l’Arte e la Letteratura tradizionale rappresentano ancora l’Uomo? Oppure è necessario proporre nuove tecniche e linguaggi?

Intervista a Sandro Giovannini

Nelle ultime settimane in Italia è stato lanciato il libro manifesto Per una Nuova Oggettività, popolo, partecipazione, destino che ha coinvolto decine di intellettuali, sia affermati, sia underground, in un tentativo di sintesi tra Tradizione e Avanguardia.

 

Per scoprire di cosa si tratta e qualche impatto possa avere sulla cultura italiana, abbiamo intervistato Sandro Giovannini, uno dei promotori dell’iniziativa

 

Buongiorno Maestro, chi è? Come si descriverebbe ad un estraneo?

Prendo per buona una potenziale virgola tra il gentile buongiorno ed il Maestro, in modo che io possa rispondere: Maestro è colui che per tutta la sua vita fa testimonianza - con disposizione di grande anima - a sé ed agli altri, di coerenza e di ricerca, in una sintesi più spinta possibile, ai limiti del possibile e dell’investigabile.

 

Per quanto mi riguarda mi definirei una persona che, pur compiendo errori, ha sempre provato seriamente all’interno di una scelta di vita nuova ed alla luce della Tradizione, con vari mezzi.

 

Com’è vivere e creare a Pesaro? Come mai una cittadina decentrata rispetto a Roma e a Milano produce esperienze di rottura come la sua riflessione filosofica e poetica o la locale esperienza pittorica Pop Surrealism?

Sono nato a Pesaro, ma poi sono vissuto fino alla maturità fuori, perché mio Padre era un ufficiale pilota ed era trasferito frequentemente. Sono tornato a Pesaro nel 1974, a 27 anni, ed ho fondato subito il Centro Studi Heliopolis, per creare un punto di riferimento che potesse avere senso ed organicità, per molti.

 

In realtà questo tradiva anche un mio forte isolamento rispetto al tessuto amicale ed affettivo della città, perché avevo solo parenti anziani e nessun amico d’infanzia e quindi in un certo senso ho favorito anche il nascere di un circuito di amicizie che poi si sono confermate ben al di là dell’impegno spirituale, metapolitico e latamente culturale del circolo. Le condizioni politiche degli anni 70 poi non ci permettevano grande agibilità, ed abbiamo sempre remato fortemente controcorrente, alcune volte in modo drammatico.

 

Fin dall’inizio la mia azione di coordinamento si è espressa unendo parola ed immagine e cercando d’operare non solo nel foro interiore ma anche in quello esterno. Negli anni, tale scelta si è andata rafforzando e trovando indubitabilmente esiti originali e forti. Ma - rispetto alla mia bella città natale - sono rimasto comunque, anche dopo decenni, sostanzialmente un corpo separato dalla città (avrei detto estraneo ma questo avrebbe potuto stigmatizzare all’eccesso un’impossibilità o responsabilità-colpa e non certo un dolo).

 

Se dovesse mostrare ad un turista il lato sconosciuto della città, dove lo porterebbe?

Lo porterei nel centro antico di Pesaro, ove il reticolo viario attuale si sovrappone con grande corrispondenza a quello di fondazione romana.

 

Come si è avvicinato alla scrittura?

Fin da piccolo una mia disposizione introversa mi ha spinto a letture forti. Ma sono astrologicamente bilancia e quindi anche attirato irresistibilmente dal desiderio di creare attorno a me una logica comunicazionale che inglobi quella strettamente affettiva, pur indispensabile. La poesia per me si è unita all’immagine già negli anni della prima giovinezza.

Come è nato il Centro Studi Heliopolis?

Nel 1974 unimmo le forze di non molti giovani, soprattutto universitari, che in gran parte militavano allora nelle formazioni giovanili pesaresi del MSI e di altri gruppi vicini, ma sempre con una forte indipendenza rispetto alle logiche strettamente partitiche. Inoltre io riconsegnai la mia tessera di iscrizione all’MSI nel 1985, come segno terminale di una parabola che era durata circa 10 anni, iniziata dopo il servizio come Ufficiale dei Carabinieri.

Ma la mia fedeltà intima e sempre professata ad una vocazione assieme elitaria e popolare, vissuta tramite l’approfondimento spirituale ed il gesto letterario, non venne mai meno. In più svolgemmo la solita attività che svolge un circolo culturale ma con una forte tensione artistica e con un’azione rivolta più al circuito nazionale che a quello locale.

 

Cosa ha significato, nella sua vita, incontrare Borges? L’ha influenzata nella sua ricerca poetica e nella sua riflessione sull’Uomo?

Borges lo portammo a Pesaro con noi per circa una settimana nel giugno del 1977. Era, in quel periodo, ospite di F.M. Ricci in un complesso tour italiano, ma preferì prendersi una vacanza ben contestata e per lui ben pericolosa e farsi prossimo - con convinzione coraggiosa - a quel tipo di cultura assolutamente marginale ed antagonista che allora,nella comunicazione diffusa e nei circoli dominanti, più ancora di oggi veniva duramente disprezzata ed irrisa.

 

Con il Grande Vecchio siamo riusciti a stabilire in pochi giorni una familiarità inusuale, proprio in forza di quella diversità di scopi nostri (e Suoi) che Borges aveva ben compreso. Riuscimmo anche ad interagire con un minimo di sincera efficacia, anche in una zona più profonda di quella mondana o letteraria. Mi ricordo al proposito, a latere del premio Labirinto d’Argento consegnato a Borges da rappresentanti della nostra cultura e delle lunghe conversazioni personali e garantite che io favorii con quelli che allora giudicavo appunto esponenti della cultura alternativa e che poi scrissero al proposito anche interessanti testi letterario-memoriali, delle discussioni anche tese, non solo con me.

 

Con me, una, indimenticabile, al ritorno da Ricci lungo la strada per Venezia e vicino alla tomba di Dante, su Pound. Borges l’avevo già letto con passione e quindi aveva in me una profonda risonanza interiore. Dal punto di vista dell’impressione posteriore lo lessi sempre più come una fusione meravigliosa d’ingenuità e genialità.

 

Qual’era il senso di Vertex-Poesia? Come ha influito nella poesia e nella cultura contemporanea italiana?

Due successivi complessi ed articolati manifesti letterari, due case editrici, decine di convegni, conferenze, readings, campi di poesia. Una capacità d’approfondimento e di comunicazione su vari piani paralleli e confluenti, ma spesso ben distinti. Decine di poeti aderenti, da tutte le regioni italiane, qualche corrispondente estero, 12 anni di vita intensissima di una “comunità funzionale” (distinguendoci da quelle territoriali, tipo l’Heliopolis e da quelle macrocomunitarie come avrebbe potuto essere – e non fu – la Nuova Destra) come allora noi ci definivamo.

 

Da questi numeri si evince un’attività intensissima ed una qualità del progetto quasi ineguagliata in tutto il secondo dopoguerra italiano - nella nostra area ideale - per impostazione, efficacia, esiti personali. Ha influito invece pochissimo sulla cultura italiana ufficiale, perché tutto ciò che facevamo allora cadeva in una sorta di sacco nero, pur avendo avuto anche riconoscimenti d’altissima rilevanza come - ad esempio - quelli - non facili - di Sanguineti e di Scheiwiller, ma ininfluenti sostanzialmente persino quando riuscivamo miracolosamente a bucare - con azioni innegabilmente rilevanti - il filo spinato del ghetto ideologico nel quale volevano rinserrarci. Ma ce ne eravamo fatti una ragione senza per questo svilupparne una patologia.

 

Nello Scriptorum Heliopolis ha compiuto un’esperienza intensissima d’indagine sulle tecniche dell’antico, ricopiando manoscritti, realizzando facsimile di rotoli e codici classici, rivitalizzando tecniche amanuensiche e miniaturistiche, studiando supporti e metodologie conservative e riproduttive e confrontandole, in chiave creativa, con le logiche di ricerca contemporanea. Come mai questa scelta? Quali sono stati i risultati di questa ricerca?

La fatica comunicazionale immane del Vertex, sostanzialmente inefficace sul piano allargato, e la sua valenza invece profondamente ed inesauribilmente ricca all’interno mi avevano convinto, intorno al 1985, quindi ben prima della chiusura ufficiale del Vertex, che fu consensuale e nel 1991, ad agire su di un piano ben diverso e però non meno ambizioso, che fosse - semplifico - meno facilmente decodificabile ed aggredibile immediatamente, facendo forza da una parte s’una passione profonda che io avevo maturato fin da piccolo, ovvero l’unione intima di parola ed immagine crismata dalle suggestioni inesauribili dell’antico e dall’altra su quel fascino non mai facilmente emarginabile che emana ogni cosa rara, bella, inusuale, evocativa.

 

Tale fascino, anche per la prevalenza nel nostro globalizzato mondo affluente, nevrotico, deviato e male educato, di un consumismo colto e raffinato accanto a quello rozzo e massivo, ma non meno compulsivo e per certi versi non meno rivelantemente necessario, era ed è oggettivo. Noi lo abbiamo potuto tarare negli anni, proprio in virtù d’una forza dei nostri prodotti che agiva e s’imponeva ben al di là della stessa nostra qualità o capacità creativa e comunicazionale, che è stata sempre discontinua, seppur indiscutibilmente geniale.

 

Ad esempio, quando la casa editrice Heliopolis nel 1989 fu scelta dall’AIE (Associazione Italiana Editori) a far parte delle quattro case editrici italiane quell’anno giudicate migliori alla Fiera di Francoforte in occasione dell’anno italiano, e fummo ospitati nel salone d’onore tedesco (non nel padiglione italiano), fummo innegabilmente riconosciuti, anche se in quello specifico caso gli editori del fac-simile tedesco, molto potenti - ma questa è aneddotica - ci costruirono attorno uno strettissimo cordone sanitario, per impedirci l’affermazione che giudicavano deleteria per loro.

 

Il Post Moderno è morto?

Per natura sono contrario a tutte le formule, le etichette, le frasi fatte, etc... Ma se proprio volessimo utilizzarle allora potremmo dire che il vero postmoderno inizia proprio ora con la società occidentale violentata brutalmente, ed ancora con poche reazioni, dall’usura evidente e non più mascherata. Forse più di altri crinali epocali lo svelamento del potere del capitalismo finanziarista ed apolide e di tutte le altre immani forze che per varie ragioni sono in consonanza epocale, ormai squaderna l’inagibilità crescente dei vari fantocci, delle varie marionette discolori - non solo politiche - che hanno impazzato fino a poco fa per la folla/follia distorsiva circense, e molti nodi epocali sono ormai al pettine.

 

La consapevolezza, anche nei più addormentati o deviati e persino in molti collusi, cresce in parallelo all’esclusione non più governata e fanno bene a temere coloro che fino ad ora hanno lucrato, sia a livello massivo che a livello individuale, su questo sonno della ragione, presentatoci come normalità irreversibile. Ma il potere della pesanteur è sempre potentemente in azione per deviare, nascondere, compromettere, usucapire, corrompere, mentire, soggiogare, dominare...

 

Marinetti può ancora insegnarci qualcosa?

Marinetti è un grande Maestro, che ha unito forza e ragione, personalità e passione civile, moderno ed antico, occidente ed oriente, in un mix esplosivo che ha acceso fuochi per un intero secolo. E’ una delle icone interiori che servono nella stanza segreta per orientare metodo e merito.

 

Cos’è l’Urfuturismo? Cosa lo differenzia da quello storico? In che rapporto si pone con gli altri movimenti contemporanei che si propongono come eredi di Marinetti?

Noi non possiamo che avere l’ambizione di ricercare la verità. Nessun confronto se non a livello profondamente interiore. Ma possiamo ben dirci, per non essere reticenti, che chi viene dopo deve avere consapevolezza esatta della propria postumità, del proprio essere commessi ad un tempo ed ad un luogo, seppur con ambizione di metterlo in comunicazione con orizzonti più ampi.

 

L’ur-futurismo od archeofuturismo, ma la prima dizione è ancora etimologicamente più pronta a ciò che diremo, è del nostro tempo sapendo anche di essere fuori del tempo, atemporale, non per sfuggire alle responsabilità, ma per rispondere con più potenzialità. E’ una endiadi creativa ed un ossimoro apparente, ma soprattutto è un progetto d’azione e di pensiero che considera dialetticamente e quindi spiritualmente il mondo così com’è e contemporaneamente così come noi lo vorremmo.

 

Perché crea? Che la spinge a dar forma pensieri ed emozioni?

Una responsabilità nel comunicare, una necessità appagata nel vivere, un piacere senza limiti nel corrispondere ai miei sogni, fin dall’infanzia ed a sottoporli anche – ovviamente, con alterna fortuna - al severo ma giusto giudizio di altri. Alcuni di questi Altri, poi, sono divenuti amici carissimi, e di questo sono orgoglioso.

 

l’Arte e la Letteratura tradizionale rappresentano ancora l’Uomo? Oppure è necessario proporre nuove tecniche e linguaggi?

Sempre dobbiamo fare il nuovo, come suggerisce Pound, ma con un rispetto dell’antico, miniera inesauribile. Personalmente, nell’antico, ho scoperto materiali purissimi che ho utilizzato sia nella mia costruzione interiore che nelle creazioni artistiche od editoriali a cui amici hanno potentemente collaborato. Ma non abbiamo mai operato con la velleità della conservazione, o solo per una riproduzione esatta delle tecniche.

 

Riscoprire l’antico (e fare il nuovo) implica anche un giudizio di rispetto profondo per la complessità originaria che si può ritrovare solo negli studi più spinti di un Dumezil, di un Eliade, di un Tucci, di un de Santillana, da una parte, e nelle creazioni letterarie di quelli che per noi sono i grandi, dall’altra.

 

Cos’è la Bellezza? Che ruolo ha nel mondo e nella vita dell’Uomo?

La bellezza è tutto. E’ nell’Uno e nel Molteplice, nell’Essere e nel Nulla. Governa ogni nostro atto, dal più usuale al più mirato, dal più apparentemente insignificante al più agghindato. È grandezza, misura, concisione. E’ parodia negli stupidi intelligenti, e ricchezza vera e diffusiva nei semplici complessi.

 

L’Artista, è più mago o sciamano?

Mago, sciamano, saggio, santo, guerriero, operaio, borghese, sono parole. La verità sta nel nostro lavoro di ricerca, sincera e senza scopi diversi dalla passione lucida.

 

In Italia possono nascere ancora avanguardie artistiche?

L’Italia, con tutti i suoi limiti e difetti, è sempre - inespugnabilmente - al centro del mondo. Ne è nata una da poco. La Nuova Oggettività. Nipote di mille storie.

 

Cos’è l’inquietudine?

Non lo so. So solo che sono inquieto o nervoso o desideroso di consolazione quando mi sembra di non essere all’altezza dell’idea che ho di me stesso. Ma tendo a consolarmi da solo (anche se ricorro spesso agli Altri per corroborarmi) sapendo quando di artificioso vi possa essere in quell’idea. Ed allora sono propenso a non prendermi troppo sul serio. Normalmente sono proprio felice, ma non si può dirlo a voce alta, perché si offendono i demoni di passaggio ...

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

Leopardi mette in Guardia nello Zibaldone, io cerco di stare in guardia rispetto a tutti i mostri dell’illusione e della realtà.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Certamente siamo sempre responsabili sia di ciò di cui non lo siamo sia di ciò che crediamo di volere. La responsabilità è eminentemente oggettiva, e non è altrimenti perché viene sempre decodificata e distribuita, ma è intimamente crismata dalla nostra libera (in quanto raggiunta o non raggiunta) consapevolezza delle poste in gioco. Noi cerchiamo di combattere come guerrieri impeccabili. Ma i nostri errori ci sono addosso come i nemici.

 

Nuova Oggettività? Da dove nasce il Libro Manifesto? Cosa si propone per superare la crisi dell’Uomo Contemporaneo?

E’ una nuova risposta alle domande di sempre. Per la nostra generazione. Lavoriamo comunitariamente sapendo che circolano in noi dimensioni archetipiche alle quali siamo sensibilissimi, ma dobbiamo anche costruirci una nuova metodologia e nuove prove paidetiche. Molti sono caduti, prima di noi, perché avevano posto solo all’esterno (nel cosiddetto mondo oggettivo) le loro ambizioni e preoccupazioni. Ma l’oggettivazione che noi perseguiamo deve fare i conti sempre con la dimensione interiore sovrana.

 

Il riferimento alla corrente artistica tedesca Neue Sachlichkeit è voluto o casuale?

Voluto per parallelo di temperie, ma noi si gioca anche su quel parallelo per investigarne le profonde differenze. Poi si deve dire che, nel momento attuale, tutto è individualizzato di massa, per cui l’antidoto efficace è un richiamo ad una sorta di potenziale oggettività. Ma l’equilibrio esterno/interno governa il tutto.

 

Il realismo nasce dall'osservazione del reale visibile o dalla spietata considerazione delle cose come sono?

Spietata osservazione delle cose come sono con la consapevolezza che il nostro occhio vede ciò che prevede di vedere e che la nostra mente presente ciò che è resa atta a presentire. La combinazione dei due a priori, ci insegna a dubitare serenamente dei nostri sensi, ma, come ci prova anche la più spinta ricerca attuale, ad investigare gli insegnamenti sul nesso causa/effetto senza necessariamente ideologia annessa.

 

Quanto di Nuova Oggettività è legato al Futurismo e quanto alla Rivoluzione Conservatrice tedesca? E quanto al Transumanesimo?

Abbiamo più componenti e più sensibilità. Se sapremo compiere un’operazione d’accostamento efficace alla ricerca rispettosa ma franca, tutti ne trarremo vantaggio, qualsiasi sia il grado d’accentuazione di cui personalmente ora siamo convinti. Potrebbe sembrare una risposta furba, o solo strumentale, ma nel rispondere guardo a me stesso, e mi scopro in cammino.

 

Una scelta olista, comunitarista, partecipativa, differenzialista, anticapitalista, antiglobalista concretamente in che azioni quotidiane si declina?

Ognuna di queste generalizzazioni (che pur significano!) dovrebbe essere pian piano declinata. Ma farlo da subito credendo di far bene significa far male. Perché da troppi anni manca la disposizione comunitaria ad una ricerca seria ed organica. Parole e comportamenti, pensiero ed azione.

 

Lei e il cyberpunk… Come si rapporta dinanzi con i cardini ideologici di quel movimento ossia la sfiducia nella tecnologia, l’impossibilità del futuro ed il degradarsi della carne nella materia?

Non credo che l’uomo possa mai finire, quindi mai arrendersi, quindi mai deviarsi totalmente, quanto cambiare, modificarsi, trovando - quando si è bastantemente liberi - nella ricerca, la dimensione del comune valore. Non credo agli slogans. Dietro ogni affermazione perentoria cerco la motivazione più salda e la ragione meno condizionata dall’umano troppo umano.

Ma quell’umano troppo umano è sempre la base operativa del nostro ricercare. Io stesso, così costretto alla risposta immediata, potrei assomigliare ad un pagliaccio pieno di vento. Ma siccome credo che lo spirito viva dentro la carne e quindi la carne ne sia profondamente intrisa, spero nel mio coraggioso riscatto.

 

Noam Chomsky in un'intervista, pubblicata nel '75 da Laterza, su Linguaggio e Ideologia, diceva che il limite stesso delle persone è di appartenere al genere umano. E' possibile che la Tecnica, secondo quanto affermato nelle riflessioni cyberpunk permetta una ridefinizione del concetto di Umano?

Noi veniamo costantemente ridefiniti. Non è il cyberpunk - che poi a me non rivela sostanzialmente niente o meglio rivela il Nulla (buono non quello cattivo) - che ridefinisce qualcosa... Milioni di anni di cammino di cui sappiamo quasi nulla. Una complessità originaria, dietro noi, quasi del tutto insondabile, ma da cui promanano luci stellari lontane galassie... eppur ancor percepibili... noi ci dobbiamo costantemente ridefinire...

 

Che ne pensa dello Steampunk?

Non so cosa sia ma mi informerò.

 

Progetti per il Futuro?

Verificare fino in fondo (come è il mio solito) questa nostra comune avventura di Nuova Oggettività. Qualche libro personale come momento di riflessione del tutto indipendente ma afferente.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Credo di sì, ma non ho la forza di affermarlo con una convinzione assoluta. Sono stato progressivamente favorevolmente colpito per via da alcune ricerche affascinanti come quelle di Guénon, Gurdjieff, Evola, Noica, Emo, tra alcuni altri grandi, dello spirituale e del letterario, che mi hanno ben disposto a credere a qualche forma di sopravvivenza/trasformazione più articolata e relazionata comunque al nostro attuale percorso vitale. Articolata e relazionata vuol comunque significare qualcosa.

10/02/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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