Meredith, da americana innamorata di Roma, estrapola nella sua pittura il tema che accomuna esperienze diverse e lontane tra loro come Manie

Attualità Manierista

Venerdì 12 aprile, in attesa che la tavola rotonda a cui ero stato invitato cominciasse, ho curiosato sulla mostra che accompagnava gli eventi della due giorni dedicata al Futurismo. Poca roba, sinceramente: libri che si possono trovare a casa di qualsiasi bibliofilo, testi di Papini post conversione, quando l’apologetica aveva preso il posto del genio e qualche manifesto dei cosiddetti Netfuturisti, di cui, o per la loro pochezza o per la mia incipiente vecchiaia, ho persino difficoltà a ricordare il nome.

 

Manifesti inquietanti per la banalità: la riprova che ogni cosa deve essere realizzata a suo Tempo. Ciò che nel 1909 poteva apparire eversivo e rivoluzionario, ciò che era sperimentazione, ora non è che aria fritta e una discarica di luoghi comuni, le cose che più odiava Marinetti.
In uno dei manifesti, si contestava lo sperimentalismo manierista, cosa che mi ha fatto venire i brividi, perché dimostra la scarsa conoscenza della Cultura e dell’Arte che da buona avanguardia si vorrebbe contestare e sovvertire.
Perché, se c’è stato un movimento che per primo ha teorizzato la ricerca, la sfida al Passato e alle sue griglie estetiche e concettuali, è stato proprio il Manierismo.
Magari ci fosse ancora la stessa spinta al nuovo che lo animava ! La stessa attenzione alla forma, oltre che alla sostanza, lo stesso rovello intellettuale, lo stesso interrogarsi sul dramma del vivere e sul significato dell’Uomo nel Mondo, la stessa fame d’Infinito.
Invece di riempirsi la bocca di frasi fatte e di atteggiarsi a incendiari, contestando ciò che non si conosce, dovremmo recuperare il coraggio di sperimentare che animava Pontormo e Parmigianino. Sì, perché ci sono grandi similitudini tra il loro tempo e il nostro: sono entrambi tempi di crisi, in cui le certezze filosofiche, scientifiche e religiose sono rimesse in discussione, in cui l’ordine sociale cambia e l’Uomo si trova solo a fronteggiare il proprio Fato.
E in maniera più o meno consapevole, gli artisti stanno prendendo consapevolezza di questo: penso ai loveristi, che pure nelle loro differenze stilistiche, sono accomunati dal desiderio di eccellenza formale e la consapevolezza della dimensione tragica dell’esistenza umana.
O all’esperienza della scrittura connettivista, la quale, depurata dalle istanze provenienti dalla teoria del caos e dalla meccanica quantistica, molto ha in comune con le visioni di Telesio e di Giordano Bruno.
O alle opere di Meredith McNeal, attualmente esposte presso lo Hyunnart Studio a Viale Manzoni, galleria che per una volta stupisce i suoi frequentatori, proponendo, invece delle sue solite mostre astratte e concettuali, delle opere apparentemente figurative.
Meredith, da americana innamorata di Roma, estrapola nella sua pittura il tema che accomuna esperienze diverse e lontane tra loro come Manierismo, Barocco e Pop Art e che nella società di Twitter e Facebook diventa sempre più dirompente: il rapporto tra Reale e Virtuale.
I suoi quadri, a prima vista, sembrano rappresentare il trionfo del banale: cosa c’è di più scontato della veduta di una finestra, pur ricca di luce e di colore?
Eppure, giocando sull’illusione prospettica, sul contrasto delle macchie di colore, crea immagini di profonda ambiguità che attraggono l’osservatore verso l’infinito e al contempo lo respingono, creando inquietudine e ambivalenza tra spazio interiore nascosto nell’anima dell’Uomo e il caos che lo circonda, con i suoi misteri nascosti dietro una brillante superficie.
Così tutto il mondo diviene teatro, incerto scenario della commedia o della tragedia di vivere, in cui ruoli sono distribuiti a caso

27/04/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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