il vero limite concettuale dell’intellettuale italiano: non avere il coraggio di andare oltre i confini del pensiero del Novecento

Letture estive

Forse è un’abitudine rimasta dai tempi della scuola, ma, nonostante il calendario, per me l’anno nuovo comincia il primo settembre. Mi prende una sorta di malinconia, di voglia di tracciare bilanci e cominciare una vita nuova.

Mi risveglio con il panico delle cose da fare e il rimpianto dei momenti perduti; poi all’improvviso, mi ritrovo a ottobre, prigioniero della consolante routine del quotidiano e tutti i buoni propositi scompaiono nel nulla. Dell’estate non rimangono che foto e letture, alcuni da dimenticare, alcuni romanzi che mi sono capitati tra le mani non valevano la carta su cui erano stampati, altri che mi hanno arricchito.

 

Il primo è La Nuova Oggettività al di là della Destra-Sinistra, a cura di Sandro Giovannini e Roby Guerra, pubblicato da La Carmelina Edizioni che raccoglie numerose interviste a intellettuali eretici, per tracciare un ritratto dell’attuale cultura italiana.

A differenza di quanto strombazza Bernard-Henri Lévy, non è vero che l’Italia è stata deculturizzata da un modello politico e sociale chiamato berlusconismo: anche se questo ha avuto miriadi di difetti, ha permesso, rompendo parzialmente il legame tra cultura e politica, la fine dell’intellettuale organico e cortigiano tanto presente nella nostra storia.

L’intellettuale che, per un prebenda, come un pupazzo apriva bocca, infiocchettando con belle parole i borbottii del potente di turno: grazie al fatto che il Potere ha trovato forme più immediate di propaganda, questi, pur non svolgendo ancora nella sua pienezza il ruolo di coscienza critica della Nazione, in qualche modo si sta avvicinando alla fusione di l’azione, filosofia e l’arte, tanto agognata da Sartre.

Fusione che in Al di là della Destra-Sinistra è un tema unificante delle varie riflessioni, da cui però appare il vero limite concettuale dell’intellettuale italiano: non avere il coraggio di andare oltre i confini del pensiero del Novecento.

Le voci presenti nel libro fanno riferimento o al postmarxismo della Scuola di Francoforte o al Futurismo o allo Strutturalismo: movimenti fecondi e venerandi, ma appartenenti a un Passato che non può più tornare, perché legato a diverse condizioni storiche.

Possono fornire spunti di riflessione, essere trampolini per gettarsi verso il Futuro, ma in prigioni dogmatiche. Sapere Aude, scrisse Kant. Dovremmo far nostro il suo motto, per ripensare il Mondo e le sue rappresentazioni.

Ma con quali strumenti concettuali? Uno spunto può venire dal secondo compagno di letture di questa estate, “L’ARCHITETTURA DEL CONTINUO” DI LARS SPUYBROEK, con cui Deleyva Editore prosegue la sua meritoria missione di svecchiare la nostra polverosa visione del mondo.

 

Mi si potrebbe contestare il fatto che essendo un libro settoriale, per un pubblico specifico, a chi dipinge, riflette e scrive poco potrebbe interessare: uno storico, un pittore, un filosofo difficilmente progettano edifici.

In realtà ciò che conta è la filosofia che è alla base del lavoro di Spuybroek: un nuovo umanesimo, basato sulla centralità dell’Io, non posto in contrapposizione al Mondo, ma in continuità dialettica con questo. L’uomo è misura di tutte le cose non perché non esiste una realtà oggettiva e conoscibile, ma per il fatto che si riappropria del contesto in cui vive, ridefinendolo secondo le sue aspettative e esigenze, senza delegare questo compito a entità esterne.

Così il nuovo Umanesimo è sintesi di libertà e responsabilità. Il suo simbolo è il network che continuamente muta e si adatta, in cui alla contrapposizione si sostituisce la condivisione.

 

La terza lettura, a prima vista non in linea con le precedenti, è Investire nell’Arte del professor Claudio Borghi Aquilini, libro che è qualcosa di più di un manuale d’istruzioni per chi vuole diventare collezionista.

Al di là degli excursus sulla storia del collezionismo o degli approfondimenti sull’arte contemporanea, il libro del professor Borghi è un bagno di realismo per chi bazzica nell’Arte: chi più o chi meno tende a dimenticare la dimensione economica che vi è alla base.

L’intellettuale italiano, chiuso nella sua torre d’avorio, ha sempre cercato di sfuggire alla Realtà concreta: invece, se vuole agire, deve immergersi in essa.

Per agire, serve conoscere: senza avere idea del Mondo e delle sue strutture, continueremo ad affogare in chiacchiere velleitarie

06/09/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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