Navi Grigie, il nuovo romanzo di Alessio Brugnoli, scrittore di fantascienza italiano

Navi Grigie

Mio padre era un grande appassionato di fantascienza: purtroppo, essendo strampalato come ogni buon inglese, era molto possessivo nei confronti dei suoi libri. Di conseguenza, appena provavo ad avvicinarmi, non dico per leggerne, ma perlomeno per sfogliarne qualcuno, rischiavo di prendermi una ciabatta nel mezzo della fronte.


Per cui, oltre a rapidi riflessi, avevo sviluppato la convinzione di come la fantascienza fosse un pericolo concreto per la mia salute, soprattutto fisica. Finché, per una serie di bizzarre circostanze, legate anche alla presenza di amici brontoloni e suscettibili, mi sono avvicinato al genere: da un anno, un anno e mezzo, oltre ai libri che leggeva mio padre, ho cominciato a leggere gli autori italiani. In questi ho trovato qualche perla, molti libri divertenti e anche, ahimè, qualche schifezza.


Ora, non posso definirmi un esperto, però a naso, posso dire cosa mi piace e cosa non mi piace: Navi Grigie, del buon Alessio Brugnoli, grazie al cielo (perché altrimenti mi avrebbe tenuto il muso a oltranza… Ora non è fastidioso come se a farlo fosse una bella donna, perché qualche inconveniente lo provoca sempre) appartiene alla categoria di ciò che mi piace.
Perché ha una splendida copertina; benché con l'età sia sempre più convinto della validità del proverbio dominicano: "Non esistono donne brutte, esiste solo troppo poco Rhum" alla fine, anche l'occhio vuole la sua parte.

Se la copertina di un libro è banale, difficilmente una persona sarà invogliato a leggerlo.
Perché è breve, un centinaio di pagine, in controtendenza all'abitudine, presente non solo in letteratura, ma anche nell'Arte e nella Cucina, del più cose ci metto, meglio è.
Io continua a pensarla come Antoine de Saint-Exupery: "La perfezione è raggiunta non quando non c'è più niente da aggiungere, ma quando non c'è più niente da togliere" perché, nonostante la sua laconicità, Navi Grigie è un libro che ha molteplici livelli di lettura: è un saggio filosofico, alla maniera dei libertini francesi, Cyrano de Bergerac, per capirci meglio, su uno dei temi che ossessiona l'Uomo da quando ha sviluppato un barlume di coscienza.

Ciò che ci circonda, la realtà, ha un fine superiore o è puro caos, privo di qualsiasi significato, tranne quello che vogliamo arbitrariamente affibbiarli?


E' una critica, ironica e spietata, della nostra società, di cui sono evidenziate e portate all'eccesso le varie follie: Alessio che più invecchia più diventa un vecchio babbione irascibile, povera la moglie che lo deve sopportare, ha però la consapevolezza di non essere migliore degli altri. Per questo, tutto il suo furore, invece di esplodere in un sarcasmo come Swift, sfuma in un amaro sorriso.


Infine, è un romanzo di pura sperimentazione: Alessio, almeno credo, appartiene all'avanguardia connettivista ( cosa sia di preciso, mica l'ho ben capito, però dato che i componenti del movimento non si pongono il problema, evito di farlo anche io… Comunque, le poche volte che ho sentito parlare Sandro Battisti, uno dei fondatori, mi è sembrato una persona sensata… Ed ho apprezzato il suo romanzo Olonomico) e per questo ha deciso di compiere un viaggio ai limiti del linguaggio, deformando in chiave espressionistica e grottesca i termini con cui definiamo il nostro quotidiano.


Tre cose, domande filosofiche, critica sociale e sperimentazione che costituiscono un mix pericoloso, degno di quello del napalm: in altre mani, in quelle dei pretenziosi e soporiferi "rottamatori" del fantastico italiano, questa avrebbe portato a un mattone illeggibile, utile per torturare i talebani a Guantanamo.


Fortuna che in Navi Grigie questo pericolo è evitato, per due grandi doti di Alessio: la prima, una fantasia barocca e immaginifica, che in ogni pagina sorprende il lettore con infiniti fuochi d'artificio.
La seconda, cosa rara anche nel Mondo dell'Arte, in cui tutti si credono grandi geni, è il non prendersi sul serio. E' consapevole infatti che la Fantascienza è letteratura popolare, che deve innanzitutto divertire chi la scrive e far divertire chi la legge.


Se è ermetica o peggio, noiosa, fallisce il suo scopo, che è far riflettere sul Presente e proporre interpretazioni del possibile. E se ha ragione Wittgenstein "Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere".


Una letteratura fallita, incapace di comunicare, è inutile che venga scritta.

06/01/2015

William Herbeff

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