Uno Stato, quello delle Due Sicilie, guidato da una classe dirigente facilmente corruttibile e un poco fessacchiotta

Terroni

 

E’ consolidata abitudine dei radical chic romani criticare il Fringe Festival a San Lorenzo: le sedie sono scomode, i palchi improvvisati, basta una goccia di pioggia per fare saltare l’impianto luci e quello audio, chi ci va è più interessato a passeggiare per villa Mercede, comprare paccottiglia nelle bancarelle e ingozzarsi di birra e olive ascolane.
Tutto vero, senonché il Fringe Festival è l’unico tentativo, tra l’altro ben riuscito, di rompere la barriera che si è creata tra teatro e vita. Che con i pochi fondi a disposizione, i ragazzi che lo organizzano fanno miracoli. E che è la più importante vetrina per le piccole compagnie italiane che hanno così l’occasione di confrontarsi con il grande pubblico, con spettacoli che fanno riflettere e scuotono la coscienza.
Uno di questi, che si è tenuto sabato 6 luglio, è stato Terroni, di Roberto D’Alessandro e Mimmo Cavallo, tratto dall’omonimo saggio di Pino Aprile, sulla tragedia del nostro Mezzogiorno.

 

Ricordiamo un attimo tutta la retorica che ci hanno propinato a scuola: Garibaldi con i Mille, Teano, il brigantaggio.
Una retorica che nasconde una realtà di sangue, stupri, rapine.  Il Regno delle Due Sicilie non era il paradiso in terra raccontato dai neoborbonici: era uno stato con grandi contraddizioni, molti limiti, specie a livello di infrastrutture, ma d’altra parte è oggettivamente più facile costruire una ferrovia in Pianura Padana che in Basilicata, ma con grandi potenzialità.
Pensiamo a Mongiana, in Calabria, uno dei più grandi poli siderurgici e industriali dell’Ottocento, capace di produrre più ghisa nei suoi altiforni che l’intera Gran Bretagna. Industria e Calabria, oggi sembra un ossimoro…
Ebbene Mongiana fu chiusa per decisione politica dei Savoia, perché la qualità e la quantità dei suoi prodotti non permetteva il decollo delle fabbriche del Piemonte e della Lombardia.

Uno Stato, quello delle Due Sicilie, guidato da una classe dirigente facilmente corruttibile e un poco fessacchiotta.
Pensiamo Calatafimini, al qui si fa l’Italia o si muore.
Il comandante borbonico Sforza, con i suoi circa 600 uomini, assalta i garibaldini rischiando la sua stessa vita e mentre il Generale Nino Bixio chiede a Garibaldi di ordinare la ritirata,  il Generale Landi, che già ha rifiutato rinforzi e munizioni a Sforza scongiurando lo sterminio delle “camicie rosse”, fa suonare le trombe in segno di ritirata.
Così, dopo essere stato preso a fucilate per ore, Garibaldi si ritrova padrone del campo. Dopo qualche tempo, si scopre che mentre si combatteva, l’Eroe dei due Mondi si era incontrato di nascosto con Landi, a cui viene consegnata una  polizza di 14.000 ducati d’oro, in cambio del suo tradimento.
Dopo Teano, Landi si presenta al Banco di Napoli per incassare la cifra, ma scopre che sulla sua copia, palesemente falsificata, ci sono tre zeri di troppo. Landi, per questa delusione, è colpito da ictus e muore.

 

Traditi da una classe dirigente del genere e all’essere trattati peggio di una colonia, saccheggiati di tutti i beni e le ricchezze, che potevano fare gli abitanti del Sud se non ribellarsi o emigrare? 

Così, con la scusa di reprimere il brigantaggio, cominciarono stragi indiscriminate… La più famosa è quella di Campopandolfo e Casalduni, in cui nella notte furono massacrate circa duemila persone, quante quelle uccise dai nazisti a Marzabotto
Perché tutto ciò è stato censurato ? Perché la scuola è lo strumento con cui il Potere crea i suoi servi. Letteratura, Arte, Storia non sono insegnate per ciò che sono, ma come strumento di legittimazione del Sistema.

 

E come descritto da Orwell in 1984 i  testi vengono riscritti continuamente espellendo tutto quanto non sia in linea con le idee del momento di chi detiene il Potere: tutti i fatti che rivelino contraddizione o fallibilità del Sistema vengono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione a ci comanda; ci si aspetta dai cittadini che vi si adeguino, cancellando la memoria dei fatti indesiderati e sostituendoli coi fatti che il Partito vuole che si ricordino. Perché L'Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L'Ortodossia è inconsapevolezza.

Sforzo che nonostante tutto, è destinato a fallire, perché il Potere, se non vogliamo, non può privarci del nostro bene più prezioso, la capacità di riflettere e giudicare.
Come diceva un mio zio, non è vero che i morti tacciono: essi sussurrano. Siamo noi che decidiamo di non ascoltarli.

19/07/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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