Il Movimento dei Forconi è nato la scorsa primavera, quindi in piena era berlusconiana, dal sodalizio tra pastori sardi e agricoltori sicili

Talking about a revolution

 

Gli animali selvaggi che vivono in Italia, hanno le loro tane; ognuno di essi conosce un giaciglio, un nascondiglio. Soltanto gli uomini che combattono e muoiono per l'Italia non possono contare su altro che sull'aria e la luce; con la moglie e i figli vivono per le strade, anziché su un campo. I generali mentono quando, prima delle battaglie, scongiurano i soldati di difendere contro il nemico i focolari e le tombe, perché la maggior parte dei romani non ha un focolare, e nessuno ha una tomba dei suoi antenati. Soltanto per il lusso e la gloria degli altri, devono spargere il loro sangue e morire. Si chiamano i padroni del mondo, e non possono dire di essere padroni di una sola zolla di terra.
Tiberio Sempronio Gracco.


Come saprete, Quaz Art ha l'ambizione, scomoda e ingombrante, di proporsi come l'erede di Lacerba, attualizzando le sue battaglie e proponendosi come specchio delle avanguardie inquiete che nascono in Italia.
Lacerba non era solo questo: Soffici, Papini e Palazzeschi nel loro tavolo alle Giubbe Rosse, non si limitavano a riflettere sull'Arte e sulla Letteratura, ma prendevano posizione, e con il senno di poi anche delle cantonate, sulla realtà politica e sociale a loro contemporanea.
Ad esempio, nel n.20 del 15 ottobre 1913, Lacerba pubblicò il Programma politico futurista, seguito da una Postilla di Papini, in cui si sparava a zero sul Patto Gentiloni. Ora noi di Quaz Art non possiamo non seguire il loro esempio, chiudendo gli occhi sulla realtà quotidiana della nostra Italia.


Per questo buttiamo giù qualche piccola riflessione su quanto sta accadendo in Sicilia e che pare si stia diffondendo in altre regioni.
Il Movimento dei Forconi è nato la scorsa primavera, quindi in piena era berlusconiana, dal sodalizio tra pastori sardi e agricoltori siciliani, con una piattaforma in cui di chiedeva la defiscalizzazione dei carburanti e dell'energia elettrica, l'utilizzo dei fondi europei destinati allo sviluppo per la risoluzione della crisi dell'agricoltura e il blocco delle procedure esecutive della Serit, agenzia regionale di riscossione dei tributi. Come si vede, richieste molto settoriali che in teoria non avrebbero dovuto avere risonanza nell'opinione pubblica.
Eppure, in questi mesi, qualcosa è cambiato: abbiamo un governo, non legittimato dalla volontà popolare tramite elezioni e imposto in maniera eterodossa al Parlamento che ha impostato una politica economica che favorisce gli interessi della grande finanza a scapito di quelli dei cittadini.


Politica economica simile a quella adottata da tanti regimi autoritari, dalla Spagna di Franco alla Germania nazista degli anni Trenta. Una tassazione che impoverisce i ceti medi e bassi, a cui viene propinata la retorica di liberalizzazioni farlocche che non colpiscono i poteri forti del Paese, spacciandola come panacea contro tutti i mali.


Liberalizzazioni che hanno esclusivamente due scopi:
1. Assorbimento provvisorio della manodopera non specializzata, ma se queste avvengono in un mercato saturo, nuovi negozi, farmacie o taxi ci mettono ben poco a fallire;
2. Possibilità della pubblica amministrazione di trattare con controparti più' deboli, incapaci di lottare contro i suoi soprusi, perché parcellizzate e divise.
L'Italiano Medio, però, è molto più intelligente di quello che i suoi politici vogliono credere: si accorto immediatamente delle fregature che stava subendo. Ad aumentare la sua rabbia, sia il riprendersi dalla sbornia di retorica antiberlusconiana, la cui cacciata doveva essere la soluzione a tutti i problemi dell'Italia, sia l'appecoronamento di partiti e sindacati, incapaci di emettere anche una flebile voce di protesta contro la situazione che si stava creando.


Serviva una scintilla per far scoppiare il dissenso: gli agricoltori, i pescatori e gli autotrasportatori siciliani l'hanno fornita. E di conseguenza è avvenuta una delle cose più immonde degli ultimi trent'anni di democrazia in Italia: il tentativo da parte del governo e di poteri forti suoi alleati di nascondere la protesta.


Una mossa liberticida che poteva andare a buon fine vent'anni fa, quando per informarci, avevamo soltanto giornali, radio e televisioni: ma il mondo è cambiato e come nella Primavera Araba è grazie al web che le informazioni sono girate, costringendo i media tradizionali a rompere il velo d'omertà e creando nuovi nuclei di contestazione.
Ovviamente, se non puoi nascondere una cosa, cerchi di diffamarla, per diminuirne il potenziale di rottura dello status quo. E incredibile a dirsi, in quest'azione come utile ascaro dei poteri forti si sono distinti i vertici del Popolo Viola.


Senza scomodare Marx, con le sue analisi sulla borghesia parassitaria che si pone in contrapposizione con il proletariato, ciò è l'ennesima dimostrazione che chi vive nel suo mondo ovattato e di radical chic ha enormi difficoltà a comprendere chi deve fare salti mortali per arrivare a fine mese.


Chi ha il portafoglio e lo stomaco pieno, preferisce riempirsi la bocca di retorica, invece che di problemi concreti e disprezza chi ha invece altre priorità.
Ora che succederà? Non una rivoluzione, perché questa presuppone l'Utopia e la volontà di volerla raggiungere. Cosa che in Italia non è possibile.
Più concretamente, sarà necessario passare dal dissenso alla proposta, costruendo un'alternativa a chi ha realizzato questa nostra democrazia sospesa.

29/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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