se non conosci o non capisci una cosa, prima di scartarla, documentati e poi decidi. E’ la regola aurea che applichiamo su Quaz Art

Il mestiere delle armi

Lezioni di giornalismo artistico

Quando esco con Herbeff, una delle tante lamentele che mi tocca subire con più frequenza è su come si comunica male l’arte sul web. Tranne rare eccezioni, accusa chi per passione o lavoro si dedica a questo di essere approssimativo, ignorante e privo di passione.

 

Di scopiazzare comunicati stampa e ruminare frasi fatte, invece di analizzare, facendo parlare mente e cuore. Ed io a fare tripli salti mortali, nel tentativo di difendere la categoria… Appena sono sul punto di convincerlo del fatto che non tutto è marcio come gli sembra, per la legge di Murphy, mi trovo davanti situazioni che mi fanno calare le braccia….

 

L’ultima è successa pochi giorni fa, tratta dal blog di una persona che ad occhio e croce, dovrebbe fare da caporedattrice per una webzine o un portale…

 

Da Obi, di domenica pomeriggio, con due tubetti di acrilico in mano – Giallo Napoli Imit e Bianco Zinco – dopo aver raccattato due cassette di legno vicino al secchio della munnezza, il telefono che squilla è come un improvviso prurito intimo, causa mutanda di pizzo non propriamente delicata.

Ecco, alla fine sfinita rispondi, ringhiando.

 

Ciao Buena, sono la tua redattrice preferita”. Sto lì, e soffro. Vorrei fingere un’improvvisa assenza di campo. Mi dice, con tono grave che nel Magico Mondo dell’Arte – Trullallero Trullallà – è successa una cosa tremenda, di cui dobbiamo parlare. Pausa grave.

Ok, che è successo?”

E’ morto xxx”

Eh”

Lo conosci vero? E’ un grande artista”

No, ma non posso essere omniscente, sono tanti e io sono indirizzata verso alcuni stili. Comunque dimmi”

Ecco secondo me come redattrice e esperta dell’argomento della testata dovresti parlarne “

“….. e quindi?”

Dovresti spiegare la sua arte”

Ma anche no”

!!!!”

Scusami eh, sarò dura: se vuoi scriverne te, perché lo conoscevi, scrivine te, sarai più accorata di me”

Ma tu ti occupi di quell’argomento”

Ma non ne ho il monopolio”

E poi ti volevo dire che stasera vado a quella cosa”

Eh, brava”

Ok, vado a messa e poi al Circolo”

Eh brava”

E’ domenica…”

Senti, io sto da Obi coi tubetti di colore in mano. Cià”

 

Ovviamente, per rispetto alla memoria dell’artista, recentemente ho omesso alcuni dettagli e modificato il post… Che devo dire? Herbeff ha ragione.

Non perché la tizia non ha idea di chi sia l’artista in questione o perché sia ignorante da non saper scrivere bene omnisciente o accurata, è lecito non conoscere tutto, il mondo dell’Arte in Italia è talmente ampio e complesso ed un errore di battitura ci può anche stare (ma chissà se li perdona ai suoi redattori….), ma per una cosa, secondo me, molto, molto grave: la totale mancanza di amore per quello che dovrebbe essere il proprio lavoro.

 

Mi spiego: è ovvio che la domenica pomeriggio le persone preferirebbero farsi gli affari loro. Però se tu spedisci la domenica sera tardi un tuo collaboratore ad un evento per un articolo… Beh, devi essere disponibile, perché è troppo semplice chiedere sacrifici al prossimo, senza averne la forza di farli, e rispettoso, perché una persona sta lavorando per te… Sta impiegando il suo tempo e conoscendo l’ambiente, gratis o sottopagata, per fare in modo che tu avrai il tuo maledetto pezzo da piazzare on line.

 

Se non sei capace di comprendere questo, non solo ti mancano i fondamenti della professionalità, ma dell’educazione. Ed un poco di umiltà… In finale, come tutti noi che facciamo questo mestiere, dirigi qualcosa che è poco più di un portale o di un blog, non una testata internazionale…

Secondo punto: il fiuto della notizia, così si intitolava il post. Lezione che mi diede un mio amico, giornalista un poco più serio di me:

se non conosci o non capisci una cosa, prima di scartarla, documentati e poi decidi.

E’ la regola aurea che applichiamo su Quaz Art.

Un articolo non è una rogna da scaricare, ma una possibilità. Nei mesi scorsi, non sapete quanti temi da trattare ci arrivano. Ogni volta, prima di cassarli o approvarli, abbiamo cercato di capirne di più e proprio dalle cose che all’inizio ci sembravano più strane o astruse, sono nati alcuni dei nostri scritti più interessanti.

 

Ovviamente, alcune volte si è detto di no, oppure, dinanzi ad argomenti intriganti, ma di cui ci capivamo ben poco, abbiamo deciso di delegare tutto al proponente, apprezzandolo e rispettandolo per la sua proposta.

Non ci poniamo come esempio. Anche noi spesso facciamo i nostri errori, però nel nostro lavoro ci mettiamo amore e sacrificio.

 

E se questi mancano, se si considera la redazione di una rivista on line solo il modo di farsi conoscere o un’integrazione del reddito prodotto dalla vendita dei propri quadri, alla fine Herbeff avrà sempre ragione a spernacchiarci…

 

Poi, nella vita, immagino che esistano infinite altre lavori che ci rendano meno frustrati….

Di tutta questa vicenda, poi c’è un aspetto più profondo, che va oltre le dispute da pollaio o le lamentele di scrittori o pittori falliti.

 

Chi ha scritto quel post, nel suo piccolo, è specchio della crisi dell’intellettuale in Italia.

Siamo, mi ci metto anche io, narcisisti, pigri, vanitosi, pronti a brontolare contro tutti e contro tutto.

 

E sommamente ignoranti: quello che ci guida non sono la fame di conoscenza ed il dubbio, ma il desiderio di vedere confermati il nostro pregiudizio. Per queste il nostro sguardo è selettivo: se non conosciamo un tema, un argomento, un artista non ammettiamo la nostra manchevolezza, ma ci autogiustifichiamo dicendo che non è importante.

 

Da questo è nato il conformismo che ci sta privando del dono del dono più importante di chi riflette e crea: immaginare il futuro…

05/02/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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