La Poesia è contenuto: questa deve avere una voce chiara, forte e non ambigua, deve gridare forte la propria posizione sull’Uomo e sul Mondo

Poesia 2.0

Nella mia vita ho frequentato tanti poeti e poetesse: alcuni erano dei cialtroni indescrivibili, capaci di rubare versi altrui e millantare sillogi mai pubblicati, altri erano convinti che la poesia significasse andare spesso a capo, molti erano degli onesti mestieranti, pochi riflettevano sulla natura della loro arte e del loro linguaggio, nel tentativo di rimettere in discussione i propri limiti.

Però non ho mai avuto la tentazione di scrivere versi: perché ho sempre considerato la poesia cosa troppo seria da lasciare ai dilettanti. Negli ultimi mesi, però, ho cominciato a bazzicare i laboratori del Mangiaparole, uno degli incubatori dell’avanguardia romana

 

Lo faccio non perché sia convinto di essere un potenziale Ungaretti o Montale, né come un gioco: è un continuo esercizio per padroneggiare meglio la parola, il suo suono e il suo ritmo, strumenti del mestiere anche per qualsiasi narratore.

Inoltre, questi laboratori mi hanno dato l’occasione di confrontarmi con chi si dedica veramente alla poesia, considerandola non occasione di vanità, ma missione. Uno di questi è il maestro Plinio Perilli, poeta e critico romano, che ho avuto il piacere d’ascoltare a fine gennaio.

Il punto di partenza della sua riflessione è la crisi della poesia, incapace di parlare all’Uomo contemporaneo che la ghettizzata o la cercata in forme alternative, come nella canzone. Questo perché i poeti contemporanei hanno dimenticato alcuni principi, a prima vista banali.

 

La Poesia è contenuto: questa deve avere una voce chiara, forte e non ambigua, deve gridare forte la propria posizione sull’Uomo e sul Mondo. Il che non significa ridursi a fare “i pifferai della rivoluzione” o affogare il prossimo nella propria retorica civile. Si può anche parlare dei propri tormenti amorosi o delle paturnie del proprio gatto, ma queste devono essere uno specchio di una realtà più ampia.

Devono trascendere dal particolare all’universale, esprimere la fatica e il dolore di esistere: per far questo, bisogna essere prima Uomini, poi poeti. Essere Uomini, significa avere esperienza dei nostri limiti e delle nostre contraddizioni, duellando con loro ogni giorno. Accettare ciò che siamo, rimanendo coerenti a noi stessi, riflettendo su cosa potremmo essere, senza mai perdere la speranza di cambiare.

Ricordare che non siamo isole, ma fili di un arazzo più grande e come le nostre azioni, anche le più banali, possano risuonare d’eterno. La poesia nasce dall’avere un cuore e una mente grande, altrimenti non è che uno squittio meschino.

 

La Forma è fatica e esercizio: forse solo il primo verso è dono degli dei, per il resto è studio, conoscenza delle regole e delle tradizioni, scrittura, revisione. Dubitate degli improvvisatori e di chi versifica senza fatica. O mente o accumula formule trite e ritrite, creando inutile retorica. Un verso, come diceva Catullo, deve essere letto e riletto mille volte, levigato e forgiato mille volte. Meglio scrivere una poesia buona che inondare il web di infinite chiacchiere.

 

Il Linguaggio è Realtà: negli ultimi decenni, il linguaggio della poesia è stato sempre più smunto ed edulcorato, riducendosi a ermetica astrattezza. Ciò lo ha castrato, allontanandolo dall’Uomo e dal Quotidiano.

Bisogna ritrovare la lucida visionarietà di Dante: tutto, dai termini tecnici più astrusi alle realtà corporee, dal web ai messaggi degli spot, può e deve essere oggetto di poesia. Perché il linguaggio non è sintesi, ma specchio della complessità del Reale. Non è nascondiglio, in cui fuggire dal Mondo, ma guida e faro, filo d’Arianna nel caos che ci circonda.

 

La Poesia è Azione: La poesia non deve più autoghettizzarsi in libri che non compra nessuno, in declamazioni decorative dove vanno i soliti noti, in concorsi in cui vincono amici degli amici. Deve tornare a essere vita, stupire, esplodere dove le persone meno se lo aspettano.

Ciò con impegno e coraggio, evitando retorica e ridicolo: solo seminando bellezza a caso, potranno nascere fiori che cambieranno il Mondo.

01/02/2014

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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