Ciò che sopravvive ogni volta a questo filtro storico, può definirsi classico

Updating dei Classici

Uno dei temi che Quaz Art affronta più frequentemente è la critica al pensiero fondante del Post Moderno: tutto è stato detto e scritto, nulla di nuovo si può creare e l’artista deve soltanto limitarsi alla citazione.

Principio che ha avuto effetti perniciosi nell’Arte, portando alla morte dell’originalità e all’equiparazione tra chi sperimenta e chi copia, parassitando le idee altrui.

 

Principio che Umberto Eco, in maniera ambigua e sottile, sta cercando di rilanciare anche nella letteratura, tramite un ragionamento molto capzioso.

 

Il problema che si pone, le nuove generazioni non leggono i classici, credo possa essere condiviso in ogni tempo e luogo: immagino che nella Roma Augustea ci fosse qualche scriba capace di lamentarsi perché i giovani preferivano Virgilio a Ennio.

 

La causa di questo fenomeno, il mutamento dei linguaggi e delle strutture sociali, può anche vedermi d’accordo. La soluzione proposta, riscrivere e modificare i “classici”, per renderli accettabili al nuovo pubblico, mi lascia molto perplesso.

 

E’ come qualcuno, dinanzi al calo di visitatori del Giudizio Universale del Signorelli, proponesse di ridipingerlo in chiave cyberpunk, per attirare i giovani turisti.

E’ vero che l’intoccabilità del testo è un fenomeno recente, connesso all’invenzione della stampa che standardizza la riproduzione dell’opera, diminuendone sì i costi, ma imponendo anche che il fruitore rinunciasse alle sue personalizzazioni.

 

E prima dell’invenzione della scrittura, ai tempi della cultura orale, mancando la memoria storica, ogni generazione riattualizzava il racconto e il mito in funzione del mutare del contesto: l’epica è il sovrapporsi di infinite stratificazioni in divenire, equilibri instabili tra mutamento e conservazione, e paragonarla con una forma chiusa come quella del romanzo contemporaneo, come fatto da Wu Ming 1 in New Italian Epic, è una gran forzatura.

Però… Quand’è che un’opera letteraria diventa un classico? In maniera rozza e banale, quando trascende il suo contemporaneo, per assumere un respiro universale e parlare a tutti gli individui, al di là del tempo, della cultura e della latitudine.

 

E’ frutto di un processo simile a quello della selezione naturale: ogni epoca si confronta con l’insieme dei libri presenti e passati e ne elemina quelli che non le comunicano più nulla, dividendo il grano dal loglio. Ciò che sopravvive ogni volta a questo filtro storico, può definirsi classico.

 

Ora, se un libro, per un motivi o per un altro non ci riesce più, piuttosto che dedicarsi all’accanimento terapeutico della riscrittura, è meglio eliminarlo dal canone.

Poi, concretamente, cosa vuol dire eseguire l’updating del classico ? Modificarne la lingua, lo stile, l’ambientazione, i personaggi?

Ma ciò non significa generare un’opera nuova? E allora perché dovrebbe essere l’updating del Classico, invece che una sua reintepretazione? Soprattutto, cosa mi assicura che l’operazione abbia buon esito e che invece della modernizzazione non ottenga una ciofega colossale?

 

Penso all’Iliade. Negli ultimi anni, trascurando l’abominio di Troy al cinema e il grandioso esperimento fantascientifico di Simmons con Ilium e Olympos , ho letto due diversi updating del poema di Omero.

Il primo, quello che inizialmente mi lasciava più scettico, è stato Età del Bronzo - Mille Navi di Eric Shanower… Insomma, tutte le riduzioni a fumetti di opere letterarie, con l’eccezione dello Shakespeare di De Luca, sono delle palle immonde.

 

Shanower che fa di preciso ? Amplia e integra Omero, fondendo l’Iliade con tutte le storie raccontate nel ciclo troiano, dalle Cypria ai Nostoi, razionalizzando le versioni e ponendo il tutto in uno scenario credibile ed accurato, ispirato dall’archeologia.

 

Il secondo, quello di Baricco, è basato sull’approccio opposto, tagliare e semplificare, tagliando anche parti concettualmente importanti, legate al ruolo degli dei.

 

Se Shanower genera emozioni, Baricco, a volte stroncato fin troppo duramente, permette una lettura facile e veloce, totalmente deproblematizzata…

 

Ma entrambe sono opere autonome e indipendenti… e dubito fortemente che il loro lettore si senta spinto, voltata l’ultima pagina, a leggere i versi d’Omero.

 

Al posto di una modernizzazione, come vorrebbe Eco, abbiamo avuto una sostituzione…

12/02/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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