Véronique Madre trasforma ogni testo: decupato e rielaborato in visioni plastiche e pittoriche

Potente è la Parola

Ho conosciuto Véronique Madre per caso… No, per una volta non c’entra nulla quel pazzo sciroccato di Herbeff, che da circa un mese si è rinchiuso nella sua casa a via del Pellegrino, impegnato in quello che chiama magnum opus… Per inciso, tremo nell’immaginare cosa stia partorendo.

 

No, ho avuto la fortuna di conoscere Véronique in quell’ambiente originale, a volte strambo e sopra le righe, ma sempre ricco di umanità e intelligenza, che si dedica alle danze popolari. Lei mi ha sempre colpito per i suoi silenzi, profondi come il mare, e quella dote, sempre più rara, che si chiama delicatezza. Poco tempo fa, quando ci siamo incontrati per i saluti, prima che tornasse in Francia, da un comune amico scopro il suo essere artista. Arrossito per la mia meschina figura, cerco di capirne un poco di più. Così, scartabellando in rete, scopro “Pages Poétiques”, la sua “Nuovo spazio Espositivo” ad Orbetello, all’interno della manifestazione ImagOrbetello 2014, un festival fotografico molto interessante, di cui però, a causa della mia abissale ignoranza, non ne sapevo l’esistenza.

 

Così comincio a rapportarmi con le sue opere, rimanendone impressionato. A mio avviso, il fulcro della ricerca artistica è un tema antico come la Filosofia: cos’è la Parola ? Quale è il suo rapporto con la realtà oggettiva?

 

Come diceva il buon Wittgenstein nelle sue Ricerche Filosofiche la Parola è qualcosa di più di una semplice etichetta che affibbiamo agli oggetti che ci circondano. Per citare il filosofo

 

Si pensa che l'apprendere il linguaggio consista nel denominare oggetti. E cioè: uomini, forme, colori, dolori, stati d'animo, numeri, ecc. Come s'è detto, il denominare è simile all'attaccare a una cosa un cartellino con un nome. Si può dire che questa è una preparazione all'uso della parola. Ma a che cosa ci prepara?

 

La Parola non è denominazione, ma evocazione: strumento di libertà, con cui diamo senso al caos che ci circonda e lo trascendiamo, creando mondi, proiezione dell’Infinito nascosto nel nostro Io. La Parola è esorcismo, perché ci libera dagli abissi interiori che ci schiacciano ogni giorno. La Parola è anche repressione, lo strumento con cui il Potere forgia le catene con cui ci imprigiona.

 

Da tale ambiguità, parte l’esplorazione di Véronique: prende tra le mani un vecchio libro giallo, metafora stantia della comprensibilità del Mondo, in cui nulla rimane insoluto, e del suo ordine razionale, in cui il Male è sempre punito, e ne svela l’illusione che ne è alla base, modificandone le pagine.

 

Ogni testo, viene trasformato, decupato e rielaborato in visioni plastiche e pittoriche: non un’irruzione del caos, l’arrivo del serpente nell’Eden, ma una voce di libertà, una rottura degli schemi preordinati in cui amiamo imprigionarci.

 

Le pagine acquistano nuova vita, in equilibrio tra colla e acquerelli; ciò che rimaste del testo sfuma in poesia, sussurrato dialogo con i disegni che lo accompagnano, narrazione di ciò che ci rende umani: i sogni, i sentimenti, l’amore nelle sue infinite sfumature, la sessualità raccontata con uno sguardo delicato ma incisivo, intimo e mai banale.

 

Opere, eredi delle avanguardie del Novecento, che ricordano un’altra frase del buon Wittgenstein

Ma quanti tipi di proposizioni ci sono? Per esempio: asserzione, domanda, ordine? Di tali tipi ne esistono innumerevoli: innumerevoli tipi differenti d'impiego di tutto ciò che chiamiamo segni, parole, proposizioni. E questa molteplicità non è qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte; ma nuovi tipi di linguaggio, nuovi giochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e altri invecchiano e vengono dimenticati.

 

Tener traccia dei vecchi linguaggi, affinché non scompaiano nel Nulla, aprire le strade ai nuovi; è questa forse la definizione più completa di quell’impalpabile illusione che chiamiamo Arte.

23/09/2014

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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