Fin da piccoli, madri, nonni ci crescono facendoci credere ad ognuno di noi di essere un genio, predestinato nella vita a grandi cose, senz

Plagio o citazione?

Herbeff ci aveva dato appuntamento al Rintocco, una caffetteria nei vicoli accanto al teatro Massimo. Nonostante una Palermo impazzita per i saldi, eravamo riusciti ad arrivare in tempo. William ci raggiunse con un poco di ritardo; come suo solito, lo accompagnava una ragazza.


Herbeff la baciò appassionatamente e poi le disse che si sarebbero rivisti per cena.
“E questa chi è?” chiesi perplesso
“Una di Campobasso. L’ho conosciuta questa mattina, mentre passeggiavo per Il Capo”
“Ed hai fatto amicizia…”
“No le ho solo raccontato la storia dei Beati Paoli”
Cominciò a ridere.
“Dai, che vi offro un tè o una tisana… Qui ne hanno di buonissime”
Ci sediamo accanto all’ingresso. Ordiniamo un tè alla cannella, un fuoco di Ceylon ed un’ombra del vento.
“Allora, Will, come sta andando la vacanza?”
“Al solito… Ho evitato parenti, mangiato cose buone, scattato foto. Ho incrociato per caso un paio di artisti locali, ma sai, come sempre, ho avuto una reazione di disgusto”
“E che tu sei snob”
“No è che più invecchio, più divento anti-italiano. “
“Addirittura?”
“Sì, perché siamo immondi. Fin da piccoli, madri, nonni ci crescono facendoci credere ad ognuno di noi di essere un genio, predestinato nella vita a grandi cose, senza il minimo sacrificio. Purtroppo non esistono pasti gratis, nella vita. Se sei un’eccezione che ha capacità e volontà, vai avanti, altrimenti nisba. E l’italiano preso atto di questo che fa? Si rimbocca le maniche e comincia a darsi fare… Ma quando mai… Si crea una serie di alibi… Se lui è un fallito, mica è colpa sua… No è del mondo che non l’ha capito”
“Fammi indovinare, gli artisti palermitani si sono atteggiati a geni incompresi?”
“Sparavano veleno su tutto e su tutti. Ora, il mondo dell’arte è un gran bastardo, lo sappiamo tutti. Il più pulito c’ha la rogna, per dirla come il mio portiere a Roma. Però, il fatto che qualcuna abbia fatto carriera con la raccomandazione o dandola a galleristi e curatori è una spiegazione di come abbia avuto successo lei, non di come tu abbia fallito. Se in Italia ci fossero meno lamentele e più azioni, più emulazione e meno invidia, staremmo tutti meglio.
Poi, sai che ti dico… In Italia, per colpa del PCI e della DC, s’è creata una visione assistenzialista della società, in cui il Welfare non deve assistere i bisognosi, ma semplicemente dare tutto a tutti”
“Ma questo che c’entra con l’Arte?”
“C’entra eccome…. Significa che un signor Rossi qualsiasi, o per rimanere nell’ambito locale, un Rosario qualunque, solo perché ha sparso un paio di colori sulla tela o scattato una foto, pretende di avere mostre, recensioni e quotazione al di là di quanto effettivamente prodotto.
Il Mercato dell’Arte è meritocratico, segue la distribuzione di Pareto. Concentra la fama, la ricchezza nelle mani di pochi. Il resto è immondizia, rumore di fondo.”
“Qual è questo merito che seleziona il mercato?”
“Non certo le idee, l’originalità o la capacità di creare bellezza: questi sono cascami ottocenteschi. Per avere successo, un artista deve esplorare le paura dei nostri contemporanei, esorcizzarle e contemporaneamente rendere le sue opere un simbolo di status e di aggregazione.
Ormai la teknè non conta nulla: servono la capacità di scrutare nel profondo, di psicoanalizzare una società sempre più impazzita e di padroneggiare la comunicazione, rendere te stesso un brand.”
Max Papeschi
“Sì, bravissimo. Io l’ho ammiro il tuo amico, perché ha capito come vanno le cose in questo basso mondo e ha reso produttiva la sua intuizione. Meglio lui che tutti quegli pseudo intellettualoidi che si riempiono la bocca di Arte per l’Arte e che dinanzi al suo lavoro hanno l’atteggiamento di pseudo superiorità… Sono dei rosiconi. Papeschi vende e sta diventando famoso… A loro non se li fila nessuno!”
“Quindi dovrebbero fare tutti come Max?”
“Non dovrebbero imitare i suoi fotomontaggi, perché quella nicchia di mercato lui la presidia abbondantemente. Dovrebbero però avere il suo stesso rapporto all’arte… Cosa spaventa l’Uomo contemporaneo? La morte, la povertà, il caos? Come posso raffigurarli in modo che pur rendendoli evidenti, affermo il potere dell’osservatore di dominarli? Papeschi lo fa con una risata amara… Possono esistere infinite strade alternative”
Squillò il cellulare. Era un’artista palermitana, per chiedermi di organizzare una gita al Reale Albergo delle Povere, dove c’era una mostra sulle avanguardie russe. Mentre provavo a mettermi d’accordo, Herbeff attaccò bottone con un paio di ragazze del tavolo accanto.
“Ho un appuntamento per domani a pranzo”
“Un giorno scriverò la tua biografia e la intitolerà Come fare cose per cui le persone normali vengono prese a calcioni sulle gengive.”
Tutto il locale si girò ad ascoltare la sua risata
“Will, hai saputo di Richard Price?”
“La sua condanna per aver violato il copyright del fotografo Patrick Cariou? Hanno fatto bene… Price è stato veramente senza ritegno. Aggiungere un tocco di blu, come dicono i giornali, o sporcare, come dico io, un bello scatto, non è creare un’opera originale da un milione di dollari: è parassitare il lavoro altrui.
Poi questo precedente, se recepito aprirà dispute infinite. Se io copio su tela una foto di Cartier Bresson oppure con photoshop gli aggiungo colore, al di là dei pernacchioni che merito per la mia mancanza di idee e per il tentativo di truffare i miei collezionisti, il risultato è un’opera autonoma o un’instanza dell’originale?
In quale misura l’intervento dell’artista rende autonoma la sua opera dall’originale? Se io prendo la mia copia di Cartier Bresson, cambio i colori, i vestiti dei personaggi, faccio squarci alla Fontana ed interventi polimaterici, è un quadro originale?
Il problema di identificare la citazione e di farne pagare i diritti diventa troppo legato alla soggettività del giudice. Poi ti ricordi le polemiche su quella pseudo fotografa italiana che fu accusata di aver partecipato ad una collettiva con una copia riveduta con photoshop di un’opera di un fotografo portoghese?”
“Eccome no… Ma il soggetto era talmente banale… Su flick ne trovo a centinaia di foto simili….”
“Infatti, c’è pure il rischio di scambiare per violazione della proprietà intellettuale la semplice mancanza di idee. Comunque, se il compito di vigilare su questa cosa è dato alla Siae, siamo freschi”
Nel locale entrò un vecchio, per chiedere l’elemosina e un poco di pane duro. Will lo guardò. Aprì il portafoglio, tirandone fuori un pezzo da cinquanta
“Su amico, questa sera brinda alla mia…”

04/01/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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