Oblivion è summa di una vasta produzione fantascientifica ormai in crisi di idee

Oblivion

Oblivion, film di fantascienza prodotto dalla Universal Pictures, diretto e sceneggiato da Joseph Kosinski e interpretato da Tom Cruise, è senz’altro un buon prodotto dell’artigianato hollywoodiano che, tuttavia, a dispetto del nome, oblia ben poco delle più recenti (ma anche delle più lontane) produzioni stile blockbuster e vi paga un’interminabile serie di tributi.
La trama è semplicissima e la sceneggiatura risulta a tratti molto esile; a farla da padroni sono la fotografia (di taglio fumettistico) e l’azione. Paesaggi post-apocalittici da colossal catastrofico si sovrappongono ad ampie distese desertiche stile “Dune” o alla dirompente forza della natura che riprende il controllo sulla terra; foreste incontaminate e rigogliose, fiumi che si incanalano in profondi canyon che ricordano “Avatar” e piccole oasi di civiltà, rifugi di fortuna, dal classico sapore di un “Viaggio al centro della terra” (1959) o del più recente “Viaggio nell’isola misteriosa” (2012). La Luna è stata per metà distrutta da invasori alieni, il che, insieme alle esplosioni atomiche dovute alla guerra – scaturita dall’invasione -, come in “Impatto dal cielo” (film tedesco del filone catastrofico del 2008) ha provocato maremoti, desertificazioni e disastri di varia natura che hanno reso il pianeta semi inabitabile. In questo scenario si sviluppano le vicende.

 

Se per la raffigurazione di “droni”, aerei con moto incorporate e armamenti il tributo più evidente è a “Guerre Stellari”(1997), a “WALL•E” ( 2008), a “Tron”(1982) e a “Tron: Legacy” (2010), il primo titolo creditore (e anche il più recente) è senz’altro “Moon” - film claustrofobico a bassissimo budget di produzione britannica realizzato nel 2009 - il cui protagonista, esattamente come Tom Cruise, è un tecnico incaricato di presiedere al funzionamento di alcuni macchinari tecnologici in basi prive di altri abitanti; Sam di “Moon” è infatti unico abitante umano ed ha per compagnia il solo GERTY, una A.I., mentre Tom Cruise ha per unica compagna una moglie – la brava e bella Andrea Riseborough - estremamente ligia alle regole imposte dal centro di comando, che però non gli fa compagnia nei sogni, dove invece a regnare incontrastata è la presenza di un’affascinante quanto sconosciuta e misteriosa donna.

 

Le connessioni fra i protagonisti dei due film non si fermano certo qui, infatti entrambi hanno parecchi problemi di “memoria”; Sam apparentemente a causa di un incidente occorso a pochi giorni dalla scadenza del suo soggiorno sulla desolata base lunare, Tom per via della cancellazione obbligatoria della memoria a cui viene sottoposto ad ogni nuova missione; ma, nonostante tutto, i ricordi riaffioreranno sotto forma di sogni o brevi flashback ad occhi aperti.
In entrambi i casi, la realtà con la quale si scontreranno presto, sarà ben diversa da quella che gli era stata propinata; si renderanno infatti conto di essere dei cloni con dei ricordi indotti, in pieno stile Blade Runner, il film cult di Ridley Scott.

 

I nemici, chiamati “Scavengers”, sono in realtà esseri umani – terrestri - travisati con delle corazze che ricordano “Predator” e delle armi che richiamano da molto vicino la serie “Mad Max”. Questi “Scavengers” non sono altro, dunque, che dei sopravvissuti resistenti all’invasione del “TET”, un’oscura struttura tecnologica pensante a forma di piramide rovesciata, a metà fra il “monolite” di “2001: Odissea nello spazio” (1968), il “Viger” di “Star Trek - The motion picture” (1979) e “Solaris”, che ha dapprima clonato Tom Cruise (si ricorderà qui “Matrix” del 1999 o, per certi versi, “Generazione Proteus” del 1977) e poi tentato di impadronirsi delle risorse naturali della Terra tramite delle “Idro-trivelle” (qui i paragoni si sprecano; “Visitors” (1984), alcuni romanzi di Philip K.Dick, “La guerra dei mondi” (1953/ remake del 2005 sempre con Tom Cruise), “Indipendence day” (1996).

 

Oltre a questa miscellanea, di cui non abbiamo citato tutti i richiami ai film del protagonista (le corde di “Mission:impossibile”, l’abbigliamento stile “Minority report” , i voli spericolati alla “Top Gun” etc.), la retorica che ne esce è la solita americanata condita in salsa patriottica e infarcita di ancestrali paure nei confronti della tecnologia e dell’ignoto. Comunque da vedere se non altro come summa di una vasta produzione fantascientifica ormai in crisi di idee.

06/05/2013

Armando Di Carlo

armandodicarlo@virgilio.it

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