Arrivammo a Capo Nord, rischiammo di essere adottati da una tribù lappone e tornammo a casa, giusto in tempo per l’inizio dei corsi all’Uni

Tre secondi

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Era uno di qui giugni torridi, in cui l’afa impediva di respirare. Si poteva uscire soltanto dopo il tramonto, sudando in maniera invereconda. Per una volta, tutte le materie del semestre erano state accompagnate da esoneri. Li avevo superati dignitosamente. Così, strano a dirsi, non avrei passato l’estate a studiare. L’università mi avrebbe concesso una tregua.


Passavo le serate alla Tana del Luppolo, un vecchio pub a via dei Gordiani. I camerieri non provenivano da Oxford, le birre non erano di splendida qualità, la musica…. Lasciamo perdere, vi suonava il complesso di un mio compagno di classe, convinto di essere un genio incompreso del metal.


L’unico pregio era uno splendido giardino, in cui si poteva godere un filo di ponentino. Così, bevacchiando una Peroni Gran Riserva, chiacchieravo del più e del meno con Mario: pensavamo di andare a fine luglio in qualche isola greca, a poltrire come bradipi sulla spiaggia.


Mentre discutevamo se fosse meglio andare a Creta, Cos o Rodi, si presentò er Mumma.
"Aho regà, me sto a scioje come ‘n ghiacciolo"
"E se domani ce ne andassimo ad Anzio", la buttai là.
Er Mumma ci guardò
"Se permettete, io avrei ‘n’ideona"
"Spara bello"
"Dopodomani caricamo la macchina e visto che nun ci avemo niente da fa’ sino a settembre, ce ne annamo a capo Nord"
’’Ndo ?" chiedemmo in coro io e Mario
"Alla fine de la Norvegia. Effetto Serra o nun effetto Serra, sicuramente da quelle parti più fresco de qui fa"
"Non ti posso dare torto…" dissi, affascinato dall’idea
"E che giro vorresti fare? Passare dall’Austria, Germania, Danimarca e poi tutta la Norvegia?"
"No, in realtà io quei posti già li conosco. C’ho ‘no zio che è emigrato ad Amburgo ed ogni tanto lo vado a trovare" disse er Mumma, posando poi sul tavolo una cartina dell’Europa tutta stropicciata.
"Io pensavo a ‘n percorso differente, più orientato a est…"
"Insomma, ti vuoi fare il puttan tour…" intervenne Mario
"No, ma tu vai sempre a pensà a male. Io volevo famme Austria, Repubblica Ceca, con tappone a Praga, passà pe la Polonia, così dimo ‘na preghierina a quella Madonna a cui è tanto devoto er Papa, poi tiramo dritto pe’ le Repubbliche baltiche, sbarcamo a Helsinki e su pe’ tutta la Finlandia"


"Na passeggiata de salute…" commentò Mario, scuotendo la testa
"Sì, ma in primis ci avemo quasi tre mesi da perde… Poi almeno al ritorno ci avemo qualcosa da raccontà agli amici… Mi sa che pochi ci saranno stati da quelle parti"


"Mumma, se la gente nun va da quei pizzi, ce sarà ‘n motivo" se ne uscì Mario, con tono esasperato
"Io ci sto" dissì
"Allora ce vedemo dopodomani alle sette de mattina davanti ar D’Assisi. Nun me fa aspettà, me riccomanno" annuì er Mumma
"Il caldo ha bruciato il cervello a tutti e due… " sussurrò Mario
"Dai Mumma, brindamo al viaggio…."


Due giorni dopo, fui puntualissimo. La prima sorpresa fu di trovarmi davanti Mario, con un valigione ?"
"E tu che stai fa ?"
"Se ve lascio a te e Mumma da soli, ve ritrovare a Dakar, altro che Capo Nord"
La seconda, era la macchina scelta per il viaggio. Uno di quei vecchi maggiolini della Wolkswagen, non quelli moderni e fighi, tutti accessoriati, ma uno che sembrava uscito dai film di Herbie


"Embè, che è sta cosa ?" chiedemmo in coro io e Mario
"Me l’ha prestata lo zio Pino"
"Ma io me vergogno a salì su un trabiccolo de genere" gridò Mario
"Davvero? E quando semo annati a Praga co’ la Renault Quattro de tu’ fratello? Che tu e l’amico tuo, che state a fa’ tanto li schizzinosi, avevate dipinto de giallo e de rosso?"
"Sì, ma dovevamo annà a vede la partita de la Roma" aggiunsi io, piccato.
"E comunque, m’ha detto lo zio Pino che ai tempi sua, co’ sta macchina se rimorchiava alla grande. Bastava guidarla, che le donne se buttavano ai tuoi piedi… Poi visto che zio è pure bruttarello…"
"Sì, ma se tratta pure de trent’anni fa" scosse il capo Mario, poco convinto.
"Ma stamo a parlà dell’Est, so’ stati quarant’anni oltre la Cortina de fero… ‘Nsomma ci avranno o no il diritto de essè ‘n poco arretrati ? Quello che pe’ noi è vecchio e bacucco, pe’ loro sarà ‘na grande novità" ribadì er Mumma
"Mumma, però, per quanto questo Maggiolino possa essere ben tenuto, la vedo difficile che riesca a giungere sino a Capo Nord" intervenni con tono professionale
"Sì e no arriva a Bologna" sottolineò Mario
"Ommini de poca fede… Dai caricate i bagaji che stamo già in ritardo sulla tabella di marcia"
Partimmo. Superammo senza problemi Bologna, Vienna, Praga, Varsavia.

 

Guidammo ubriachi fracidi per qualche centinaio di km. Un paio di volte, per le nostre creative interpretazioni dei codici della strada locali rischiammo la galere e fummo salvati soltanto perché impietosimmo i gendarmi locali. Facemmo da taxi senza licenza a Cracovia. Partecipammo come comparse ad un paio di film tedeschi che ambientavano la Bonn degli anni Sessanta in una città polacca dal nome impronunciabile.
Finchè, dopo aver abbandonato Riga, ci trovammo a Jurmala, in pratica il lido di Ostia locale. Mentre Mario vagava con il Maggiolino per le varie frazioni balneari, nella ricerca di un posto dignitoso dove dormire, io e Mumma decidemmo di farsi una passeggiata sulle dune della spiaggia.


Pessima idea. Un freddo cane, il vento salato del Baltico che ci prendeva a pugni sul viso, al confronto Tyson sembrava un dilettante, non un’anima viva. C’erano soltanto gabbiani e uccelli similari che ci guardavano con un’espressione feroce.


Sembrava di essere in una scena del film di Hitchock
"Aho, questi ce se magnano… " disse er Mumma…
"Che ci mangino proprio no… Però sai.."
"Mejo prevenire che curare… Ma guarda là "
Mi girai nella direzione indicata… Circondata da gabbiani, c’era una figura ammantata di nero, poco più bassa di me
"Mumma, damoce"
"Concordo"


Stavamo per alzare i tacchi, quando la figura si girò: era una splendida ragazza. Mumma cambiò subito parere e senza che potessi fermarlo, si avvicinò.
Lo seguivo, ad opportuna distanza di sicurezza. Lei rise. Attaccammo bottone. Ci raccontò che si chiamava Miriam, che studiava ornitologia e che stava scattando delle foto. La invitammo a cena con noi, per far due chiacchiere che per rimorchiare… Appariva evidente che non le destavamo alcun interesse.


Superato il bosco di betulle, ci trovammo davanti il Maggiolino. Lei se ne uscì con un wonderful. Dalla macchina scese Mario, pronto a brontolare per il nostro ritardo… I loro sguardi si incrociarono e gli occhi assunsero la forma di un cuoricino.


Passarono tutta la serata a corteggiarsi, mentre io e Mumma mangiavamo piatti dal nome strampalato, scherzavamo con cameriere e per scacciare il freddo dalle ossa , trincavamo boccali di Balsamo Nero di Riga, un liquore dall’aspetto simile al petrolio che i locali consigliavano come panacea contro tutti i mali.


Il giorno dopo, Mario ci guardò in faccia.
"Io rimango qui"
Non feci in tempo a fargli il predicozzo, quando Mumma se ne uscì con un
"In bocca al lupo"
Arrivammo a Capo Nord, rischiammo di essere adottati da una tribù lappone (ma questa è un’altra storia…) e tornammo a casa, giusto in tempo per l’inizio dei corsi all’Università. Tutto senza nessun problema meccanico da parte del Maggiolino


Mario, dopo qualche anno si sposò con Miriam… Adesso gestiscono assieme un paio di alberghi a Jurmala. Il Maggiolino è ancora funzionante. Continua a portare a spasso per viaggi improbabili i parenti del Mumma… E ogni tanto fa scoppiare qualche colpo di fulmine…


D’altra parte, bastano solo tre secondi per innamorarsi…

06/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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