il problema del contemporaneo è nella rottura dell'equilibrio tra elemento dionisiaco ed elemento apollineo

Eraclito e Parmenide

La mostra a New York di William Herbeff aveva avuto un ottimo successo, almeno a sentir lui. Quindi, al grido di crepi l'avarizia, per festeggiare aveva organizzato una cena presso la trattoria Da Danilo nei pressi di Piazza Vittorio, da lui ritenuta tra le migliori d'Italia e detentrice del segreto della Carbonara perfetta. Dopo una cena luculliana, non potevo che dargli ragione.


Nonostante la temperatura invernale e a sprezzo del pericolo della congestione, decidemmo di concludere la serata da Fassi. Mentre mi godevo una bella caterinetta affogata nella panna, William se ne uscì con una delle sue battute.
"Allora che ne pensi del governo?"
"Che stanno a fare schifo" risposi senza mezzi termini
"A New York, diversi miei collezionisti, gente di Borsa, dicono peste e corna della sua Finanziaria. E non posso dar loro torto. I Professoroni avevano davanti agli occhi l'esempio della Grecia, in cui il massacro dello stato sociale e la tassazione feroce dei ceti medi non ha risolto il problema del default e ha creato soltanto povertà e rivolta sociale. Potevano e dovevano cercare un'altra strada, invece, inchinati alla Germania, stanno ripercorrendo tutti gli errori di Atene"
"Ma tanto ci stanno le liberalizzazioni che ci arricchiscono" dissi con tono sarcastico
"Sì la favoletta del 10% in più del PIL. Neppure Berlusconi ha avuto la mai la faccia tosta di spararla così grossa. E nessuno dei leccapie… pardon dei giornalisti ha avuto il coraggio di chiedere in quanti secoli si otterrà tale portento. Anche perché le liberalizzazioni non hanno valore economico, ma politico"
"Ossia?"
"Qualsiasi governo illegittimo, e quello di Monti non lo è, perché non è basato sul consenso elettorale espresso dal voto, ha bisogno di un nemico per crearsi il consenso nell'opinione pubblica. Ora visto che i Professoroni sono intrisi di retorica europeista e l'italiano sembra essere vaccinato al virus del nazionalismo, identificano il nemico con categorie sociali limitate come numero e facilmente additabili al pubblico disprezzo… E detto tra noi i tassisti, specie quelli romani, non fanno nulla per farsi amare… Dai smettiamo di avvelarci il sangue. Non mi dovevi far vedere una galleria d'arte da queste parti?"


Traversiamo la strada, per ritrovarci in un nuovo spazio espositivo che funge anche da lounge bar. Will ordina un drink tanto alcolico quanto impronunciabile come nome.
"Sai Ale, ho letto durante il viaggio un paio di libri interessanti… Il primo è di Mauro Covacich, l'Arte spiegata a tuo marito… Lo so, non è che a volte le mogli ne capiscono di più. Il secondo è Figura solare / Un rinnovamento radicale dell'arte, inizio di un'epoca dell'essere di Nicola Vitale. Se dovessi definirli, paragonerei l'uno a Eraclito, l'altro a Parmenide"
"Perché?"
"Il libro di Covacich, autore che tra l'altro non conoscevo, è divertente, veloce e riesce alla perfezione nel suo scopo di avvicinare l'uomo della strada all'Arte, mostrando la semplicità delle cose che a prima vista appaiono strane e complicate. E forse involontariamente, evidenzia il grosso limite del modo di intendere l'arte dal Futurismo in poi"
"E secondo te quale sarebbe?"
"Il fatto che sia sotto la dittatura del divenire: come Saturno con i propri figli, ogni movimento divora l'altro, bruciandone eredità ed esperienze, impedendo che il tutto si sedimenti, creando un linguaggio condiviso. Questo cupio dissolvi ha provocato una conseguenza nefasta: l'Arte non ha più valore in se stessa, ma in funzione del contesto, della cornice in cui si trova"
"Infatti, se io vedo una Venere di Milo o un quadro di Picasso, può piacermi o non piacermi, ma non ho difficoltà a comprendere istintivamente di trovarmi davanti un'esperienza estetica. Se invece prendo la fontana di Duchamp, devo prima capirla razionalmente, poi apprezzarla esteticamente. Tutto tramite un metalinguaggio connesso alla cultura del Novecento"
"Sì, tu immagina che può dire un archeologo tra duemila anni, se casualmente se la trova davanti, fuori da un museo, oppure se ne è perso il significato. La riconoscerebbe per un'opera d'arte, oppure si limiterebbe a constarne l'essenza, al di là della costruzione culturale, di semplice orinatorio"
"O magari all'epoca, perso anche il concetto di orinatoio, l'archeologo lo scambierà per qualche oggetto sacro o per un copricapo rituale… Sospetto che i nostri musei siano pieni di equivoci di questo tipo"
"Giustissimo… Ogni civiltà ha il suo linguaggio particolare, spesso incomprensibile ai posteri. Per questo l'arte deve trascenderlo, recuperando una dimensione atemporale e universale. Di fatto quello che dice Nicola Vitale"
"E da cosa parte la sua analisi ?"
"Dal buon vecchio Nietzsche, con la sua Nascita della Tragedia. Secondo Vitale, il problema del contemporaneo è nella rottura dell'equilibrio tra elemento dionisiaco ed elemento apollineo"
"Perché l'eccesso razionalistico ha portato ad una degenerazione della nostra società, della sua capacità creativa, del suo rapporto con la conoscenza e con la vita? "
"Ma anche l'eccesso opposto. Se Mondrian e varie forme di astrattismo hanno fatto predominare l'elemento apollineo su tutto, rompendo ogni legame empatico con lo spettatore, tutte le varie forme di surrealismo ed espressionismo astratto lo hanno respinto con il loro essere dionisiaci, mostrando una realtà priva di qualsiasi ordine e significato"
"E come recuperare l'equilibrio tra queste due componenti?"
"Mostrando la natura stessa dell'Uomo e delle Cose"
"Concretamente?"
"E qui casca l'asino. Vitale afferma che questo è possibile tramite quelli che Florenskij, definiva rapporti di forza di un'opera d'arte:
- composizione (equilibrio e ordine ritmico delle masse nelle loro articolazioni)
- struttura cromatica (armonizzazione cromatica tra colori caldi e freddi, disposizione dei colori simili a livello tonale e di tinta)
- disegno (elemento che unisce dionisiaco e apollineo)"
"Ma non sono gli strumenti di un banale accademismo?"
"E' questo il rischio concreto. Io credo che ciò che desidera Vitali si ottenga, più che con la tecnica, con lo spirito. Gli artisti che cita, Balthus, Hopper, Salvo, Jan Knap, Milan Kunc, Peter Angermann, Luigi Ontani, Lorenzo Bonechi, Helgi Fridjonsson, sono affascinanti allo sguardo e al cuore per la loro capacità di evocare mondi con il semplice e con l'essenziale. E' un'alchimia che nasce dell'anima, depurando le proprie esperienze di vita, rendendole universali e riempendo forme e colori di una fame di trascendente"
Il proprietario della galleria ci apparve davanti, tossicchiando
"Aho, se sarebbe fatta 'na certa"
"Ho capito, sgombriamo.." risposi immediatamente "anche perché domani mi tocca lavorare"
"Su Ale, andiamo a bere il bicchiere della staffa in qualche pub a San Lorenzo"
"Ma un minimo di sobrietà? "
"Io la penso come Mandeville
Il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtú da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa.
E con i miei vizi, mi sacrifico eroicamente affinché l'Italia esca della crisi.."

30/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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