Nei paesaggi urbani di Andrea Gatti l’irruzione dell’Oceano ci nobilita e libera dalla banalità del Quotidiano

Nostalgia di Atlantide

Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte..

 

E’ la frase con cui Platone, nel dialogo Timeo, introduce il mito di Atlantide, quello che tra i suoi racconti filosofici ha avuto maggior successo nella fantasia popolare.

Il filosofo ateniese, nel saperlo, probabilmente ne sarebbe rimasto perplesso e da buon snob che era, avrebbe avuto conferma della follia dell’Uomo comune, prigioniero della caverna ed incapace di distinguere verità e opinioni.

Avrebbe scosso la testa dinanzi a sognatori ed esploratori da strapazzo, ricordando loro che non voleva descrivere una realtà storica e geografica, ma per analizzare un argomento filosofico e politico.

 

La contrapposizione tra una società contadina e tradizionalista vive dei prodotti del suolo e all'interno delle proprie frontiere, senza eccessi né desiderio d'espansione, nella stabilità, l'equilibrio, l'autosufficienza, l’Atene preistorica o una Sparta idealizzata e una potenza marittima, costantemente volta all'esterno, assillata dal desiderio di accrescere le proprie ricchezze con il commercio, e di estendere i propri territori attraverso la conquista, Atlantide e l’Atene di Pericle.

 

Una critica della società paleocapitalista, insomma, vista come nemica dell’equilibrio sociale e dell’etica, perché concentrando l’individuo sulla ricchezza e sull’ambizione, lo allontanava dalla ricerca del vero Bene, e un segno di speranza poiché l’esistenza nel passato di una società ideale, pur non dimostrabile storicamente, ne rende pensabile e legittima la realizzabilità nel futuro.

 

Se è così, perché quest’utopia ha avuto tanto impatto nell’immaginario collettivo? Sospetto che tutto dipenda dal fatto che Atlantide rappresenti un memento mori: per quanto possano essere grandiose e nobili le opere dell’Uomo, basta un nulla per distruggerle, un singolo giorno e notte di disgrazia.

 

Atlantide ci colpisce perché ci ricorda la nostra fragilità e transitorietà. E tutto ciò vive nelle opere dell’artista digitale Andrea Gatti: i suoi paesaggi urbani, che l’irruzione dell’Oceano nobilita e libera dalla banalità del Quotidiano, non hanno il valore di rovine, simboli del trionfo del Caos e del tempo che tutto distrugge, ma di reliquie.

 

Rappresentano la testimonianza malinconica di ciò che è stato: della vita che liberata dal peso delle sue contraddizioni, rivela un’inaspettata bellezza. Il ricordo è ciò che nobilita ogni cosa. Shelley terminò il suo sonetto Ozymandias con questi versi

 

My name is Ozymandias, king of kings:

Look on my works, ye Mighty, and despair!"

Nothing beside remains. Round the decay

Of that colossal wreck, boundless and bare,

The lone and level sands stretch far away

 

Ebbene, Gatti afferma il contrario. Non è vero che rimangono soltanto sabbie lisce e deserte o abissi dove danzano pesci.

 

14/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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