciò che siamo: sembra semplice, quasi banale. Invece… Troppo spesso abbiamo paura di accettare chi siamo veramente, con i nostri limiti e difetti. Ci culliamo nelle illusioni, adagiandosi nelle maschere che la società ci impone, perché siamo convinti che, rinunciando a noi stessi, per gli altri sarà più facile tollerarci e volersi bene.
E alla fine, non collezioniamo che fallimenti e frustrazioni: le inquietudini che nascono dall’aver tradito noi stessi.
Non siamo perfetti: comprenderlo, lottare contro le nostre debolezze, depurarci dalle scorie per mostrare le nostre scintille d’Assoluto, rimetterci in discussione, cambiare per migliorarci, è ciò che ci rende pienamente esseri umani.
La stessa cosa può dirsi per l’Avanguardia. Riscoprire la vera essenza dell’Arte, rivoluzionaria perché mostra l’Uomo così come è. Combattere contro tutto ciò, perbenismo, abitudini, convenzioni che ne svuotano la sua forza di cambiare il mondo.
Ma questo essere veramente noi stessi, in concreto che sfide e sacrifici ci pone? Alessandra D’Agostino, scrittrice che ha spesso collaborato con Quaz Art, ha deciso di narrare in Sesso Mutante, l’accettazione più difficile, perché sfida i peggiori pregiudizi sociali, quella dell’identità sessuale.
Lascio la parola a lei, per descrivere il suo progetto.

 

- Ho deciso di raccontare della transizione, dopo anni di acuta osservazione, in un giorno di giugno del 2011 nello Studio, che si affaccia sulla caratteristica Via Tofane, lungo la Martesana milanese, del fraterno amico, prematuramente scomparso, Massimo Prizzon, uomo dalla grande sensibilità e fotografo di grande intensità e capacità che, da tempo, lavorava su tematiche affini. A lui, insieme al quale è stato pensato, questo libro è interamente dedicato.
In quel lontano giorno di giugno, dicevo, nacque questo progetto, battezzato, originariamente, col nome di Oltrecorpo. Il titolo stesso avrebbe, nei nostri intenti, voluto e potuto portare ad una (ri)considerazione del soggetto intervistato che potesse slegarsi dal corpo fisico, per andare oltre, nella volontà di restituire voce alle numerose persone in transizione (sia mtf quindi male to female che ftm quindi female to male) che restano più spesso invisibili e/o inascoltate. L’intenzione era, quindi, di condurre il lettore in un viaggio che rifuggisse dalla semplice e limitante visione di un involucro fisico per abbracciare, invece, con lo sguardo e la comprensione coloro che si trovano ad intraprendere un altro viaggio, ben più impegnativo e, più spesso, doloroso, per uscire da un corpo non corrispondente a ciò che sentono ma, soprattutto, sono
Due piccole note personali: Massimo Prizzon, come sapete, per me era una sorta di fratello maggiore. Ogni tanto, non lo nego, lo avrei anche preso a bastonate per i suoi difetti, però gli sono grato perché mi ha insegnato due grandi cose: a guardare oltre l’apparenza e ad apprezzare le persone per quello che sono veramente.
Massimo aveva un gran cuore e stava sempre accanto agli ultimi e a chi era in difficoltà, scandalizzando benpensanti e ipocriti.
Possedeva il dono di mostrare la bellezza profonda che vive in ognuno di noi: a suo modo era un giusto, nel senso biblico, di testimone della bontà presente nell’Uomo… Mi sto immaginando la sua reazione, nel leggere queste parole.  Probabilmente, come suo solito, si sarebbe fatta una risata, dandomi dello scemo.
Perché, come dice un mio amico rabbino, i giusti amano essere nascosti. Comunque, sono felice che Ale porti avanti la sua eredità, coniugando parole e immagine, nel raccontare persone che con dolore e coraggio hanno compiuto scelte difficili.
Alcune storie, simili a quelle raccontate da Alessandra, e questa è la seconda nota personale, le ho sentite anche io, a Piazza Vittorio. Una cosa che mi ha colpito, è la loro dignità e capacità d’amore, nonostante tutto il dolore e le discriminazioni subite dalla vita.
Perché in Italia, purtroppo, ci riempiamo la bocca di grandi ideali e chiacchiere, ma in tema di diritti civili e di rispetto per il prossimo siamo peggio che barbari.
 Il lavoro, l’accesso onorabile alla sanità, il riconoscimento del proprio stato giuridico, la una possibilità di vita sociale senza stigma, devono essere garantiti a tutti, al di là della propria identità.

 

E mi auguro che le storie raccontate da Ale scuotano le coscienza, per renderci tutti un poco migliori

12/03/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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