Steampact 1813: Vis Vaporis

Roma, dal punto di vista culturale, ha una marea di difetti. E’ ricca di idee e iniziative, ma dispersiva e incapace di fare sistema. Nella sua lunga storia, ha visto tutto e il contrario di tutto: ciò la rende cinica e disincantata, priva di entusiasmo per il nuovo, difficile a stupirsi.
Per chiunque vuole proporre una novità, è una sfida difficile: troppe belle idee si sono perse nell’indifferenza. Le istituzioni, poi, qualsiasi sia il loro colore politico, sono prodighe di pareri, spesso non richiesti e scarse di aiuti.
Sproloquiano promesse d’ogni tipo, convinte che la cultura, invece che a costruire l’Uomo, sia solo un utile strumento per catturare voti, poi, alla prova dei fatti, si dileguano; anzi, se possono metterti il bastone tra le ruote, convinte di danneggiare un avversario, non si tirano indietro.
Per questo, per lanciare qualsiasi iniziativa, ci vuole coraggio, un pizzico di follia e tanta, tanta pazienza: doti che non sono mancate ai ragazzi che hanno organizzato Steampact 1813, Vis Vaporis, il primo festival steampunk d’Italia.

 

Iniziativa che, nonostante tante difficoltà oggettive, dalla data, che potrebbe aver spaventato tanti possibili visitatori, al tempo infame, è stato un successo straordinario.
Non solo per la location, il Casale della Cervelletta, molto suggestiva e al di là dell’apparenza, agevole logisticamente. O per la grande partecipazione di pubblico o per gli eventi ben organizzati. O per le presentazioni di big del settore, come lo scrittore Dario Tonani ed Emanuela Valentini o lo staff dell’ Edizioni Scudo, Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri, che tanto fanno per narrativa fantastica italiana.

 

Queste sono tessere di un mosaico ben più ampio: lo steampunk è l’unica sensibilità eversiva nella fantascienza contemporanea, capace di rimettere in discussione i fondamenti della nostra società, mostrandoli da un punto di vista eccentrico, capace di straniare il lettore e di farlo riflettere su certezze che riteneva acquisite.
Il suo fratello maggiore, il Cyberpunk è morto: non perché a sbagliato a rappresentare il Mondo, ma, caso unico nella storia, perché le sue previsioni si sono realizzate. Non usiamo interfacce neurali, ma siamo continuamente connessi alla Matrice tramite smartphone. Non abbiamo affascinanti costrutti, ma la nostra vita si divide tra il Reale e il Virtuale dei nostri profili su Facebook o su Twitter.
L’Esquilino è visivamente meno impressionante della Los Angeles del 2019, mancano androidi, animali artificiali e schermi giganti, eppure il melting polt che vi vive è molto più ampio, complesso e stratificato di quello rappresentato in Blade Runner.
Le Corporation non si dichiarano guerra, sparandosi nelle strada, ma condizionano ogni giorno le nostre vite. Le elezioni le vince non chi ha idee o valori, ma chi padroneggia meglio i media, antichi come la televisione, moderni come Internet.
Il Cyberpunk è morto, perché ha realizzato i suoi incubi, anche se preferiamo chiamarli con nomi differenti, per non esserne schiacciati; è morto perché si è trasformato da fantascienza in quotidiano, da avanguardia in mainstream.
Questo rischio, grazie al cielo, non si può presentarsi per lo Steampunk: proiettando i nostri e le nostre speranze nel passato, ricostruendolo a nostra immagine e somiglianza, possiamo ribellarsi alla tirannia del Quotidiano, abbattendo le mura del cinismo sulla Terra.
Ribellione che nasce dalla nostalgia del concreto e tangibile, in un mondo che tende tutto a sfumare nel virtuale.
Dall’idea che, nonostante tutto, l’Universo e la Società siano meccanismi ordinati e comprensibili, in cui gli sforzi e le azioni del singolo non si perdono in un caos insensato, ma contribuiscono al raggiungimento di un obiettivo comune e collettivo.
L’affermazione dello spirito creativo dell’Individuo, nei confronti dello spirito di omologazione, imposto da chi vuole ridurci a semplici produttori e consumatori di beni.
Il grande successo di Steampact è stato quello di aver ricordato, con parole e gesti simbolici, a tutti i partecipanti quello che scrisse Italo Calvino nelle Città Invisibili

 

"L'inferno dei viventi non qualcosa che sarà; se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più"

 


Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio.
E per riconoscere ciò che non è inferno, per difenderlo dagli attacchi della Vita, non abbiamo che due armi: l’Immaginazione e la Volontà di trasformare i nostri sogni in azioni… Ciò che fa uno scrittore, un musicista, un cosplayer….

 


Sito Ufficiale: http://www.steampact.com/ 

 

02/04/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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