Omicidio, corruzione, segreti di famiglia e i demoni interiori dei due protagonisti che si ritrovano a investigare insieme su un mistero irr

Uomini che odiano le Donne

Sponsorizzato da Sony Pictures

 

Per dirla alla Snoopy, era una sera buia e tempestosa. A Milano faceva un freddo cane e l'umidità del Naviglio Pavese mi scavava le ossa. Troppo pigro per girare nei pub, tirai fuori dalla valigia un libro che mi aveva mollato mia sorella che viste le dimensione, consideravo nulla più di un mattone ingombrante.


Lessi le prime pagine e fui rapito dalla prosa di Larsson. Ovviamente, era Uomini che odiano le donne. Riuscii a finirlo dopo due nottate insonni.


Lo so, molti scuoteranno il capo, dicendo che il libro è scritto in maniera frettolosa e sciatta e i personaggi privi di sottigliezze e delineati con l'accetta. Altri invece, mi rimprovereranno, dicendo che dovrei smettere di apprezzare ciò che ama il volgo.


Ad entrambi, rispondo, oltre che con una pernacchia, con una domanda: invece di criticare a priori, vi siete mai chiesti i motivi del successo di Millennium?
Secondo me, è nella capacità di Larsson di concentrare nelle sue pagine temi antichi e potenti, connessi alle radici della cultura occidentale e capaci di scuotere ancora l'Uomo moderno che a volte sembra così disincantato.


Il primo è quello della maledizione che colpisce una famiglia. I Vanger sono simili agli Atridi. Il capostipite viola l'ordine cosmico, compiendo ciò che è odioso agli dei e agli uomini. E la punizione, fato ineluttabile, cade sui suoi discendenti e può essere placata dal gesto generoso e disinteressato di una terza parte, Mikael Blomkvis o l'Areopago d'Atene. Terza parte che svolge anche il ruolo di coro, svelando la verità e fungendo da coscienza critica degli eventi.


Il secondo tema è quello della banalità del male, compiuto da chiunque, senza avere dimensioni epiche o eroiche e l'ipocrisia, la capacità di nascondere le nostre perversioni nel quotidiano.


Il terzo tema è il potere ed il fascino della vendetta. E su questo tema, Michael Ignatieff è sicuramente più chiaro di quanto possa mai esserlo io.


Il principale ostacolo morale sul sentiero della riconciliazione è il desiderio di vendetta. Ora, la vendetta è comunemente considerata un'emozione bassa ed indegna, ed essendo considerata tale la sua profonda presa morale sulle persone viene raramente capita.
Ma la vendetta, considerata da un punto di vista morale, è il desiderio di tener fede ai morti, onorare la loro memoria e riprendere in carico la loro causa dove l'hanno dovuta lasciare. La vendetta mantiene la fede tra generazioni; la violenza che essa genera è una forma rituale di rispetto per i morti della comunità: in questo si trova la sua legittimità.
La riconciliazione è difficile proprio perché deve competere con la potente moralità alternativa della violenza. Il terrore politico è tenace perché è una pratica etica. E' un culto dei morti, una terribile e assoluta espressione di rispetto.


E' svolgere il ruolo che gli antichi greci attribuivano alle Eumenidi o alla Nemesi. Ristabilire il Cosmos in opposizione del Caos introdotto da chi compie il male.


Di fatto, Larsson ricrea ed amplia la struttura della saghe scandinave o della tragedia greca che non aveva soltanto valore sacrale, completamento delle cerimonie in onore di Dioniso, politico, costruzione dell'identità della polis proponendo al pubblico dei modelli etici, di svago, non è che nell'Atene dell'epoca ci fosse molto da fare la sera e soprattutto di riflessione su se stessi, tramite ciò che il buon vecchio Aristotele chiamava catarsi, il liberatorio distacco dalle passioni tramite le forti vicende rappresentate sulla scena teatrale. E proprio la catarsi del lettore avviene scorrendo le pagine di Larsson.
La sua capacità di far rivivere archetipi, inoltre rende il suo linguaggio universale: può vivere in un libro, in un film svedese, oppure come accade in questi giorno, in un film americano, in cui potrà variare la forma o il linguaggio scenico, ma non si perderà la capacità evocativa e di scavare nel profondo dell'originale.


Perché la Letteratura, l'Arte, il Cinema in Italia non riescono a raggiungere gli stessi risultati? Per la loro superficialità, intesa come incapacità di scendere nel profondo delle cose e dell'anima, esplorando abissi e per il rifiuto dell'archetipo a favore del transitorio.


Per uscire da questo vicolo cieco, bisogna aver il coraggio di accettare la sfida di Larsson

28/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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