Da qualche anno siamo entrati in un nuovo millennio. Con grande stupore e non poca delusione abbiamo dovuto accettare che nell’inutile fren

Neofuturismo

Cinque anni fa, a Firenze, nacque il movimento Neofuturista. Fu un incontro non del tutto clandestino, l’Indipendente all’epoca dedicò all’evento un articolo intitolato
A FIRENZE L’ADUNATA DEI NIPOTINI DI MARINETTI
Fu una contaminazione di esperienze e sensibilità diverse che portarono, dopo circa un mese all’elaborazione di un manifesto ideologico

 

Un uomo nuovo per il nuovo millennio
Da qualche anno siamo entrati in un nuovo millennio. Con grande stupore e non poca delusione abbiamo dovuto accettare che nell’inutile frenesia che anima l’uomo contemporaneo in pochi si sono lasciati affascinare da quest’evento.

 

Eppure il semplice pensare all’anno 2000 avrebbe dovuto risvegliare il nostro animo assopito. Neppure una data tanto affascinante, mille volte evocata dalla fantasia popolare e letteraria, ha costretto l’uomo alla resa dei conti con la propria coscienza e con la propria identità. In un attimo – un solo unico istante - si sono tolti 3 nove, aggiunti 3 zeri e tutto è continuato come prima.

 

Eppure a volte anche un evento solo esteriore come è un cambio di data potrebbe essere lo spunto per un cambiamento più consistente. Soprattutto quando, come oggi, ce n’è davvero la necessità. Ma è così l’uomo contemporaneo. Non sa più sognare. Non sa più immaginare. Non sa più creare un proprio mondo. Non sa più rigenerarsi. Per avere una visione, bisogna essere vivi.


È chiaro che l’uomo che il XX secolo ci ha consegnato è un uomo che non resisterà molto alle sfide del nuovo millennio. È un uomo spento, rassegnato e depresso. Un automa programmato per essere infelice. Non potrà ancora andare avanti per molto. Occorre – è evidente - cambiare rotta.


La gran parte degli individui oggi non vivono una vita propria. Vivono una vita indotta. Non sviluppano il proprio io. Sono totalmente schiacciati da un’omologazione massiccia, meri esecutori di un modello imposto da un super-pensiero dominante. Ed è inutile stare a sottolineare che non tutti sono omologati, che non tutti sono vittime di tale super-pensiero. Non illudiamoci: tutti ne siamo vittime. È solo una questione di misura. C’è chi è totalmente schiavo, chi lo è meno, chi infine si ribella ma finisce lo stesso risucchiato nel vortice. Nessuno si senta escluso da questo nostro discorso.

 

Anche noi che scriviamo siamo parte del mondo che tanto condanniamo. Abbiamo però deciso di avere la forza di scrivere queste righe e lanciare con decisione l’allarme.


Oggi è socialmente improduttivo e poco utile sviluppare una propria identità, è dato per scontato che l’unica via da seguire sia conformarsi ai modelli in uso. Prendere un numeretto, mettersi in coda dietro agli altri e aspettare il proprio turno: questo è l’uomo contemporaneo. Senza possibilità di scelta. Senza via d’uscita. Senza scampo.
La cosa che angoscia maggiormente è osservare che spesso nell’individuo non è più presente neppure una scelta di convenienza. Oggi l’uomo non sceglie neppure più di conformarsi per un bieco calcolo utilitaristico. Oggi l’uomo non vede neppure più la possibilità di una scelta di questo tipo. Non sceglie neppure se conformarsi o no (sarebbe già qualcosa, sarebbe già una scelta!).

È tutto dato per scontato.

Prendere il numeretto, mettersi in coda e aspettare.


Ma dietro a chi ci mettiamo in coda? Chi è che seguiamo? Perché? E cosa ne sarà di noi? Cosa stiamo inseguendo?
Tutto questo non è dato chiedersi. Numeretto, in coda, attendere. Questa è la nostra esistenza. Abbiamo dovuto attendere millenni di sviluppo e progresso della nostra civiltà per questo entusiasmante epilogo!


C'è sempre un doppio modo di osservare il mondo. Con sguardo distratto e superficiale e con sguardo attento. Bene. Se noi osserviamo distrattamente la realtà che ci circonda potremmo avere l'impressione di abbondanza, ricchezza, divertimento continuo, spensieratezza. Ma se guardiamo al di là delle apparenze scopriremo che nonostante l'abbondanza, la ricchezza e il divertimento continuo ci troviamo ogni giorno a parlare con uomini tristi, rassegnati, avviliti, depressi. Uomini svuotati. Scambiano la frenesia e l’eccitazione per felicità. Il divertimento continuo è molto simile ad un rimbecillimento generale.

 

Per quale motivo un uomo che sembra avere tutto e poter soddisfare ogni desiderio alla fine è un depresso cronico? E qui non parliamo di uomini malati, di anziani. Parliamo di giovani. Giovani e sani. E questo è davvero terribile. I giovani. Per quale motivo i nostri ragazzi sembrano sempre più annoiati e privi di vitalità? Perchè nel loro sguardo c'è stanchezza, mentre dovrebbe esserci il fuoco ardente della giovinezza? Dov’è finita la fantasia? dov’è l’immaginazione? dove i sogni?


Se i nostri giovani sono spenti, il nostro futuro è terribilmente buio.


Tutto questo non possiamo più accettarlo. Crediamo ormai di aver raggiunto il punto più basso di una spaventosa parabola ultradecadente. Probabilmente non si era mai percepita nella storia dell’umanità tanta desolazione. Per fortuna si avvertono sparsi segnali di sgomento, di preoccupazione. C’è qualcuno che, finalmente, lancia segnali di allarme. E noi siamo tra questi. Ma noi non vogliamo solo lanciare segnali di allarme, noi vogliamo fornire a tutti una via d’uscita da questa tremenda situazione. Ed è per questo, per svegliare le nostre anime e le nostre coscienze, che oggi noi lanciamo con enorme convinzione questo nostro Manifesto.


Manifesto del Neofuturismo
1. Noi vogliamo liberare l’uomo. Vogliamo scuotere l’animo di chi è schiavo dell’omologazione e inconsapevole di quanto sta subendo, e spingerlo ad intraprendere la strada per l’affermazione della propria individualità.


2. Noi siamo per riscoprire l’unicità di ogni individuo. Oggi ogni uomo crede di lottare da solo per la conquista di qualcosa. In realtà tutti gli uomini lottano gli uni contro gli altri per gli stessi obiettivi imposti dall’alto. Potremmo avere tanti uomini con tanti sogni (ognuno il proprio!); abbiamo invece un unico sogno (non nostro!) inseguito disperatamente da tutti gli uomini. Potremmo avere una vita serena ed entusiasmante; e invece annaspiamo in un mare di noia e frustrazione.


3. Ogni uomo ha la propria personalità, le proprie qualità, le proprie bellezze. Noi vogliamo che ognuno scopra la bellezza della propria esistenza. Che ognuno diventi se stesso e non un calco di altri. Ogni uomo è creatore.


4. L’uomo del passato viene creato dalla società, l’uomo del futuro si crea da sé.


5. Noi vogliamo vincere una scommessa con tutti gli uomini. Dobbiamo tornare a pensare ai nobili valori che fanno grande l’uomo: coraggio, spontaneità, audacia, vitalità, energia, generosità, dinamismo, volontà. E dobbiamo pensare a tutte le belle idee per cui si muore: amicizia, amore e alti ideali.


6. Noi vogliamo un uomo che sappia reagire alle sofferenze e alle avversità ritrovando fiducia nei propri mezzi, forza di volontà e spirito di sacrificio.


7. Noi non vogliamo uomini che accettino supinamente o passivamente ogni situazione subendola senza discutere. Vogliamo uomini che criticano, polemizzano, mettono in dubbio. Nè pecore, né automi. Vogliamo uomini.


8. Noi amiamo l'arte in tutte le sue espressioni. L'arte è creazione, quindi l'arte è libertà. L’uomo attraverso l’arte si autorappresenterà e autoaffermerà.


9. Le possibilità offerte alla creazione e all’arte sono lo specchio della società. Negli ultimi decenni l’arte è stata confinata in ridicoli circoli autoreferenziali e allontanata totalmente dalla società. Una società in cui l’arte sia in questa posizione è una società in cui qualsiasi margine di rinnovamento è a priori precluso.


10. Noi vogliamo una società aperta e dinamica. Una società in continua evoluzione.


11. Noi condanniamo senza mezzi termini tutti i comportamenti vili, disonesti, falsi e meschini. E avverseremo sempre ogni mentalità utilitaristica e opportunistica.


12. Noi vogliamo essere liberi di esprimerci, liberi di parlare. Ed è per questo che non accettiamo la dittatura del politicamente corretto, moderna forma di censura-dittatura per intrappolare il pensiero e la creatività individuale e costringerci ad accettare il super-modello imposto.


13. La nostra fiducia nell’uomo ci impone di avere fiducia anche nei prodotti dell’uomo. Ma ricordiamo sempre di non cedere all’idolatria della tecnica. L’uomo deve dominare totalmente i suoi prodotti, non adorarli in modo insensato. Tenendo conto di questa imprescindibile premessa, l’uomo deve vedere nelle innovazioni tecniche delle opportunità, non dei prodotti di cui essere spaventati.


14. Noi condanniamo i media monodirezionali, che si sono rivelati strumenti inadatti allo sviluppo creativo dell’uomo contemporaneo. Hanno paralizzato e anestetizzato l’uomo privandolo delle possibilità di esprimersi e riducendolo a passivo ricettore di pensieri prefabbricati. I media tradizionali sono lo strumento attraverso il quale si è realizzata la deprimente omologazione che noi stiamo denunciando. Ma il futuro, fortunatamente, è un altro. E’ proprio il nuovo millennio che ci sta offrendo una possibilità per uscire da questo incubo. I nuovi media partecipativi permettono al singolo individuo di essere coautore e partecipe del messaggio e della creazione di nuove idee. Il fruitore ha quindi la possibilità di uscire dal suo ruolo passivo e diventare autore, creatore e comunicatore. Sappiate che le idee che state leggendo nascono sul web e che questo Manifesto verrà lanciato sul web e avrà il web come principale mezzo di diffusione.


Con questo Manifesto noi proclamiamo la nascita dell’uomo del terzo millennio. Con questo Manifesto vogliamo esaltare la nostra fiducia nelle possibilità dell’uomo. Le potenzialità dell’uomo sono infinite. Volgete lo sguardo attorno a voi: tutto quello che vedete l’ha creato l’uomo, l’abbiamo creato noi. Non ci sono limiti alle nostre facoltà creative. Rigeneriamo le nostre vite e creeremo un uomo nuovo per il nuovo millennio.


A rileggerlo oggi, strappa qualche sorriso malinconico: eppure nonostante i toni e le ingenuità, in quelle parole c’è stato molto di profetico.


Di fatto, ha riproposto la questione del Futurismo, il convitato di pietra della cultura italiana. Ignorato, sbeffeggiato, rappresentato con un’immagine deforme e grottesca: eppure parassitato, come fondamento e linfa vitale di tutte i movimenti culturali del Novecento Italiano, suoi figli ingrati e bastardi.


Il Manifesto è stato precursore del recupero di un linguaggio: rifletteteci un attimo…. Cinque anni fa sarebbe stato possibile definire futurista un movimento politico? Ebbene, anche se Marinetti avrebbe probabilmente preso a calcioni sulle gengive Fini e Bocchino, ora tutto ciò è dato per scontato.
Ha evidenziato il rischio delle moderne forme di schiavitù che subordinano gli interessi dell’individuo, il suo diritto e dovere di decidere da chi e come essere governato, quelle strane cose che una volta si chiamavano libertà e democrazia, a quelli dei banchieri e degli speculatori finanziari.
Ha mostrato il vuoto di valori e la fame di trascendenza dell’Uomo comune che per costruirsi un’identità, riversa una fede quasi religiosa nei brand, come i marchi, neppure più gli oggetti, come nei tempi eroici del consumismo, fossero la sua ancora di salvezza dinanzi al magma della vita.


Sto esagerando? Pensato al culto per alcuni prodotti, come quelli dell’Apple… Una volta si definiva idolatria… O quello che è accaduto per la morte di Jobs, pace all’anima sua…


In termini positivi, quando di Twitter o di Facebook nulla si sapeva, ha preannunciato la diffusione e le potenzialità dei social network.


E cosa più importante, il Manifesto non ha svolto soltanto un ruolo visionario, simile a quello di Geremia piangente sulle rovine di Gerusalemme, ma ha contribuito ad ispirare azioni e decisioni. Chi è stato coerente con le parole che ha pensato e scritto, ha rinunciato a qualsiasi approccio verticista e centralista all'avanguardia che avrebbe portato ad un gruppo chiuso, con un pensiero unico, alieno dal contaminarsi con altre esperienze.
Un gruppo che nella convinzione di essere l’unico portatore della verità, si sarebbe autoghettizzato, diventando irrilevante.


Al contrario, ha scelto una via più complessa e perigliosa: l'avanguardia liquida, pronta a fondersi con eventuali compagni viaggio, in cui la diversità di opinioni non era un pericolo, ma una ricchezza. In cui il dubbio contro qualsiasi presunta verità assoluta era il principio della ricerca.
In cui si affermava il primato dell’Azione sulla Chiacchiera e la legittimità dell’azione creativa anarchica e nata dal basso, piuttosto che vincolata e laccioli e vincoli teorici.
Questa scelta ha portato i suoi frutti: con orgoglio, chi scrisse e firmò quel manifesto può rivendicare il lavoro di incubazione intellettuale che si è espresso in mostre ed articoli, festival, performance e romanzi.


Un’attività che nel suo piccolo, contribuisce ogni giorno a cambiare il mondo…

04/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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