occorre lavorare su quegli aspetti concreti che strutturano organicamente l'opera e che ritroviamo tali e quali in tutta la storia dell'arte

Figura Solare

Doverosa introduzione… Qualche settimana fa, in una delle nostre uscite notturne, il buon William Herbeff mi parlò di alcuni libri sull'Arte che aveva letto da poco, tra cui Figura Solare di Nicola Vitale… Incuriosito dal tema e dalle sue riflessioni, presi qualche appunto che poi un paio di giorni dopo ho trasformato in un articolo.

Articolo che è stato letto dallo stesso Vitale che lo ha commentato con delle interessantissime riflessioni che, con il permesso dell'autore, che ringraziamo, noi di Quaz Art abbiamo deciso di raccogliere in un articolo, per dar loro giusta visibilità

 

La scissione occidentale che ha portato a una perdita del senso è complessa: mente-corpo, ma anche razionalità-sentimento, anima-spirito inteso come interiorità ed io dominatore. Nell'arte questa scissione si esplicita in vari modi, ma quello più evidente è classico-romantico, che nel contemporaneo si trasforma nell'intenzionalità linguistica da una parte e lo spontaneismo liberatorio dall'altra, ancora una volta una razionalità analitica e la libertà dell'anima come necessità spirituale, ma che rimane come nei romantici chiusa in un ingenuo soggettivismo per cui l'arte perde l'universalità.

 

Il problema che affronto nel mio libro Figura solare è tutto centrato su queste questioni sull'equivoco occidentale per cui non si riesce a uscire da questo binomio. La porta di uscita non è così evidente (sarebbe troppo facile e tutti ci sarebbero già arrivati) è nel riconsiderare l'aspetto "esoterico" di tutte le discipline artistiche, cioè che il fine, la meta, non è evidente subito, non è nei paradigmi con cui generalmente pensiamo le cose, ma si perviene alla sua percezione solo in un lungo cammino all'interno della disciplina espressiva, esattamente come succede per i musicisti che suonano uno strumento: l'inizio è meccanico, esercizi all'apparenza poco producenti, ma progressivamente si inizia a comprendere, sentire, il suono, gli armonici, l'intonazione, i colori, i vibrato, si diventa consapevoli, sensibili.

 

Non che prima non si avessero quelle doti dell'anima, ma sono con lo strumento e l'esercizio si possono affinare e obiettivare. Così è per la pittura e per tutte le arti, occorre un modello, uno strumento pratico per affinare la sensibilità e arrivare a percepire il bello. Senza un modello quell'essenza non è né individualmente né collettivamente percepibile. tutti i grandi artisti assumono i modelli vigenti o devono crearsi propri canoni.

 

Con Figura Solare metto in evidenza come oggi non potendo recuperare un modello statico plausibile, occorre lavorare su quegli aspetti concreti che strutturano organicamente l'opera e che ritroviamo tali e quali in tutta la storia dell'arte ovunque. Composizione, impianto tonale, colore, disegno, non sono precetti accademici, come metto in evidenza in più punti, (come lo sono quelli classicisti: simmetria, anatomia prospettiva, ecc.) qui si tratta di elementi sensibili dove si può esercitare la facoltà innata nella percezione del particolare col tutto, che è la tecnica spirituale dell'arte, la sua tecnica dell'anima. Ma a questo punto l'anima non è più una sterile proiezione dall'interiorità ma diventa un'anima che ci collega all'esterno, diventa corpo sensibile e linguaggio, dunque è un'anima esterna universale, in cui risiede il "bello". Questa è la mia esperienza non solo di pittore, ma di chi ha insegnato pittura per più di vent'anni.

 

I maestri zen non ti spiegano cos'è la meditazione, ma ti insegnano una posizione seduta su un cuscino, non che quella posizione sia in se l'illuminazione ma senza quella posizione non si arriva a niente: è quello il modello, lo strumento pratico su cui esercitare una progressiva consapevolezza che non ha limiti. Si deve partire dal piccolo, dal semplice, ma che sia la giusta impostazione. la mania di grandezza dell'occidente ha portato alla perdita di capacità di fare quell'esercizio, si pensa che cambiando il modello si possa pervenire a qualcosa di valido e "nuovo" ma non è così, si arriva solo al caos, alla perdita di percezione dell'essenza, perché tutto è campato in aria.

 

In tutto il libro spiego queste differenze, tra ciò che è mentale, e ciò che è spirituale, a partire dai minimi termini. Ma questa scissione è anche filosofica, infatti l'essere a cui mi riferisco non è l'essere parmenideo, in cui l'ente è percepito come essere, dunque immutabile, fisso. Rifacendomi a Nietzsche, che vede il "Vero essere" nel dionisiaco, dunque nel mutamento, ma al contrario del divenire di Hegel in cui si pensa un tempo lineare, dunque una continua e infinita evoluzione dell'ente in un progressivo avvicinarsi all'essere, in Nietzsche, il tempo è circolare, l'eterno ritorno, per cui sotto il tempo lineare in cui gli enti continuano a mutare, vi è un ripetersi costante di ogni essenza, costantemente l'ente si allontana dall'essere nella decadenza e quindi si riavvicina, riproducendo sempre gli stessi passi, che io nell'arte (nel mio libro) ho descritto dettagliatamente nel capitolo: "Un'altra storia dell'arte".

 

Dunque la differenza tra il mio libro e quello di Covacich, facendo un parallelo filosofico, sarebbe più Hegel-Nietzsche(Eraclito), in entrambi c'è il divenire, ma colto in modo sostanzialmente diverso. Parmenide è più legato all'errore della metafisica classica che scambia l'ente con l'essere, dunque cerca la "Verità" là dove continuamente sfugge, ma è il modo con cui più comunemente l'uomo anche oggi pensa: cioè attribuendo un valore assoluto alle categorie. nell'arte c'è ancora chi pensa che il realismo sia meglio dell'astrattismo, o il surrealismo sia più o meno vero del cubismo, ecc. ecc.

 

Con Figura Solare, voglio sfatare tutto ciò, noi dobbiamo oggi esercitarci a percepire l'essenza, e smettere di valutare per categorie, c'è realismo e realismo, c'è astrattismo e astrattismo, e così via.

 

Gli uomini di destra non sono tutti cattivi e quelli di sinistra tutti buoni, o viceversa, ma c'è uomo e uomo, ognuno ha un suo valore più o meno profondo a prescindere da tutte le categorie che gli possiamo attribuire, così è per l'arte. ma se non siamo capaci (perché non coltivati) a percepire l'essenza, allora banalizziamo cadendo nei pregiudizi categoriali, e con questo alla fuga in avanti delle rappresentazioni che prive di alcun valore in se devono costantemente essere superate nella pretesa di fare arte con invenzioni arbitrarie.

Grazie di questa occasione di chiarimento.

10/02/2012

Nicola Vitale

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