faccio appello alla mia sensibilità ed intuito e comunque prediligo progetti che contribuiscano all'evoluzione della specie, al superamento

Intervista a Monica Melani

Corviale, questo sconosciuto. Per molti romani è quella figura mitologica, il palazzo lungo lungo, scenario di incubi cyberpunk, utile per dar visibilità al politico di turno che si alza una mattina e proclama ai quattro venti che è necessario abbattere quello scempio urbanistico, senza specificare il destino dei suoi abitanti.

In realtà è un quartiere come tanti, bruttarello forse, poco collegato, ma vivo e con tutti le idiosincrasie che può avere uno dei pianeti di quell'universo chiamato Roma.

A Corviale vi è il Mitreo Arte Contemporanea, nata nell'edificio che doveva essere la sede dell'ufficio postale e che invece era stato abbandonato per anni.

Monica Melani, videoartista, ha creduto nel sogno di recuperarlo, per trasformarlo in un spazio di ricerca e sperimentazione artistica e ora ci racconta la sua esperienza.

 

Ciao Monica, chi sei, come ti descriveresti ad un estraneo?

Sono una creativa a tutto tondo, artista, madre, imprenditrice, direttrice di due scuole ad indirizzo olistico, operatrice culturale… un "athanor alchemico alimentato dal sacro fuoco del femminino". Accolgo, vivo e trasmuto il contemporaneo con grande velocità e dinamicità.

Spesso fuori dagli schemi che generalmente ingabbiano l'azione, sono nel flusso della vita: ogni attimo è per me un opportunità di evoluzione che cerco di cogliere soprattutto nelle dinamiche invisibili che sottendono ogni relAzione; un modus vivendi che si esprime nel mio modo di fare arte ma anche di vivere.

 

Perché Corviale? E' veramente quel luogo invivibile descritto dai giornali locali? Oppure la realtà è più complessa?

Ho visto nascere il complesso del Nuovo Corviale, si può dire che sono vissuta "all'ombra del Serpentone"; abito infatti a Casetta Mattei, il quartiere confinante, dal 1968.

Corviale è simile alle altre aree periferiche delle grandi metropoli, con il privilegio di confinare con parchi naturali di rara bellezza, una campagna che preserva ancora i profumi e i casali dei primi del novecento, con pascoli che spesso ospitano cavalli, greggi di pecore, capre ed altri animali, fra cui le volpi (spesso le incontro quando la notte torno a casa dopo aver chiuso Il Mitreo), l'istrice e i meravigliosi e simpatici "riccetti" (negli anni ne ho svezzati parecchi di piccoli trovati nel mio giardino o in strada).

Insomma un ambiente molto diverso da come è ancora nell'immaginario collettivo alimentato dagli stereotipi dei mass media, sempre a caccia del degrado, del disagio, dello scoop che sbatta ancora una volta il "mostro" in prima pagina. E poi c'è la comunità di "Corviale Domani", di cui faccio parte, come molti altri operatori culturali, attiva e ricca di "buone pratiche", che spesso si ritrova all'ora di pranzo nel punto ristoro di Marco e Gilberto, dove si mangiano ottimi piatti "fatti in casa" con poca spesa.

Corviale è povera nella sua architettura degradata, che attende una necessaria riqualificazione da più di trent'anni, ma ricca di beni relazionali, che sicuramente Il Mitreo e le altre strutture presenti hanno contribuito a generare, difficilmente riscontrabili in altre realtà di Roma. Pensate che la nostra idea di territorio ha ricevuto, tra gli altri, il riconoscimento per progetti di particolare interesse e qualità al "Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa 2012-2013".

Il 21, 22 e 23 novembre prossimo la comunità si appresta ad ospitare il II° Forum, "Corviale, La forza nel segno" in virtù di un protocollo di intesa fra il MIBAC, Roma Capitale, i Municipi XI (ex XV) e XII (ex XVI), l'Università Sapienza e Corviale Domani."; il I° lo abbiamo realizzato nel 2012, presso la sede del Ministero dei Beni Culturali.

E come se non bastasse, il 10 novembre 2012 siamo approdati alla Biennale di Venezia, con un progetto che presenteremo ad Expo' 2015.

Un Corviale certamente diverso da come è percepito da chi non lo conosce veramente...

 

Come è nato il progetto Mitreo di Iside? Perché questo nome? Come è mutata la galleria nel tempo? E' più un avamposto dell'Arte, una sorta di Fortezza Bastiani o una missione?

Il Progetto è nato da un mio sogno e la scelta del nome è stata lunga ed accurata: doveva infatti racchiudere in sé il progetto stesso. Il Mitreo è, anche architettonicamente, un tempio ed un grande ventre circolare, un vaso delle trasmutazioni, e l'acronimo indica come le attività che vi si svolgono, generano nuove realtà, in virtù dell'attivazione dell'energia femminile (rappresentata dalla Iside, l'impresa che ho costituito per gestirlo: Impresa al Servizio dell'Individuo e Della sua Evoluzione). E così la Musica genera Movimento; le Istallazioni, Integrazione; il fare Teatro, Trasformazione; il punto Ristoro, Rigenerazione; gli Eventi, Evoluzione; le Opere, intese anche come Operatività, OccupAzione.

Quindi ho preso in prestito il nome che anticamente indicava i luoghi di culto consacrati al Dio Mitra, in cui attraverso il rito dell'uccisione del toro (il Minotauro di Arianna e quindi gli istinti primordiali), si intendeva rigenerare la terra, e l'ho unito a quello della Dea Madre per eccellenza, la Iside degli egizi, iniziatrice ai misteri di vita e morte e quindi all'orientamento delle potenzialità istintuali verso una nuova e più espansa coscienza. Nel nome è quindi presente il principio maschile e quello femminile: la decisione e la forza dell'esperienza e la capacità di accoglienza, intuito e conoscenza superiore.

L'unione fra gli opposti, che a mio avviso è "la chiave di volta" che rafforza e sostiene ogni trasformazione, anche la più audace, è quindi presente da sempre nel mio sogno che, da artista, era quello di creare un luogo di qualità, l'anello mancante fra i musei e le gallerie private, troppo spesso a circuito chiuso, e i centri sociali, le proloco, le parrocchie o i locali di intrattenimento, al fine di dare espressione, visibilità e valorizzazione alle opere ed alla ricerca degli artisti. Un luogo che interagisse con la comunità locale e che contribuisse, attraverso la sua continuativa presenza sul territorio e le proposte offerte, alla trasformazione ed evoluzione dello stesso.

Un'altra analogia del Mitreo Iside con gli antichi Mitrei o Isei, è quello di essere un punto energetico privilegiato, tanto da trovarsi sotto ad un luogo importante per la vita della comunità, la sala del Consiglio Municipale.

Quindi un avamposto dove si sperimenti e promuova giornalmente il valore unificante e sociale dell'arte: un obiettivo che, per sua natura, è estremamente complesso. Non credo quindi di esagerare nel dire che bisogna essere un po' folli e/o missionari per procedere in tal senso.

Tuttavia, nonostante le difficoltà ed i limiti insiti nella crisi dei valori e delle relazioni del modello sociale e di sviluppo globale, prima ancora che economico, non ci stiamo preparando ad una battaglia contro nemici visibili o invisibili; stiamo avanzando altresì, generando nuovi percorsi attraverso l'amicizia, le reti sociali, lo scambio, la condivisione e sperimentazione di un modello sociale sostenibile. Mettiamo quindi in campo la creAttività per creare ad Arte il nuovo.

 

Cosa ami di più del mestiere del gallerista? Cosa invece non sopporti?

Come ho accennato prima, non mi ritengo una gallerista nel puro senso del termine, bensì una operatrice culturale. La mia attenzione, più che essere rivolta al mercato, è indirizzata all'arte ma anche alla creatività contemporanea a tutto campo, all'interazione e alla molteplicità dei linguaggi, il più delle volte sperimentali e spesso affiancati a riflessioni e stimoli generati da ricerche nel campo umanistico, filosofico, sociologico, scientifico e delle nuove frontiere della conoscenza in generale.

Quindi la scelta di ciò che esponiamo o presentiamo, pur cercando di salvaguardare la qualità di quanto proposto, non si attiene soltanto a ciò che "il mondo dell'arte" riconosce in sé come valido, ma ciò che la mia sensibilità e quella dei collaboratori o curatori suggerisce, rispetto alla nostra linea di indirizzo. Ciò che ci interessa è che la gente che frequenta Il Mitreo, e sono ormai migliaia le persone che ogni mese varcano l'ingresso, tragga emozioni e/o spunti di riflessione per la propria e collettiva quotidianità ed evoluzione.

Il rammarico è che, lavorando fuori circuito ed in ambienti nuovi per il collezionismo, non ci sia una cultura del valore dell'opera d'arte. Spesso ci fanno richiesta di acquisto ma come sentono i prezzi, per altro contenuti ma comunque adeguati ad un pezzo unico ed irripetibile, fanno marcia indietro. Non si comprende che l'artista, per ottenere quell'opera, ha magari anni di ricerca e costi alle spalle. E' ancora vivo il concetto che l'artista, per il solo fatto di fare un lavoro gratificante sia già fortunato rispetto alla massa. L'artista, soprattutto quello delle arti visive, non si è ancora conquistato un ruolo per cui il suo lavoro venga riconosciuto come utile e quindi necessariamente remunerato come per ogni altra professione. E' questa la sfida che il mondo dell'arte dovrebbe comprendere cercando di essere meno autoreferenziale e più disponibile a progetti come il nostro. C'è molto da fare in tal senso.

 

Come reagisce la periferia all'Arte Contemporanea?

Contrariamente a quanto si possa immaginare, ciò che unisce i diversi ceti sociali, generazionali e culturali nell'apprezzamento di un'artista o di un progetto curatoriale è l'originalità, la capacità tecnica dell'artista e l'emozione che suscita attraverso l'opera. Non è l'aderenza al reale o al conosciuto il sinonimo di qualità per il nostro pubblico, bensì la capacità di meravigliare, e questo è molto bello. Il nostro è un pubblico verace e lontano dagli intellettualismi: magari l'opera d'arte in sé non la comprende, nel senso concettuale del termine, ma la sente ed è in grado di contattarla ad altri livelli.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Cosa ti ispira il concept di una mostra? Come lo sviluppi?

Come dicevo, faccio appello alla mia sensibilità ed intuito e comunque prediligo progetti che contribuiscano all'evoluzione della specie, al superamento dell'ego inteso come esercizio di potere sull'altro, alla sensibilizzazione verso tematiche che risveglino la volontà di cambiamento e di tutela dell'individuo e dell'ambiente naturale in cui vive, alla consapevolezza che ciò che è visibile agli occhi non è la sola realtà. Quindi, se un concept mi piace tendo ad espanderlo il più possibile facendo interagire più soggetti, artisti, ricercatori, filosofi, attori, musicisti, ecc. affinché la condivisione arricchisca il progetto stesso ma anche i singoli individui, smorzando l'egocentrismo, tipico degli artisti ed intellettuali in generale, che ritengo anacronistico e lontano dalle esigenze e priorità della nostra contemporaneità.

Vedo l'artista come guida dell'umanità in grado di immaginare come trasformare un' idea in concretezza: creAzione, lo dice la parola stessa. Ma nulla si esprime ed accade all'esterno se prima non si è conquistato all'interno. Non concepisco che taluni artisti, ancora impantanati in giochi meschini, siano riconosciuti come maestri del contemporaneo. Come fa il mondo dell'arte ad essere così cieco e a non riconoscere il nuovo che avanza. Sì certo, gli interessi economici hanno priorità su tutto: non rammarichiamoci però poi per come vanno le cose…

 

Esistono artisti a Corviale?

Sì, esiste una piccola comunità di artisti che hanno occupato, per trasformarli in studi, alcuni locali a pochi metri dal Mitreo; altri non operano a Corviale ma pur sempre nel territorio del nostro Municipio. Molti di loro lavorano con passione e qualità da anni come Adamo Modesto, Giancarlo Savino, Gabriele Simei, Franca Bernardi, Marcello Rossetti, Silvia Stucky, Alessandro Fornaci, Roberto Pace, Teresa Pollidori, Giuliano Giganti ed altri, fra cui anch'io. Tutti insieme nel 2011, abbiamo fatto una mostra per festeggiare il quinquennale dall'apertura del Mitreo, con la curatela di Roberta Perfetti.

 

La comunicazione sul web e sui giornali, quanto impatta sul numero di visitatori di una mostra? E sulle vendite?

L'impatto che i mass media hanno nel favorire e facilitare la partecipazione, è indubbia.

Sono altresì devastanti: basta un breve servizio Tv o un articolo su uno dei quotidiani romani più letti, che ricalca anche a torto il vecchio stereotipo di quartiere degradato in cui impera l'illegalità, a distruggere anni di buone pratiche purtroppo poco conosciute. E ciò accade ancora, nonostante non ce ne sia alcun motivo. Per esempio, in occasione dell'uscita del film, "Et in terra pax" pluripremiato e girato a Corviale, la maggior parte della stampa ci ha nuovamente fatto pubblicità negativa; l'abbiamo quindi invitata ad un incontro, proprio qui al Mitreo in cui, oltre ad essere presenti i due registi, Coluccini e Botrugno, erano presenti esponenti che stanno sostenendo a vario titolo il nostro lavoro: dalla dirigente del Mibac Maria Grazia Bellisario, ai giornalisti Alfredo Saitto ed Ernesto Bassignano, al già assessore alla Cultura del Comune di Roma Umberto Croppi, alla docente di sociologia dell'università "Sapienza" di Roma Maria Immacolata Macioti, Carlo Infante di Performing Media, Alessio Conti, l'allora consigliere e delegato alle politiche giovanili del Municipio XV ed ideatore di Corviale Urban Lab, Pino Galeota già presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma ed oggi Presidente del Coordinamento Corviale Domani, Mauro Martini già Direttore dell'Ufficio Tecnico Municipio XV, Francesca Ferri Direttrice del Centro Commerciale Casetta Mattei, Alfonso Pascale Presidente delle Fattorie Sociali.

Insomma un gruppo di tutto rispetto ed un incontro di altissimo profilo che però non ha avuto alcuna risonanza da parte dei media, se non per qualche piccolo articolo, pur avendo inviato informativa alle testate più autorevoli.

Le buone pratiche fanno ancora poco audience. Quello che paga e' ancora oggi il malaffare, il furto, la rapina, il delitto, anche se qui a Corviale sono anni che non avviene nulla di tutto ciò.

Per quanto riguarda il piccolo collezionismo e le vendite mi sono già espressa. Tuttavia qualche messaggio positivo anche dai mass media sta arrivando: spesso Corviale, la sua Architettura e la sua Arte sono oggetto di importanti trasmissioni, come il servizio su RAI 3 che ha preceduto quello dedicato alla Biennale d'Arte 2013, nella trasmissione condotta da Paola Orlandini - Art News o il reportage che sarà trasmesso, probabilmente in ottobre prossimo su Magazzini Einstein, sempre per Rai Educational. Anche i media cominciano ad avvertire e a voler documentare il nuovo che avanza. E poi ci siete voi e questo articolo… e per questo vi ringrazio.

 

Con che criteri scegli gli artisti con cui collabori e che promuovi?

Spesso mi vengono presentati o si presentano ma è nostro standard lanciare in web anche bandi aperti e gratuiti, in cui invitiamo gli artisti a presentare una o più opere aderenti a delle precise tematiche. In questo modo abbiamo coinvolto in cinque anni, circa 1200 artisti dei vari linguaggi, di cui molti delle arti visive. Ricordo che per il bando "Terra d'Ulivi", un progetto itinerante realizzato in collaborazione con associazioni e gallerie di Tunisia, Svizzera, Polonia, Germania e Turchia, abbiamo ricevuto opere di circa 300 artisti provenienti da 28 paesi del mondo (oltre all'Italia, Argentina – Belgio – Brasile – Canada – Cile – Cina – Cipro – Finlandia – Germania – Giappone – Grecia – Indonesia – Irlanda– Norvegia – Polonia – Portogallo – Romania – Russia – Serbia – Spagna – Svezia – Svizzera – Tunisia – Turchia – Ucraina – Usa – Venezuela).

Per la scelta, come ho già detto, faccio appello al mio intuito ed alla mia sensibilità oltre che alla professionalità dei collaboratori, ma mi piacerebbe poter realizzare progetti di concerto con giovani o affermati curatori. Lancio quindi il mio appello: sono disponibile a fornire gratuitamente lo spazio a chi ha dei buoni progetti da proporre.

 

La mostra che avresti voluto organizzare e che invece è stata realizzata da un museo o da un'altra galleria?

Avevo realizzato insieme ad una mia carissima amica, un bellissimo progetto per portare al Mitreo delle opere originali di Calder messe a disposizione da un soggetto privato: delle amache ed arazzi che avremmo potuto sospendere negli alti spazi aerei della sala espositiva del Mitreo, insieme ai disegni preparatori.

Avevo presentato questo ambizioso progetto all'Assessore Croppi affinché il Comune partecipasse ad una parte dei costi, quelli relativi al feee; avevo infatti trovato molti sponsor tecnici che avrebbero fornito tutto il resto. L'idea era quella di creare un link centro-periferia in occasione della grande mostra fatta al Palazzo delle Esposizioni, ma purtroppo, pur avendomi espresso disponibilità, in fase di bilancio il progetto non è stato accolto. Un vero peccato, una occasione unica per tutta la comunità e per la città di Roma.

 

La mostra che ti ha dato più soddisfazione?

In occasione del Festival del Cinema di Roma, in collaborazione con il circuito delle biblioteche comunali e la Quadriennale Romana abbiamo fatto una mostra di alto spessore curata da me e da Massimo Scaringella (responsabile fino a qualche anno fa della Collezione del Museo della Farnesina).

La mostra, dal titolo "Bruno Munari: l'arte, il colore, il segno" è stata un omaggio alla genialità creativa di uno dei più completi artisti del '900. Questi gli artisti che hanno esposto negli spazi del Mitreo e della Biblioteca di Corviale: Lucilla Catania, Stefania Fabrizi, Pietro Perrone, Daniela Perego, Ascanio Renda, Paolo Radi, Pupillo, Patrizia Dottori, Ruggero Maggi, Daniela Monaci, Ines Fontenla, Fabio Massimo Caruso, Elvio Chiricozzi, Roberto D'Alberto, Juan Doffo,
Stefania Di Carlantonio, Bruno Di Lecce, Studio Openspace, Rodolfo Fiorenza, Adamo Modesto, Nicolantonio Mucciaccia, Hannu Palosuo, Eduardo Pla, Giuliano Pastori, Paula Toto Blake, ed infine la sottoscritta. Una mostra che toglieva il fiato per qualità e spessore delle opere.

 

Qual' è stato il progetto abbandonato che ti ha causato più rimpianto?

Beh. Avevo vinto un bando per portare Picasso a Corviale, ma non avevo partecipato direttamente perché ancora non avevo costituito l'associazione. Chi aveva presentato il progetto si è tirato indietro e quindi abbiamo perso questa splendida occasione.

 

Le istituzioni pubbliche ti stanno aiutando nel tuo progetto, oppure ti senti abbandonata?

Inizialmente ho faticato molto e mi sono sentita sola; l'amministrazione, con la sua burocrazia non facilita ma complica le cose a chi vuol imprendere in questo paese. Ora dopo anni di lavoro ho conquistato rispetto e credibilità; in molti ambienti ed uffici sono conosciuta come una che crede in quello che fa e non molla, anche a costo di sacrifici personali, ed è quindi più facile riuscire ad ottenere disponibilità per risolvere problemi strutturali ed amministrativi che farebbero desistere anche i più motivati. In molti si prodigano a vario titolo per sostenere e sviluppare questo progetto di valore sociale per l'intera collettività, anche se non in termini economici, ma è già qualcosa.

Per quello cerco di partecipare a qualche bando pubblico con la speranza di vincere qualche risorsa e tirare un respiro di sollievo. Anche se da qualche anno l'ansia ed i problemi più grandi si hanno proprio quando, pur avendo vinto un bando a copertura di parte delle spese e pur avendo già realizzato gli eventi, i soldi tardano ad arrivare. A volte occorre più di un anno per rientrare di ciò che si è dovuto anticipare, IVA compresa. Questa prassi, che è ormai la normalità per le pubbliche amministrazioni, ci mette in grande difficoltà: finita la liquidità per investire sui progetti, o ci si paralizza o si è costretti a cercare prestiti dalle banche, dai parenti, ecc.

Un rischio continuo per noi ed uno stato insensibile e lontano che non interviene…

Tuttavia la crisi e i gesti estremi di molti imprenditori e singoli cittadini hanno evidenziato queste criticità che sembrano aver ottenuto un po' di visibilità e promesse di risoluzione: speriamo portino ad azioni concrete, prima possibile.

 

Nella tua esperienza, come è cambiata l'Arte ed il modo di proporla negli ultimi anni?

Per molti anni l'arte contemporanea è rimasta relegata solo nelle gallerie e nei musei, con il risultato che la maggior parte degli artisti non aveva alcuna possibilità di visibilità ed espressione del proprio talento. Una emarginazione che anch'io ho vissuto per anni. Poi l'arte è uscita dai circuiti ed ha cominciato a contaminare gli spazi. Molti luoghi si sono aperti all'arte e questo se non altro ha dato un po' di vivacità all'ambiente.

Parallelamente però il sistema mercato è diventato sempre più sofisticato, e sempre meno gli artisti più quotati sono indice di qualità (salvo gli storici che hanno appunto resistito nel tempo). Anche i grandi spazi pubblici hanno offerto il fianco alle speculazioni ed ai meccanismi delle valutazioni di un' opera e di un artista, e questo non ha fatto bene all'arte contemporanea che è diventata sempre più autoreferenziale e lontana dalla comprensione della gente.

 

Cos'è la Bellezza per te?

E' nutrimento per l'anima. È quel qualcosa che consente all'uomo di contattare la sua parte divina, capace di cose mirabili e perfette. È un ingrediente fondamentale per il vissuto di ogni individuo. Bisognerebbe somministrarla obbligatoriamente come un vaccino. La bellezza fa sorridere il cuore,
aumenta le difese immunitarie ed abbatte i costi delle spese sanitarie… è una vitamina per lo sviluppo della Divina-mente e dei suoi prodotti.

 

L'Arte, può ancora comunicare qualcosa, avere l'ambizione di mutare l'Uomo o il Mondo, oppure deve ammettere la sua sconfitta, riducendosi a trascrizione di soliloqui, dialoghi dell'Io con se stesso?

Beh se non credessi ad un'Arte che serva all'uomo e al mondo, non avrei intrapreso questo percorso. Altro è questo sistema dell'arte, che vedo malato e specchio della crisi di valori generale.
Quello che a mio avviso si è perduto è la conoscenza della peculiarità "divinatorie" dell'arte: le pitture delle grotte di Altamira non erano rappresentazioni bensì propiziazioni; un modo di immaginare e determinare il risultato di una battuta di caccia.

Gli uomini di quel tempo, che noi chiamiamo primitivi, erano in tal senso molto più evoluti di noi, non avevano ancora perduto le capacità di interazione con gli elementi. Tutta la storia dell'arte è un percorso alla ricerca spasmodica dell'origine e funzione stessa dell'arte.

La sublime Arte ricorda all'uomo le sue potenzialità divine e le sue capacità di operare nella materia. L'arte salverà l'uomo e lo farà contribuendo al recupero del suo ruolo di intermediazione fra i vari livelli di coscienza e frequenza.

Se, come afferma la fisica quantistica, tutto è vibrazione e tutto è interconnesso e se come dice Bohm, siamo osservatori e creatori della realtà osservata, quale medium migliore che l'Arte che da secoli si interroga su principi e dinamiche alla base di ciò, può ricondurci alle nostre originali potenzialità di co-creatori?....

 

Che differenza c'è tra la Monica artista e la Monica gallerista e curatrice?

Direi che sono "due facce della stessa medaglia", nel senso che cambia il linguaggio ma non i principi e le dinamiche: Il Mitreo, la sua nascita, crescita e generazione continua è esso stesso opera; un'opera in dinamica, come la mia pittura energetica. Cambia solo il livello: nell'opera d'arte, gli elementi da armonizzare e "mettere a sistema", sulla base di una visione già intuita interiormente, sono in numero minore rispetto al Mitreo, e così le variabili, che in una operAzione come quella che ho messo in campo qui a Corviale è certamente maggiore e più ricca di criticità.
Per il resto, lo spirito e la consapevolezza è la medesima, così come ciò che mi ispira.

 

Come è nata la collaborazione con la web tv di Kyrahm e Julius Kaiser?

Ho incontrato Kyrahm e Julia per la prima volta qui al Mitreo in occasione di una performance di Mimmo Pesce. Le ho quindi chiamate per fare una performance durante una manifestazione che organizzai per i cinque anni del Centro Commerciale Casetta Mattei, un esperienza che andò oltre ogni aspettativa: Kyrahm e Julius Kaiser riuscirono a catturare l'attenzione del pubblico cambiando l'energia del posto: dal caos e rumore tipico di un centro commerciale, ad una attenzione silente e rapita di gente che seguiva ogni loro passo, gesto, sguardo. Abbiamo quindi realizzato insieme alcuni progetti qui al Mitreo ed altri sono in cantiere.

Credo che Kyrahm e Julia abbiano contattato, da persone dotate di spirito di osservazione e capacità di percezione non comune, le vere potenzialità e la ricchezza di questo luogo, scegliendo di farne parte ed unendo energie, sogni, risorse e progettualità. E di questo le ringrazio, dal più profondo del cuore per quello che potrà essere il percorso da condividere; breve o lungo che sia non importa, l'importante è l'intensità e la passione che anima ogni incontro. È questo che genera e alimenta la spirale della vita.

Le ringrazio anche per avermi proposto di partecipare al workshop di Franko B, conclusosi con varie performance al Teatro India ed una mostra alla Pelanda - Macro. Una settimana in cui ho potuto conoscere la sensibilità ed umanità di un grande artista, l'amore che nutre per l'essere umano ed il profondo rispetto per ogni diversità. Un esperienza davvero unica.

 

Come giudichi l'ambiente artistico romano? Quanto impatta  la presenza del Maxxi ed del Macro? Oppure sono solo cattedrali nel deserto?

Pigro, modaiolo e poco coraggioso nell'andare fuori dai canoni e linguaggi già riconosciuti. Riguardo a Maxxi e Macro, per anni sono stati lo specchio di questo ambiente: le loro politiche sono state raramente disponibili con gli artisti italiani non affermati che meriterebbero più attenzione, sostegno e soprattutto valorizzazione verso l'estero. E' mancata una vera strategia ed un obiettivo a medio e lungo termine. Si è vivacchiato sull'onda dell'ultimo evento: ciò che ho sempre percepito è la mancanza di un'idea portante.

Ora, da qualche tempo qualche venticello sembra portare novità ed aperture: speriamo che siano buone nuove anche per l'Arte e gli Artisti Italiani.

 

Se fossi stata la curatrice del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, come l'avresti impostato?

Purtroppo non ho visitato l'ultima Biennale ma la penultima, ed appena entrata al Padiglione Italia sono stata investita dal "rumore" generato dalle opere ammassate una sull'altra e dal confusionario e disarmonico allestimento. In quella situazione la fruizione delle opere era quasi impossibile. Se concettualmente l'operazione poteva essere interessante, condivido infatti l'opportunità, anzi la necessità di dare maggior visibilità all'arte italiana meno conosciuta, nei fatti è stato un fallimento: le opere anziché valorizzarsi si annullavano a vicenda; l'ho trovato persino irrispettoso nei confronti del lavoro degli artisti.

Se fossi stata la curatrice avrei limitato il numero di presenze a favore di un allestimento di più alto respiro. Di tutto rispetto, almeno per quanto riguardava l'allestimento, è stata la mostra degli artisti del Lazio, realizzata qui a Roma.

 

Al di là di ciò che vendi in galleria, Quali sono i tuoi gusti personali nell'ambito dell'Arte Contemporanea? Concettuale o Neofigurativo?

Non ho una predilezione per questa o quella corrente. Sono attratta dalla qualità di una materia, dall'armonia di una composizione, da un pensiero che si esprime, da un vissuto o un'emozione che traspare da un'opera. E comunque, in linea generale, preferisco le opere che stimolino ad andare oltre il conosciuto, ma senza sgradevoli eccessi e nel rispetto di ogni essere vivente.

 

Che ne pensi dell'Arte digitale Italiana? Quale può essere il suo futuro? Come può essere qualcosa di diverso della replica con i pixel di quanto si può eseguire con il pennello o con la macchina fotografica?

Ognuno deve essere libero di scegliere il linguaggio che più lo rappresenta. Si possono utilizzare strumenti tecnologici ad Arte. Questa è la forza e creatività dell'uomo: trasformare uno strumento, una materia, un pensiero, in qualcosa di mirabile, e in questo noi italiani siamo imbattibili. Peccato che non siamo altrettanto bravi nel marketing e nel valorizzare i nostri artisti all'estero come fanno gli altri. Siamo un paese che lascia all'incuria monumenti conosciuti in tutto il mondo, basti pensare a Pompei, quale sensibilità o promozione possiamo attenderci per l'arte contemporanea…

 

Cos'è la libertà? E l'inquietudine?

Quando l'uomo, in ogni parte del mondo, potrà far ciò che gli è più spontaneo e naturale e cioè sognare, creare, trasformare, migliorare e vivere la realtà, e quando sarà riuscito a creare un sistema di organizzazione globale in grado di stimolare, facilitare ed accompagnare la Divina-mente creativa dell'individuo, allora potremmo sentirci veramente liberi di essere totalmente noi stessi e quindi felici. L'inquietudine è data dalla consapevolezza di ciò che è giusto e bene per se stessi e per gli altri ed i limiti che imponiamo a noi stessi, per paura di essere inadeguati, e agli altri per paura di non poterli controllare.

 

Progetti per il Futuro?

Molti i progetti in cantiere, basti pensare che abbiamo fatto un protocollo d'intesa con Zetema – Progetto Cultura. Tuttavia vorrei segnalare l'evento con cui abbiamo aperto la stagione accademica 2013-2014, facente parte del circuito del FOTOGRAFIA, Festival di Roma, che oltre alla mostra "Paesaggi dell'anima" dei due artisti Saverio Maestrali e Said Bouterfà, ha visto patrocini ed interventi di altissimo spessore istituzionale e scientifico di Italia, Francia e Algeria, durante una tavola rotonda sul tema del Paesaggio.

Per novembre, in occasione del II° Forum, è inoltre prevista, con il sostegno del MIBAC, una mostra dal titolo "The making of", curata da Maria Paola Orlandini e Raffaele Simongini, in cui saranno esposte opere di artisti, quali fra gli altri Mimmo Paladino ed Ennio Calabria, insieme ai video della loro realizzazione dal vivo durante la trasmissione Rai, Art News.
Un altro appuntamento di qualità, qui a Corviale.

 

Esiste un qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Ciò che posso intuire dalla mia esperienza personale, è che quando si parla di vita è difficile pensare in termini di fine; semmai penserei ad una trasmutazione… in qualche modo ogni forma è il risultato di vibrazioni, e come tale risponde alle sue leggi. Ora, come sta evidenziando la fisica quantistica, esistono molti livelli e piani vibrazionali e la vita passa da un piano all'altro, come il bruco si trasforma in crisalide e quindi in farfalla; come l'acqua passa dallo stato solido, al liquido, all'etereo…

In quest'ottica il viaggio è, oserei dire, multidimensionale e come tale senza fine ed autorigenerante…

Ma questa è la mia visione, anche se molto vicina alle più recenti scoperte nell'ambito delle nuove frontiere della scienza e conoscenza.

Una prospettiva che stimola e nutre la mia già fervida immaginazione da artista, consegnandomi orizzonti inimmaginabili.

19/09/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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