Durante il viaggio saranno effettuate riprese e foto che confluiranno in un film documentario, un racconto per immagini dell’impresa

La processione di Carletto

Domenica pomeriggio, in una Roma affogata dalla pioggia, Herbeff mi sbadiglia in faccia, bevendo cognac Hennessy. Si alza inquieto, guardando fuori la finestra, con i marciapiedi trasformati in argini di torrenti.

“Il prossimo weekend vado a Venezia, alla Biennale”

Sospiro, sconsolato

“Ho troppo da fare. E poi non ti è mai interessata”

“Vado a rimorchiare”

Alzo le spalle

“Come tuo solito…”

“Stai diventando un vecchio brontolone deluso dall’Arte”

“Anche”

“Dovresti prenderla con più leggerezza. L’Arte è un circo, con qualche acrobata, tanti pagliacci e imbonitori e qualche belva feroce. Qualcuno diventa una star, qualcuno ci lascia le penne, la maggior parte non lascia tracce. E’ inutile prendersela”

Pure Will ha ragione. Mi ci addanno troppo. Il problema è che ho un’altra concezione dell’Arte che va oltre il marketing e la decorazione.

 

Arte come espressione dell’Io, rito sacro che esorcizza le nostre angosce e paure e ci pone in comunione con la totalità dell’Essere.

Per questo non posso che apprezzare la processione di Carletto, performance apparentemente banale. Un curatore, Michele Mariano, un’artista, Simona Bramati, due asine e un cane si mettono in movimento, dal Molise al Friuli Venezia Giulia, camminando dai tratturi, vecchi sentieri delle transumanze, seguendo un itinerario di 60 tappe. Partiranno il 15 luglio da Montagano (CB) e dovrebbero arrivare a Polcenigo (PN) il 13 settembre.

Durante il viaggio saranno effettuate riprese e foto che confluiranno in un film documentario, un racconto per immagini dell’impresa. Alla fine del viaggio le migliori foto andranno a costituire l’ossatura di un libro, edito da Palladino Editore, nel quale attraverso immagini, testi e documenti sarà raccontata l’intera impresa. Inoltre, per chi volesse ripercorrere il loro percorso, il libro, come una guida, fornirà dati riguardanti i monumenti, i paesaggi e l’ospitalità dei territori attraversati oltre ai prodotti tipici e artigianali.

 

Cui prodest? Bella domanda… Mi torna in mente l’esperienza di un mio amico che più per gioco e per scommessa che per fede, si fece a piedi da Roncisvalle a Santiago di Compostela, uscendone cambiato. Perché il pellegrinaggio o la processione, comunque lo si voglia chiamare, ha un forte valore rituale.

E’ la liberazione dal Tempo ordinario, con i suoi obblighi e ipocrisie, ritornando padroni dei atti. E’ il recupero della libertà della costrizione dei luoghi e delle convenzioni. E’ la scoperta della futilità delle cose. E’ l’esplorazione dei propri limiti che porta sia al loro superamento, sia alla loro accettazione.

E soprattutto, è il ritorno alla condizione primigenia dell’Uomo, l’unione tra Cultura e Natura, specchio della Vita: un viaggio nel Mondo, a volte disagevole, a volte allegro, in cui incontriamo tante persone che donano qualcosa, dirette verso una meta ignota. Quel che conta però non è la meta, ma ciò che incontriamo durante il viaggio, il continuo rimettersi in discussione. Come scriveva Tolkien

 

Voltato l'angolo forse si trova

Un ignoto portale o una strada nuova;

Spesso ho tirato oltre, ma chissà,

Finalmente il giorno giungerà,

E sarò condotto dalla fortuna

A est del Sole, ad ovest della Luna

 

Ma intanto tiro avanti. Come fanno Michele e Simona, con i loro animali, in un sodalizio d’amore che ci ricorda tutto ciò di cui l’Arte contemporanea avrebbe bisogno

20/07/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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