Intervista a Mauro Tropeano

Roma, negli ultimi anni, è stata una fucina inesauribile di avanguardie; nonostante le differenze di linguaggio, arte, poesia, prosa, e di stile, molte cose le accomunano: la riflessione sulle radici del Contemporaneo, la dialettica tra Reale e Virtuale, la Creazione come antidoto al peso di esistere, la consapevolezza della necessità di un’estetica non ermetica, ma comprensibile a ogni uomo, per farlo riflettere sulla propria vita.

 

Uno dei protagonisti di questa intensa stagione creativa è MauroTropeano che ha scambiato quattro chiacchiere con noi di Quaz Art.

 

Ciao Mauro, chi sei? Come ti presenteresti a un estraneo?

Ciao, semplicemente: piacere, Mauro.

 

Quali sono le tue radici? Quanto dei luoghi in cui sei nato e cresciuto ha influenzato la tua ricerca artistica?

La mia famiglia è originaria di un paesino nella provincia di Avellino che si chiama Montefredane ma io sono nato ad Arbon, in Svizzera dove ho vissuto fino all'età di tre anni. Il fatto di essere nato in una nazione diversa da quella in cui effettivamente sono cresciuto mi ha sempre un po' spiazzato e non so spiegare il perché. Non so spiegarne le ragioni, ma ho sempre sentito di appartenere più alla città dei miei natali rispetto al mio paese d'origine. 

 

Sicuramente Montefredane ha formato una parte importante del mio carattere, più che altro mi ha aiutato a capire il tipo di mentalità che non sopporto. Da quando ho 21 anni vivo a Roma, città che invece mi ha aiutato a tirare fuori una parte di me che non mi sarei mai aspettato. Per me è come una città rivelatrice, in tutti i sensi!

 

 

Quali aspetti ami di Roma? E quali odi?

Il bello di Roma è che puoi perderti in mi mille bellezze ed è difficile annoiarsi. È così ricca di meraviglie che ogni giorno ne scopri di nuove, rivelandosi così come una città dalle risorse infinite. Forse un difetto può essere che è troppo dispersiva, ma con un po' di furbizia potrebbe essere anche un suo pregio. Basta saperlo sfruttare.

 

 

Se un turista ti chiedesse di mostrargli il luogo che ami di più di Roma, dove lo porteresti?

Sono tantissimi! Innanzitutto è d'obbligo un giro tra le chiese "caravaggite", ovvero Santa Maria del Popolo in Piazza del Popolo, San Luigi dei Francesi e la Basilica di Sant'Agostino, entrambe dietro Piazza Navona, dove si possono ammirare alcune tele del Caravaggio (uno dei pittori che adoro di più in assoluto); poi lo porterei a Villa Torlonia, Villa Borghese, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e infine al Museo Hendrik Christian Andersen.

 

 

Perché il Pop Surrealism? Cosa ti ha colpito di questo linguaggio artistico?

Molto semplicemente perché fa parte della mia vita. Sono cresciuto con gli stessi modelli che hanno formato gli artisti pop surrealisti. Se fossi stato un artista sicuramente avrei fatto Pop Surrealism.

 

Come spiegheresti il Pop Surrealism a un bambino?

Non glielo spiegherei. I bambini hanno la capacità di vedere più di chiunque altro oltre l'opera. Meglio lasciarlo sognare con l'innocenza che solo un bambino può avere. Quando sarà grande avrà modo di decifrare tutti i sottotesti.

 

Esiste la via italiana al Pop Surrealism? Cosa la caratterizza?

Questa è una domanda molto interessante ed è la stessa domanda che mi faccio da qualche anno a questa parte. Sicuramente esiste un "Pop Surrealismo" italiano. Fondamentalmente non credo ci siano particolari differenze formali tra il Pop Surrealism californiano e quello italiano. 

Le differenze risiedono esclusivamente nel retaggio culturale: cambiano i cartoni animati (Flinstones e Jetson in America, Lady Oscar e Sailor Moon in Italia, ad esempio), i fumetti (storie pulp contro manga giapponesi), la letteratura (Beat Generation contro i "Cannibali"), i film (Burton e Tarantino negli States e Fellini nel Bel Paese), e così via. Può esserci una lieve differenza nella forma, quindi, ma i codici sono pressoché gli stessi. L'Italia in più, forse, ha una presa di coscienza maggiore rispetto all'America per ciò che riguarda il termine. 

Mentre negli Stati Uniti ancora oggi c'è molta ambiguità tra Lowbrow e Pop Surrealism e gli artisti stessi non sono tanto per dare un'etichetta, in Italia non solo gli artisti che ne fanno parte accettano il termine ma ne dichiarano esplicitamente l'appartenenza. Motivo per cui credo, per assurdo, tra qualche anno potrebbe esserci una vera e propria rivoluzione artistica affermando questo movimento come un marcatempo importante per la Storia dell'Arte.

 

Cos’è l’Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? La consapevolezza del tragico che ci accompagna ogni giorno? O reinvenzione della realtà?

Secondo me l'Arte dovrebbe essere lo specchio della nostra vita. Per quanto, come critico, dovrei essere quanto più razionale possibile, preferisco ancora lasciarmi guidare dalla mia soggettività. Ragion per cui quello che cerco nell'Arte è un'emozione. Niente esistenzialismi. Preferisco la più banale semplicità.

 

Cos’è la Bellezza per te? Qual è il suo ruolo nella Vita?

È saper amare. L'Amore è tutto nella Vita, è ciò che ci tiene sempre attivi. Quando non si ha più la capacità di amare (nel senso più esteso del termine, non mi riferisco solo a relazioni sentimentali tra due persone) non ha senso vivere.

 

Cos’è l’Ironia? L’esprimere idee che violano la censura dei tabù sociali? Lo svelare le maschere che ci costruiamo ogni giorno?

L'ironia può essere una maschera ma anche un modo per non prendersi troppo sul serio. Peccato che solo in pochi riescono a coglierla e capirla.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Dipende dai punti di vista. Io penso che ognuno di noi sia libero di fare le proprie scelte. Non voglio orientare il discorso sul lato politico altrimenti non se ne esce, tuttavia penso sia possibile fare delle scelte. Quello che manca realmente è il coraggio di saperle affrontare.

 

Se la tua vita fosse una poesia o una canzone, quale sarebbe?

Dipende molto dal periodo... Fino a un paio di mesi fare sarebbe potuta essere “Too Many Friends” dei Placebo, oggi ti direi “Donatella” di Lady Gaga, a dicembre quasi sicuramente una canzone di Natale... Pescando tra i classici invece ti dico “Why Don't We Do It The Road” dei Beatles. Se fosse una poesia sarebbe “Se non avessimo amato” di Oscar Wilde.

 

L’Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Non ho mai creduto nell'Artista-sciamano. Forse più che mago, alchimista.

 

Per te, cos’è l’inquietudine?

Un lungo preliminare.

 

Cos’è la sensualità?

L'incarnazione della mia attuale compagna.

 

L’Uomo è ancora misura di tutte le cose?

Lo è mai veramente stato?

 

Di quale romanzo avresti voluto essere protagonista?

Sono indeciso tra “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde e il Nuovo Testamento della Bibbia. Entrambi i protagonisti incarnano ciò che vorrei essere e in parte ciò che già sono: in comune con Dorian ho la vanità, di Gesù invece ammiro la sua determinazione nel portare fino in fondo, a costo della vita, i suoi ideali. 

Senza svelare troppo il finale di entrambe i libri, i due protagonisti alla fine, chi in un modo e chi in un altro, hanno ottenuto l'immortalità.

 

Cos’è che ami di più del tuo lavoro di curatore? E cosa odi? Gli artisti sono insopportabili bambini viziati?

Assolutamente no, non li trovo insopportabili, altrimenti non potrei fare questo lavoro. Il segreto è proprio saper gestire i loro vizi fino a trasmutarli in virtù. Una materia che dovrebbero inserire in tutti i corsi di Storia dell'Arte nelle università è psicologia. Il lavoro del curatore è anche un po' di psicologo dell'artista, occorre essere dei buoni ascoltatori. 

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Cosa ti ispira il concept di una mostra ? Come lo sviluppi?

In questo sono molto istintivo. In caso di una collettiva mi lascio ispirare dalle mie esperienze. Mentre per una personale cerco di lavorare insieme all'artista. Dopo un'accurata analisi al suo lavoro e individuati quelli che per me sono i suoi punti cerco di guidarlo verso una precisa direzione, senza però mai snaturare il suo lavoro. 

Non chiederei mai a un artista di lavorare a un concept che non gradisce o di spingerlo verso una direzione che so potrebbe non essere pienamente nelle sue corde. Per me è fondamentale che durante la preparazione della mostra l'artista sia sereno e che non veda come un dovere quello ch fa. Non ho un solo metodo. Dipende molto dalle circostanze, dagli artisti con cui lavoro, il posto, ecc... È anche questo il bello di questo lavoro: non è mai uguale.

 

La mostra che avresti voluto organizzare e che invece è stata realizzata da un museo o da un’altra galleria?

Qualche mese fa ho avuto il piacere di vedere la mostra all'Academia Belgica in Via Omero a Roma chiamata “Wunderkammer – Camera delle meraviglie contemporanea”, ispirata appunto al concetto di W. L'ho trovata assolutamente favolosa, bravissimi gli artisti, ottima la scelta delle opere, perfetto l'allestimento, suggestivi i testi. Insomma, un'esperienza che spero un giorno di poter fare. Non è detto quindi che in futuro non ci sia una "Wunderkammer loverista".

 

L’arte può ancora cambiare il mondo?

Non credo lo abbia mai veramente fatto. Non penso nemmeno che sia questo il compito dell'arte. Tutt'al più l'Arte si può prestare come testimone, non di più.

 

Se fossi stato il curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, come l’avresti impostato?

Lo avrei impostato sul talento evitando favoritismi. 

 

Che giudizio dai della scena artistica romana? Può ancora proporre qualcosa a livello nazionale o internazionale?

Io ci spero sempre. Come direbbe qualsiasi professore da liceo: “le potenzialità ci sono, solo che non si impegna”.

 

In Italia c’è ancora necessità di avanguardie?

Mai come ora ne abbiamo realmente bisogno!

 

Perché il Loverismo? Quali sono i presupposti? È possibile basare l’Estetica sull’Etica?

Perché ho voglia di occuparmi di Arte nella sua bellezza (fisica e spirituale). I presupposti sono tanti, uno su tutti riuscire ad aprirsi in modo incondizionato con l'unico interesse di far crescere l'Arte e non solo il proprio ego. Con il Loverismo non mi aspetto che l'Estetica e l'Etica trovino un compromesso, anzi, non ce n'è bisogno. 

Il Loverismo nasce per unire artisti, critici, curatori, scrittori, musicisti, registi, attori, ecc, a prescindere dalla loro forma. Trovo di gran lunga più stimolante confrontarmi con qualcuno che abbia un percorso differente dal mio piuttosto che crogiolarmi in quel poco che so. 

 

Dopo quasi due anni di vita, quale è il tuo bilancio sul Movimento?

Direi più che ottimo. È andato oltre ogni mia possibile aspettativa. Nacque per gioco e non avrei mai pensato che potesse diventare quello che è oggi.

 

Oltre alle motivazioni “morali”, secondo te quali sono i fili conduttori che uniscono le diverse sensibilità e ricerche degli artisti loveristi?

In molti mi hanno fatto notare che nel Loverismo c'è una particolare tendenza al Pop Surrealismo o al New Pop. Effettivamente non posso negare una maggiore percentuale di artisti "pop" rispetto a quelli "non-pop". Ma non è una cosa voluta, il Loverismo non nasce per essere un sottogenere del Pop Surrealismo.

Quest'appartenenza è del tutto involontaria, ma credo sia dovuta al fatto che il questo genere artistico sia quello che più rappresenta questo momento storico. Ma è solo un'ipotesi. 

 

Perché un pittore dovrebbe aderire al Loverismo?

Perché no? Sarebbe come chiedere a una persona perché innamorarsi.

 

Quali sono i rapporti tra Loverismo e altri forme artistiche, come la poesia o la musica

Come accennato prima, il Loverismo è aperto a qualsiasi forma artistica. Non si può descrivere come un movimento estetico e ripone la sua unica forza nell'etica. Vien da se che chiunque può essere loverista, anche il centralinista di un call center può essere loverista!

 

Che ne pensi dell’Arte digitale Italiana? Quale può essere il suo futuro? Come può essere qualcosa di diverso della replica con i pixel di quanto si può eseguire con il pennello o con la macchina fotografica?

Sono assolutamente favorevole alla pittura digitale, trovo sia solo un mezzo come un altro. Capisco quando i "puristi" del colore ad olio reclamano la vista delle pennellate e l'odore dei pigmenti, ma ciò che per me ha valore è il messaggio, la sensazione, le emozioni che provo davanti a un'immagine.

 Come essa venga realizzata cambia di poco il mio giudizio sull'opera. Anche se devo ammettere che sono sempre curioso di vedere i disegni di chi fa digitale. 

 

Progetti per il Futuro?

Con Raffaele Soligo sto curando la mostra "MASS ART - watching experience" che nasce dalla collaborazione del Centro Culturale Elsa Morante e il centro commerciale Euroma2. Sarà aperta al pubblico dal 29 marzo al 22 aprile presso Euroma2. Più che una mostra, sarà una vera e propria esperienza da non perdere.

Invece l'11 aprile al Mangia Parole partirà una collaborazione tra i loveristi e un gruppo di poeti che per l'occasione scriveranno delle poesie ispirate al Loverismo e in contemporanea verranno esposte alcune opere di una porzione dei loveristi.

Infine il 17 maggio ci sarà la prossima mostra loverista presso il Centro Culturale Elsa Morante (ormai è diventato quasi una seconda casa per il Loverismo, grazie alla fiducia e all'affetto che Pier Luigi Manieri, direttore dello spazio, ci dimostra nel tempo), dal titolo "Utopia". E poi tante altre cose in ballo, ma per ora non aggiungo altro... 

 

Esiste un qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Boh!

 

20/05/2014

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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