Festival della fotografia Roma - E ciò avviene trascendendo la forma contingente, per recuperare l’Idea, specchio del Trascendente, di cui l

Vacatio

Ottobre, il mese in cui l’autunno mostra il suo splendore, in attesa che il freddo bussi alle sue porte. Il mese in cui mio padre si ostina a dedicarsi alla vendemmia, in cui mi godo le ultime gite fuori porta e in cui Roma sembra somigliare a una capitale bella e vivibile.

In cui i giorni si riempiono di piccole abitudini e tradizioni; una di queste è la visita al Festival della Fotografia di Roma che ormai mi tiene compagnia da una decina d’anni, stavolta con una piccola sorpresa: stavolta la sede espositiva non è il tradizionale Macro Future, nei d e padiglioni dell'ex mattatoio di Testaccio, ma la sede centrale a Via Nizza.

 

Sempre un esempio di archeologia industriale: una volta, infatti, l’edificio era uno stabilimento della Peroni che, dopo lunga e paziente attesa, Roma non si è fatta in un giorno, è stato rinnovato e ampliato secondo il progetto, alquanto cyberpunk, di Odile Decq.

Progetto basato su continuità a contrapposizione: continuità, perché con la terrazza, le scalinate e i cortili si ricostituisce una relazione con lo spazio urbano che ricorda molto quelle della Roma Barocca.

Contrapposizione, poiché agli spazi chiusi e statici del vecchio stabile si contrappongono forme sinuose e dinamiche: rispetto all’altra sede, ciò permette maggiore fantasia di allestimento ai curatori delle mostre del festival, con il rischio a volte di essere alquanto dispersivi.

Dispersività che però ben si mappa con il tema di quest’anno: Vacatio, intesa come mancanza di riferimenti, culturali e spirituali, con cui interpretare la realtà sempre più complessa che ci circonda. Per evitare di affogare nel vortice, come naufraghi, dobbiamo aggrapparsi ai pochi relitti che ci galleggiano attorno.

 

Nel caso della fotografia, questi sono i frammenti dell’immediata percezione della realtà: volti, oggetti, paesaggi, sono tutti rappresentati nella loro cruda evidenza, lasciando all’osservatore l’incarico di arricchirli con le suggestioni che vivono nel suo cuore.

Ammirando le foto della collettiva che da il nome al festival, sembra di trovarci tra le pagine della Critica della Ragione Pura di Kant con Jeff Wall che riflette sul rapporto tra sostanza e percezione, noumeno e fenomeno, Tillimed Esser su cosa è lo spazio, se questo esiste come entità visiva assoluta o come relazione che lega l’oggetto rappresentato allo spettatore,  Gaston Zvi Ickowicz, Aline Diépoise Thomas Gizolme sul Tempo, inteso come costruzione dell’Io, derivata dalla memoria, come mutamento o eterno ritorno.

Filosofia, certo, ma espressa non con freddi ragionamenti, ma con la potenza delle immagini che scavano nel cuore e nell’immaginazione.

 

Se Quinto Quarto di Tim Davis, in cui si salvano soltanto le foto delle prostitute che recuperano la loro dignità di persone, e New Map of Italy di Guido Guidi, forse penalizzato dal formato delle foto, non di dicono granché, ma forse è un mio limite, trovo Foresta Bianca banalotta, una delle solite cose che si infilano nei festival di fotografia perché tutti fanno così, che passata la moda, finiranno nel dimenticatoio.

Al contempo giudico interessanti intellettualmente, ma poco coinvolgenti, le opere del premio Premio IILA – FOTOGRAFIA, utili per capire come riflettono sulla fotografia in Sud America.

Lo stesso può dirsi per le fotografie di Sergio Zavattieri, in From the Background to the Foreground: anche se l’idea alla base delle installazioni è molto interessanti, gli scatti non mi coinvolgono, forse perché tagli e soggetti mi sembrano già abbondantemente sviscerati, da quando Claude Lorrain nel Seicento cominciò a dipingere i paesaggi tratti dalle ville romane.

Invece mi hanno molto colpito Wounded Cities di Leo Rubinfien, Another Country di Paolo Pellegrin e Trolleyology in Romesull’attività dell’omonima casa editrice: il filo rosso che le unisce è la consapevolezza di quella tragedia che chiamiamo vita, in cui tutti noi siamo eroi e protagonisti, stringendo i denti e tirando avanti ogni giorno, nonostante la tentazione di mollare.

In cui si affronta la sfida della propria solitudine, in attesa che quella vecchia puttana che ama tutti indistintamente e che chiamiamo Morte ci sorprenda con il suo bacio

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera

 

Una bella sorpresa è A Number of Angles di Fleur van Dodewaard in cui lo still life diventa qualcosa di più della semplice rappresentazione del Reale.

Come Rothko, il fotografo può gridare

 

Io esisto per fermarti il cuore, io esisto per farti pensare e non per fare delle immagini carine!”

 

E ciò avviene trascendendo la forma contingente, per recuperare l’Idea, specchio del Trascendente, di cui la vita è un pallido e cangiante riflesso.

Proprio questa consapevolezza, da senso al nostro naufragio, liberandoci dalla tirannia della Vacatio, della perdita di ogni riferimento

26/10/2013

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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