Poichè L'Uomo è assetato di Assoluto. Ma la società postmoderna, desacralizzando il Mondo, ha creato il deserto attorno a lui

Scrittura nuova per nuovi Tempi

Tutto cominciò con una polemica con Wu Ming 1. A Milano avevo assistito ad una presentazione del suo memorandum New Italian Epic, oggi al massimo oggetto di qualche feroce presa per in fondelli, ma che all’epoca veniva esaltato come nuova frontiera della scrittura italiana.


Ascoltai sempre più perplesso, poi tornato nella mia dimora sui Navigli e cominciai a buttare giù una piccola riflessione. La pubblicai su un blog che bazzicavo all’epoca… E in men che non si dica Wu Ming 1 mi commentò, probabilmente passava il suo tempo su Google, rampognandomi per i miei dubbi e accusandomi di non aver letto o capito nulla del suo memoriale, non essendomi accodato agli applausi.


Ne segui una polemica, il fatto di aver scritto romanzi a dieci mani almeno a casa mia non rende onniscienti e diverse riflessioni sul Romanzo e sulla scrittura contemporanea che portarono alla stesura di un manifesto che nello stile, avrebbe dovuto riecheggiare quello dei Futuristi


La Storia è uno sparo. Due torri che crollano. Carne. Acciaio. Sangue. Merda.
La Letteratura, invece, moda corrente. Contemplarsi l'ombelico. Crear giochi di parole. Rigurgitare il Postmoderno, per ruminarlo stancamente.
Viviamo in tempi difficili, i neri giorni della Kali Yuga,e gli scrittori chiudono gli occhi.
Percepiscono il crollo del mondo e l'impossibilità della Scrittura di arginarlo.
Ma non reagiscono. Vi è chi ha scelto la via della fuga e dell'illusione. Chi invece, come un saprofita, profitta del dell'abisso, per guadagnar legittimazione.


I Neofuturisti rifiutano ciò. Come sentinelle annunciano l'alba. Come tafani ai fianchi di un pigro e possente cavallo, istigano ad agire. A cambiar prosaioli in scrittori. I nessun nome in orgogliosi creatori.
Poichè L'Uomo è assetato di Assoluto. Ma la società postmoderna, desacralizzando il Mondo, ha creato il deserto attorno a lui.
Per questo si avventa su ogni pozza, anche se fangosa e maleodorante. E la Poesia, il Bello che diviene Parola e Profezia, permette di trovar sorgenti d'acqua viva.
Ed è per questo, per svegliare le nostre anime e le nostre coscienze, che oggi noi lanciano con enorme convinzione questo Manifesto.


1) Abbiamo chiuso gli occhi con un Velo di Maya che ci rende alieni alla Vita, all'Azione ed al Reale. Temiamo il Tempo, perchè ci rendere consapevoli del nostro lento morire e la Complessità, perchè costringe ad interrogarsi.
Questo bozzolo artificiale, fatto di citazionismo, in cui ci imprigioniamo, è un pharmakon, veleno e antidoto, tossico e rimedio, droga letale e medicina salvifica.
Medicina perchè aiuta a sfuggire alle domande che ci inquietano, parlare del Tempo è riflettere sul proprio Destino, Veleno poichè senza consapevolezza della tragedia e del paradosso la creatività è destinata ad inaridirsi.
Per rinnovare la scrittura è necessario sfuggire a questa illusione, bere la cicuta, accettando la sfida della consapevolezza, portatrice di libertà e dolore. Un bengala che esplode, bruciando virtù ed impurità, rompendo quella rete di ipocrisie in cui cerchiamo di imprigionare la Vita.


2) La Scrittura deve aver fame di Reale. Ciò non significa imitare le forme dell'Apparente, ma scoprire il senso nascosto delle cose. Andar oltre il simulacro dell'Ordine e del Razionale, per evidenziare l'istinto e le sue lotte tragiche ed insensate.
Vivere è tentativo di dar senso a questo magma. La consapevolezza di poter fallire, il senso del tragico.
Esistere è essere consapevoli del Tempo Focale, con il suo divenire drammatico, con il suo trascinare di morte e logoramento. Cronos non sorride ai suoi figli, ma li divora.
E su questo, non su calchi ed imitazioni, deve fondarsi il Romanzo.


3) La Scrittura deve accettare la Complessità, l'oscillare della Natura e della Storia tra autopoiesi e catastrofe. I personaggi non dovranno essere maschere, fossili, calchi del passato, stanchi e monotoni cloni del Passato.
Saranno cangianti, con i loro paradossi e linearità, contraddizioni e coerenze, con un linguaggio che non sarà doxa, ma rapporto, unico e irriducibile, del singolo con il Mondo.


4) Complessità è Contaminazione, figlia di una società liquida, in cui nuove identità si calzano in continuazione.
Contaminazione non è aggregazione di frammenti di cadavere. Deve identificare le comunanze profonde. La capacità di generare immagini e suggestioni comuni, analogie e simboli per donar senso al Reale.


5) Scrivere è recuperare il rapporto tra parole e cose, sottraendo l'ovvio e avendo il coraggio dell'essenziale. Andar oltre i pallidi simulacri, restituirli lo stupore e la forza originaria.
La Scrittura deve mostrare la verità, soprattutto su di noi stessi. Non gioco, ma ponte verso l'Assoluto. Sforzo di definizione del Mondo e del nostro rapporto con esso.
E ciò avviene tramite la Lingua: questa deve esser mobile, e la sua malleabilità straordinaria, superba.
Compito dello scrittore è quella di modificarla, verticalizzarla, ammorbidirla e poi indurirla a suo piacere, come un fabbro. Partorire frasi che abbiano la durezza della pietra e il tremolio delle foglie.
Scorgere le sue rughe e come Medea, donarle nuova giovinezza o distruggerla.


6) E' necessario donar nuovo senso alla Citazione. Il Post Moderno la utilizza come reiterazione di situazioni e trame, a volte prese in blocco, a volte spezzate in un nuovo contesto, riviste con ironia o con nostalgia.
Eppure, la continua replica di ciò che è stato, lo svuota, riducendo il tutto a puro rumore di fondo.
Si deve recuperare un diverso utilizzo, l' esser come un rudere in mezzo ad un periferia urbana. Generare straniamento, un interrogarsi sulla sua origine e motivazione, non abitudine.


7) Si deve recuperare il rapporto tra Azione e Scrittura. Azione è recuperare una concezione agonistica dell'Arte.
Esaltare dimensione polemica, contestataria non verso la Tradizione, ma contro la Decadenza.
Proporre idee incendiarie per agitare le coscienze, cercandole di liberarle dal loro torpore.
Azione è Impegno. Il che non significa far i pifferai della rivoluzione o perdersi in un vacuo estetismo, ma lottare per i propri valori, cercando di dar forma al mondo circostante.


Con questo Manifesto noi gridiamo la nascita di una nuova Scrittura, esaltare con fiducia le sue possibilità, non imporre canoni, perchè l'arte è libertà, tramite cui l'uomo si autorealizza.


Ogni uomo ha la propria personalità, le proprie qualità, le proprie bellezze. Noi vogliamo che ognuno scopra la bellezza della propria esistenza. Che ognuno diventi se stesso e non un calco di altri. Ogni uomo è creatore.
Manifesto che al di là dibattito, molto interessante, che aprì all’epoca, fu utile non per aver fissato delle linee programmatiche per il Futuro, ma per aver identificato delle tendenze che diversi scrittori, in maniera indipendente e creativa, stavano elaborando.


E che in qualche modo, si stavano riflettendo anche nell’Arte Italiana. Sostituendo Scrittura con Creazione, si ottiene nel testo la descrizione delle diverse tendenze che animano i nostri pittori, dall’Iperrealismo al Pop-Surrealism e un’analisi del fervore che anima la Digital Art.


Sembra strano? Letteratura e Arte, oltre ad essere specchio del proprio tempo, almeno in Italia rispecchiano un contesto simile: migliaia di artisti e scrittori che si confrontano ogni giorno con una società indifferente. Pochi ce la fanno, non dico a diventare famosi, ma a vivere del proprio lavoro. Si crea una casta chiusa, con i soliti noti che si autoincensano a vicenda, ostile ad ogni critica. Parassiti di ogni genere campano alle spalle di chi crea…
Però, entrambe le realtà, grazie all’introduzione del web e delle nuove tecnologie, stanno cambiando, rovesciando antichi equilibri…

14/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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