Tema dominante è il nudo femminile: donne dal seno scoperto o completamente nude in atteggiamenti statici, immerse in una dimensione onirica

Delvaux e il surrealismo

Fondazione Magnani Rocca di Parma

Paul Delvaux viene descritto, dallo stesso curatore della mostra, come un’artista “in bilico tra l’estrema complessità e l’estrema semplicità, dove la sua opera d’artesi pone come intercapedine fra noi e un mondo sconosciuto; la sua funzione non sembra essere quella di stabilire una comunicazione con quel mondo, piuttosto quella di manifestare un’impossibilità di comunicazione”.

 

Tema dominante è il nudo femminile: donne dal seno scoperto o completamente nude in atteggiamenti statici, immerse in una dimensione onirica.
“La donna rappresenta così la vita, il sentimento, l’emozione, l’Essere opposto al fare e all’Avere del polo maschile.”

 

Jeune Femme Nue del 1930, ci mostra una figura femminile, su di una tela di grandi dimensioni, che occupa la quasi totalità del quadro. Il profilo della donna mostra un lato pensoso di questa figura, ritagliata sopra un fondale che percepiamo appena.

 

Le donne dipinte da Delvaux, dai grandi occhi scuri e lo sguardo intenso, vengono ritratte in pose congelate in attimi prolungati e senza tempo, come le musiche di Eric Satie che accompagnano la visione delle opere esposte tra le sale.
A tratti ci sembra di ritrovare nella composizione pittorica un qualche riferimento a Magritte o alla visione di De Chirico, invece siamo ancora nel mondo misurato e senza tempo di Paul Delvaux. Lo stupore ci accompagna anche di fronte le tele abitate da scheletri , dipinti con gran cura nei particolari, e proprio per questo particolarmente ammirate proprio da medici , estimatori dell’artista.

 

Le ambientazioni che ritroviamo nelle tele esposte, come per la maggior parte delle opere dell’artista, sono case borghesi, edifici di matrice classica, giardini e stazioni ferroviarie. Quest’ultimo tema, curiosamente, richiama una passione giovanile dell’artista. Delvaux infatti comincia la sua carriera dipingendo appunto stazioni e convogli ferroviari, cercando di ottenere effetti di un certo realismo.
Mi è vicina l’opera di questo artista, anche per quel rapporto con il classico, che ritroviamo nella composizioni architettoniche attorno la scena dipinta, dove la luce si tinge di quei toni freddi tipici del paesaggio d’origine del pittore belga.
Non da ultimo per importanza, tra le influenze di Delvaux, va sicuramente citato il ruolo che ebbero per l’artista le tele di Salvador Dali’, che lo impressionarono a tal punto da avvicinarlo al movimento surrealista. In realtà Delvaux non si considerò mai un surrealista, si definì piuttosto un “realista poetico” .

 

“voi appartenete ad una famiglia splendida e miserevole, che è il sale della terra”, avrebbe sentenziato Marcel Proust.

 

Di grande interesse, ad introduzione della mostra, un documentario con interviste allo stesso Dalveaux, foto d'archivio ed un montaggio d'immagini che mettono a confronto l'opera pittorica con i precisissimi studi preparatori dell'artista.

10/05/2013

Roberta Dall'Ara

roberta@robertadallara.com

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