Dalle Superfici, in cui le brutture del quotidiano, i manifesti strappati, i muri sgretolati, diventavano esplosione di colore

Massimo Prizzon, il poeta della luce

Ci sono articoli che non si vorrebbero mai scrivere. Perché hai il cuore pieno di dolore e malinconia ed ogni parola che digiti ti strappa qualche ricordo e qualche lacrima.

 

Io gli volevo bene e tanto… Era un fratello maggiore per me. Lo so, qualche rara volta ti faceva venir voglia di prenderlo a bastonate… Però, come gli si poteva tenergli il broncio a lungo? Massimo aveva i suoi difetti, ma due cose gli facevano perdonare tutto.

La prima era la sua straordinaria, incredibile gioia di vivere che tanto gli ho invidiato.

Il suo non era il divertimento insulso che ci estranea dal pensiero delle cose importanti della vita, ma una forza irruente, contagiosa che ti spingeva a condividerne il sorriso.

 

Come Falstaff, Massimo era convinto che tutto nel Mondo è burla: tutte le cose a cui noi diamo troppa e inutile importanza, lo Stato, la Legge, la Religione non sono che imbrogli tramite cui pochi possono controllare e rendere la vita difficile ai molti.

 

L'apparenza, tramite noi cerchiamo di costruirci un buon nome fittizio nei confronti del prossimo, uno sforzo vano, perché prima o poi appare veramente ciò che siamo.

E per liberarci di tutte queste tirannie ed incombenze che vorrebbero schiacciarci e renderci sempre meno umani, Massimo ci ricordava come avessimo due armi dirompenti.

 

La risata che da l'esatta misura di ciò che ci vorrebbero imporre come importante e delle nostre inadeguatezze.

La bellezza, perché, come ripeteva sempre Massimo, ciò che non è estetico, è anestetico. Il grigiore, il brutto, togliendoci la possibilità di sognare e rubandoci la consapevolezza di ciò che nobile e ciò che è grande, un giorno ci fa più simile a robot, pensati soltanto per produrre e consumare. E' il vuoto, il nulla che avanza, consumando la fantasia, la possibilità di pensarci e volerci diversi e quindi di essere liberi.

 

E Massimo alle parole faceva seguire i fatti. Per alla sua gioia di vivere, Massimo associava un cuore d’oro e una profonda e straordinaria umanità che gli faceva compiere infiniti gesti di generosità.

Nella vita, spesso le persone mi hanno stupito nel male con le loro piccolezze e cattiverie. Massimo è l’unico, fino ad ora, che mi ha stupito con il Bene.

Di lui ammiravo il suo bruciante e contagioso amore per l’Arte e la sua capacità di concepire grandi sogni e di trasformarli in realtà concreta.

 

L’ultima volta che ci siamo incontrati, qui a Roma, a Piazza Vittorio, mi ha parlato del suo progetto sull’anoressia e sulle bulimia. Le foto e la mostra che voleva realizzare, per scuotere le coscienze.

Per questo gli volevo tanto bene. E queste doti, l'allegria, l'amore per la bellezza, l'umanità si riflettono nella sua arte. Dalle Superfici, in cui le brutture del quotidiano, i manifesti strappati, i muri sgretolati, diventavano esplosione di colore.

O delle Trasfigurazioni, in cui frammenti del corpo di donna, alieni da ogni sensualità, si trasformavano in immense poesie sulla femminilità

O le Impressioni, con le danze di colore che ti riappacificavano con la vita. Di tutto questo, non mi rimane che un vuoto nel cuore. Ma forse ha ragione un mio cugino quando scrive

 

Quelli che ci hanno lasciato

non sono assenti,

sono invisibili,

tengono i loro occhi

pieni di gloria

fissi nei nostri pieni di lacrime

E invisibile me lo immagino così, con il suo sorriso paraculo, il suo bicchiere di buon vino, scuotendo il capo e dicendomi con affetto

“Sei proprio scemo”

Intendendo tutto il contrario.

E caro amico mio, non so dove tu possa essere finito, però spero che tu possa continuare a goderti le cose buone e belle che amavi, scattare splendide foto e chiacchierare d’arte.

Mi mancherai. Tanto.

 

30/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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