Le nuove avanguardie non impongono forme e regole, ma generano memi, che il singolo declina secondo la esperienza e la sua sensibilità

Nuove Tendenze

Venerdì 12 aprile, nell’ambito di un convegno internazionale dedicato all’Eredità e attualità del Futurismo si è tenuta una tavola rotonda sul tema Nuove tendenze e nuovi protagonisti della scena contemporanea italiana occasione da parte di scrittori, artisti, curatori e registi di fare il punto su quanto sta accadendo nella nostra cultura.
Non la riproposizione bovina del Futurismo:  il movimento fondato da Marinetti ha avuto tanti e tanti meriti, di fatto è stata la forza propulsiva del Novecento Italiano e mondiale, ma ha compiuto il suo tempo, perché specchio di una società, quella della seconda industrializzazione, che non esiste più.

 

Affermare che il Futurismo sia l’avanguardia del Terzo Millennio è come voler tirare fuori un cadavere dalla tomba e pretendere che dia risposte sul senso della Vita: può essere la trama di un buon film horror, ma certo non il punto di partenza per un ripensamento globale della Cultura.
Per citare uno dei concetti di Guerra e Architettura, del compianto Lebbeus Woods, pubblicato in Italia qualche mese fa da Deleyva Editore, ricostruire in maniera tale e quale ciò che è andato distrutto da una guerra significa riproporre da parte del Potere un ordine sociale superato, per distruggere la memoria e comprimere l’anarchia creativa del singolo.
Lo stesso è volere affibbiare al Futurismo storico un ruolo nel terzo millennio: si tratta di imposizione, sicuramente in buona fede, di una cappa di piombo sull’avanguardia italiana, costringendola a guardare a Ieri, invece che a Domani.
Diverso, e più costruttivo, l’approccio utilizzato dai partecipanti alla tavola rotonda di venerdì: il Futurismo è un’esperienza storicizzata, non una diga che trattiene, ma un confine da cui partire per un nuovo viaggio. Se i percorsi che i partecipanti alla Tavola Rotonda sono tra loro differenti, vi è una base comune che li accomuna, una serie di idee e di valori, provenienti dal tempo liquido in cui viviamo.
Il primo è l’ottimismo critico: tutti sono stati d’accordo nel constatare come l’Italia sia vivendo una triplice crisi: economica, e ce accorgiamo ogni giorno, psicologica, siamo sempre più prigionieri di un’apatia che ci sottrae la voglia di reagire, e culturale, preferiamo stordirci invece che riflettere.
Eppure, nonostante tutto, c’è speranza, poiché l’Italia è come una fenice capace sempre di rinascere dalle proprie ceneri: non dobbiamo mai arrenderci all’Ovvio, dobbiamo trovare la forza e il coraggio dell’Utopia. Per questo Arte e Scrittura non debbono e non possono essere illusioni, ma azioni concrete. Non decorazioni e chiacchiere, ma compagne di viaggio dell’Etica, maestre d’eresia, capaci di far vedere il mondo sotto un altro punto di vista, diverso da quello imposto dai poteri di ogni sorta.
Il secondo è l’approccio open source: nelle avanguardie storiche, Futurismo compreso, vi è era un’idea gerarchica: il grande capo scriveva il manifesto, imponendo a priori la direzione della ricerca artistica e culturale e se non lo accettavi, eri fuori.
Invece, nella nuova cultura italiana vi è un approccio democratico: le ricerche non procedono su un cammino strutturato, ma tramite autopoiesi si stabilizzano verso attrattori comuni che rappresentano lo Spirito del Tempo.

 

Le nuove avanguardie non impongono forme e regole, ma generano memi, che il singolo declina secondo la esperienza e la sua sensibilità.
Il terzo punto è il meticciarsi, non uso la parola contaminazione perché, come dice giustamente un vecchio saggio della fantascienza italiana, da troppo l’idea di malattia, ossia il fondere linguaggi ed esperienze differenti.
Le nuove avanguardie, a differenza del Futurismo, non considerano il Passato come tabula rasa, ma un insieme di rovine e cicatrici, di cui tenere memoria, come spine nella carne, e su cui riflettere. Non sono chiuse nella loro torre d’avorio,  ognuna pronta a coltivare il proprio orticello, ma dialogano tra loro.
Infine sono Pop: perché amano immergersi nel flusso della vita, con tutte le sue contraddizioni, e parlare con all’Uomo, piuttosto che allo snob erudito.


18/04/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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